Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti
Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Giovedì mattina una dozzina di agenti sorvegliava un gruppo di 300 persone appena soccorse in mare, e non è riuscita a trattenerle. «Sono scappati e non c’era modo di fermarli. Non sappiamo cosa fare», ha detto Rachid Sbihi, segretario provinciale a Ceuta del sindacato della Guardia Civil, che descriveva al telefono a un giornalista di El País la strada che dal frangiflutti porta in città, piena di migranti da un capo all’altro. In soli quindici giorni si sono registrati oltre 1.500 arrivi di migranti marocchini, algerini e di Paesi subsahariani. Quasi 200 persone al giorno, per lo più arrivate a nuoto fino alla diga sud della spiaggia del Tarajal. I servizi di emergenza si sono dichiarati sopraffatti e hanno cominciato ad assistere soltanto i feriti. Negli stessi giorni sono stati recuperati più di 25 corpi di persone annegate mentre provavano a nuotare fino alla città.
Non è la prima volta che dinamiche del genere si verificano, non è nemmeno la prima volta che delle persone in fuga dai propri Paesi di origine provano a entrare in Europa passando per la città-enclave di Ceuta. Quello che è cambiato lo si deve a una sentenza. Il 9 luglio 2026, la Corte Suprema spagnola ha stabilito, dando ragione a un migrante algerino che aveva impugnato il decreto di espulsione ai suoi danni, che i respingimenti immediati alla frontiera (i cosiddetti devoluciones en caliente, letteralmente “rimpatri a caldo”), che la Spagna applica da anni, valgono soltanto per chi tenta di scavalcare i muri e le altre barriere fisiche di dissuasione poste lungo i confini, non per chi arriva in territorio spagnolo via mare. Chi aggira a nuoto il frangiflutti e arriva in territorio spagnolo via mare, quindi, va soccorso e identificato, e da lì in avanti eventualmente espulso seguendo la procedura ordinaria e ove si verifichino le condizioni. Il Ministero dell’Interno spagnolo afferma di aver già inviato a Ceuta più uomini e più mezzi, e oggi (31 luglio) il Ministro Fernando Grande-Marlaska è andato sul luogo a incontrare le autorità della città autonoma e i comandanti della Polizia Nazionale e della Guardia Civil. Sulla collaborazione di Rabat, che nel maggio del 2021, durante un’emergenza simile, era stata improvvisamente e unilateralmente interrotta, il governo spagnolo assicura che questa volta le autorità marocchine stanno bloccando molte partenze. Gli agenti sentiti da El País, però, ripetono che la questione non si risolverà soltanto inviando sul territorio altri agenti.
Ceuta è un residuo del colonialismo, ora città spagnola, di 18,5 chilometri quadrati e 84 mila abitanti. Si trova sulla costa settentrionale dell’Africa, circondata dal Marocco su tre lati e dal Mediterraneo sul quarto. È spagnola dal 1580, il Marocco ne rivendica la sovranità da quando è indipendente, e dal 1995 ha lo statuto di città autonoma, con un suo bilancio e un confine che però non è suo, perché è quello di tutti e 27 i Paesi dell’Unione. Insieme a Melilla, 250 chilometri più a est in linea d’aria, forma l’unico confine terrestre tra l’Unione Europea e il continente africano, e su quegli 8 chilometri di perimetro si è concentrata per trent’anni sempre la stessa idea: recinzioni doppie, poi più alte, poi con le lame, poi con le telecamere e i sensori di movimento, in buona parte pagate con fondi europei. Nel maggio del 2021, quando Rabat allentò i controlli per qualche giorno nel mezzo di un incidente diplomatico con Madrid, quel dispositivo venne aggirato da circa 8 mila persone in 48 ore, quasi tutte camminando nell’acqua bassa. Il frangiflutti che separa la città dal Marocco attraversa il mare per qualche centinaio di metri e poi finisce. Da lì in poi il confine non è più una barriera fisica, e la sentenza dice che chi attraversa ciò che non è una barriera fisica, non si può respingere. Non senza prima essersi assicurati che non abbia il sacrosanto diritto di rimanere.