Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
Sta per uscire un libro che raccogliere centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo
Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
Nel maggio 2024, una scatola è stata ritrovata in un magazzino di Tokyo. Al suo interno erano presenti dei fogli e molti raccoglitori ad anelli pieni di disegni, in basso a destra la firma di Yohji Yamamoto Drawings. «Solo disegni» disse il maestro. Solo disegni ma dal valore inestimabile: in quella scatola ci sono infatti quasi vent’anni di processi creativi che hanno inesorabilmente cambiato le dinamiche e l’estetica della moda. Tutti i disegni sono stati raccolti oggi in un volume intitolato Yohji Yamamoto Drawings, edito da Thames & Hudson, così che il pubblico possa finalmente avere l’opportunità di osservare una parte fin qui mai vista prima del processo creativo di uno dei designer più influenti e riservati degli ultimi cinquant’anni. Curato da Alexandre Samson, storico della moda – già firma di pubblicazioni e mostre come Margiela Galliera 1989–2009, Back Side / Fashion from Behind, 1997 Fashion Big Bang, Rick Owens, Temple of Love e co-autore di Givenchy Catwalk – il libro è esattamente la trasposizione di quel ritrovamento avvenuto nel maggio del 2024 all’interno di un magazzino di Tokyo.
Nato a Tokyo nel 1943, Yamamoto abbandona gli studi in giurisprudenza per dedicarsi alla sartoria nell’atelier della madre. Dopo il debutto a Tokyo nel 1977, la vera ascesa comincia nel 1981 con il trasferimento a Parigi. Insieme a Rei Kawakubo di Comme des Garçons, Yamamoto irrompe nella capitale francese portando una sartorialità che la moda occidentale non possedeva ancora – il nero assoluto, l’asimmetria, volumi destrutturati e una deliberata estetica del non-finito, basato sul concetto giapponese di Ma (il vuoto pieno di significato). Le oltre 180 illustrazioni presenti nel libro raccontano esattamente l’origine e il processo di questa rivoluzione. Come ha dichiarato lo stesso stilista: «Uno schizzo di moda non è una miniatura, né un’illustrazione realistica. Tali schizzi vanno intesi piuttosto come una sorta di codice condiviso tra il designer e il modellista».
L’influenza di Yamamoto trascende in effetti le passerelle, e negli anni la sua influenza ha contagiato e affascinato il cinema e la musica: il suo lavoro sul volume permette di leggere la genesi di una visione che ha contagiato Brother di Takeshi Kitano e Fino alla fine del mondo di Wim Wenders. Talmente ne era affascinato che nel 1989 lo stesso Wenders volle dedicargli un documentario finanziato dal Centre Pompidou di Parigi, Appunti di viaggio su moda e città. Per quanto riguarda invece la parte grafica del tomo, a firmarla è Peter Saville, mancuniano classe 1955 considerato un luminare della materia per via delle copertine di dischi e singoli curati per la Factory Records – una su tutti, quella di Unknown Pleasures dei Joy Division. Yohji Yamamoto Drawings si fa quindi necessaria chiave di lettura per accedere all’autoritratto di uno stilista che ha fatto del dubbio e della ricerca l’unica costante della propria arte. Un’opera imprescindibile per chiunque voglia comprendere da dove nascano le forme che hanno cambiato per sempre il nostro modo di vestire, anche se non ce ne rendiamo conto.