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02:44 giovedì 24 settembre 2026
Non si sa niente del nuovo film di Gregg Araki, ma il fatto che si intitoli Il declino della fottuta civiltà occidentale ci fa sperare benissimo Il regista di Mysterious Skin starebbe dirigendo una commedia dark con Ashton Kutcher, Alison Brie e Jesse Williams.
I Meta Glasses sono talmente odiati che qualcuno si è inventato un’app che si chiama Zuckoff che ti avverte se ce n’è un paio nella vicinanze Si chiama Zuckoff, intercetta le frequenze bluetooth con cui gli smart glasses si collegano al telefono e avvisa chi l'ha installata.
All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata la prima volta che Stati Uniti e Iran si sono incontrati per discutere al posto di lanciarsi solo razzi come prima e dopo il cessate il fuoco di giugno Trump ha parlato per quasi tutto il suo discorso di quanto stia facendo per l'America, il resto è servito a giustificare la guerra con l'Iran.
Sally Rooney è riuscita a far cancellare la costruzione di un data center in Irlanda Un data center contestato dall'autrice di Intermezzo e Persone normali si è appena visto revocare il permesso di costruire per aver violato la politica climatica nazionale irlandese.
La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
Il nuovo film di Francesco Sossai racconta la storia dei Serenissimi, gli svitati che occuparono piazza San Marco a Venezia con un carrarmato “artigianale” in nome dell’indipendentismo veneto Il film si intitola T, un omaggio al Tanko, il carro armato con cui i Serenissimi volevano liberare il Veneto, o almeno piazza San Marco, dall’invasore italiano.
Amanda Lear ha accusato Miley Cyrus di averle copiato una canzone e ha detto che sia i suoi fan che ChatGPT le stanno dando ragione Con gli hashtag #copycat e #ripoff, Lear ha spiegato su Instagram che Redlight di Miley è una scopiazzatura della sua The Sphinx.

Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai

È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.

29 Luglio 2026

Una ripresa dall’alto di una città che non può che essere Los Angeles. È buio, i palazzi di Downtown sembrano torri costruite con la stessa materia di cui è fatta la coltre notturna. Minuscoli puntini luminosi stanno disposti ordinatamente dalla base alla cima delle torri, sembrano lucciole appollaiate sul tronco di un gigantesco albero carbonizzato, senza rami, senza foglie, senza vita. Piccole pozze di luce bianca, snodi stradali che allontanano la morte con le vibrazioni del neon, separano e collegano le torri tra di loro.

Dissolvenza. La città adesso è là fuori, noi siamo qua dentro, nell’abitacolo di una macchina, assieme a un uomo che guarda fuori dal finestrino. Nessuno dei suoi muscoli facciali dà segni di vita. Anche seduto, svetta all’interno di questo minuscolo ambiente proprio come i palazzi di Downtown svettano sulla vastità losangelina. L’uomo guida. Il film si intitola Drive, ce lo rivelano i titoli di testa, realizzati con uno strano font che ricorda il Mistral, pitturati di un incomprensibile e sensualissimo rosa shocking. In sottofondo, una canzone che sembra l’unica possibile per una scena come questa, una voce che pare uscire dai tombini assieme a quel fumo che esce sempre dai tombini delle metropoli americane, una melodia che sembra il prodotto di scarto generato dal lavoro delle centrali elettriche che tengono in vita la città. La canzone è Nightcall di Kavinsky, il film è Drive di Nicolas Winding-Refn. 

La cosa più grande alla quale un artista può aspirare è farsi beffe della morte, che alla fine è soltanto uno dei nomi che diamo al tempo. Rimanere dopo la fine, rimanere finché gli esseri umani avranno dei dispositivi per conservare la memoria all’esterno di se stessi: la parola scritta e parlata, l’immagine prodotta o riprodotta, il suono registrato. Kavinsky è uno di quegli artisti, che non sono mica tanti, che può dire di aver compiuto la beffa. Il corpo di Vincent Belorgey è stato ritrovato ieri, 28 luglio, nella sua casa di Parigi. Aveva 50 anni, metà dei quali li ha passati fare musica, a suonare nei club, a lavorare con i Daft Punk, con Benjamin Diamond, con Sébastian Teller. Secondo le prime dichiarazioni delle autorità, sulla scena la polizia non ha trovato elementi sospetti. È morto e basta, Kavinsky.

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Non è morto affatto, Kavinsky. Di lui restano due dischi, Outrun Reborn, e una manciata di EP (Teddy Boy1986Blazer e ovviamente Nightcall). Restano i singoli e le collaborazioni, i set, i tour con Daft Punk, Justice e Rapture. Resta quel momento in cui, durante la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici estivi di Parigi 2024, è salito sul palco per suonare Nightcall. È sempre ingiusto ridurre un artista a un pezzo soltanto della sua opera. Ma siamo sicuri che qualsiasi artista del mondo se ne andrebbe in pace, se avesse la sicurezza che befferà la morte con un trucco come quella scena di Drive, come quella canzone di Kavinsky.

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