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17:31 sabato 3 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Il punto sulla Brexit

A due settimane al referendum, cosa dicono i sondaggi e dove sta andando la campagna elettorale.

09 Giugno 2016

Mancano due settimane al referendum sulla Brexit: i cittadini del Regno Unito voteranno per decidere se restare nell’Unione europea oppure se lasciarla il 23 giugno, cioè tra due giovedì. Con i sondaggi che prevedono un serrato testa e segnalano una vasta fetta di elettori che ancora non si sono fatti un’opinione, i sostenitori di entrambi i campi sono impegnati in un rush finale nel tentativo di convincere gli indecisi: il premier David Cameron, che vorrebbe restare in Europa e la cui carriera politica probabilmente dipende dal risultato del referendum, ha paventato una «bomba economica» nel caso di Brexit, il fondatore dell’Ukip, il partito nazionalista ed euroscettico, ha addirittura tirato in ballo Hitler (anche allora, come oggi, «la Gran Bretagna ha avuto la missione di combattere contro un’Europa unita», ha scritto). Intanto nel fronte pro-Brexit si conta qualche defezione dell’ultimo momento, nata da ragioni di conti economici. Ecco qualche dato e gli ultimi sviluppi sulla vicenda. 

Cosa dicono i sondaggi. La maggior parte dei sondaggi prevedono un serrato testa a testa. Una rilevazione condotta dalla ORB poll per il Daily Telegraph, su un campione di 800 cittadini e pubblicata martedì, dava un 48 per cento di elettori favorevoli a restare in Europa e un 47 per cento favorevoli invece a uscirne. Un sondaggio di pochi giorni precedenti, condotto da YouGov per il Times, dava un 41 per cento di votanti favorevoli al restare nella Ue e un 42 per cento invece di sostenitori della Brexit. Un terzo sondaggio, condotto da Opinium poll su commissione dell’Observer/Guardian, rilevava un 40 per cento di opinioni favorevoli al restare in Europa e un 43 per cento invece pro-Brexit. Se una conclusione si può trarre da queste tre rilevazioni – tendendo conto che i sondaggi non sono una scienza esatta, e soprattutto che il loro valore è quello di scattare un’“istantanea”, insomma valutare la popolarità di una certa idea in un momento specifico, più che di previsioni vere e proprie – insomma, se una conclusione si può trarre, è che entrambi i campi, quello del “Leave” e quello del “Remain”, in questo momento sono più o meno di pari forze. Soprattutto, i sondaggi dell’Observer e del Times registravano un’alta percentuale di indecisi, che probabilmente potrebbero decidere le sorti del referendum. Unito al fattore indecisi, questo testa a testa nei sondaggi rende di fatto gli esiti del voto difficilmente prevedibili.

Former Prime Ministers Tony Blair And Sir John Major Unite To Back Remain Campaign

La battaglia sulle «350 milioni di sterline». Si è discusso in questi giorni del caso di Sarah Wollaston, la parlamentare conservatrice che fino a poco tempo fa sosteneva la Brexit e che ora è invece passata al campo del “Remain”, cioè la campagna per restare in Europa. L’aspetto più interessante (e discusso) di questo episodio non è tanto la defezione in sé quanto le motivazioni addotte: Wollaston infatti sostiene di avere lasciato il campo “Leave” perché non poteva più fare parte di una campagna che «diffonde informazioni false e tendenziose». Il riferimento è uno degli slogan più diffusi tra il fronte pro-Brexit, ossia: «Ogni settimana diamo 350 milioni di sterline all’Unione europea. Investiamoli piuttosto nella sistema sanitario nazionale». Lo slogan appare sull’autobus “Vote Leave” che sta facendo il tour del Paese. Il messaggio è che la Gran Bretagna sta sprecando molti soldi che finiscono a Bruxelles, e che sarebbe più sensato reinvestirli nella sanità nazionale, che peraltro è stata oggetto di tagli. Questa cifra è stata però contestata, e definita «fuorviante» dall’authority per la statistica del governo inglese, perché non tiene conto dei soldi che il Paese riceve dall’Unione europea. Come ogni altro Stato membro della Ue, la Gran Bretagna trasferisce denaro a Bruxelles e ne riceve altro (per alcuni il flusso è negativo, per altri positivo, per altri ancora sostanzialmente pari). Secondo un calcolo del Mirror, se si includono nel conteggio i vari finanziamenti europei, sarebbe più corretto dire che ogni settimana il Regno Unito trasferisce 170 milioni di sterline all’Europa. Nel suo annuncio Wollaston ha accusato i responsabili della campagna pro-Brexit di avere diffuso uno slogan che, in conversazioni private, essi stessi riconoscono come basato su dati errati.

La “bomba” di David Cameron. Proprio sul discorso economico sta battendo il primo ministro: era stato lui a promettere un referendum sull’Unione europea, e Cameron ci sta mettendo la faccia (specie visto che il suo rivale Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra che punta a diventare premier, è tra i sostenitori della Brexit). Cameron ha recentemente dichiarato che uscire dall’Europa «sarebbe come mettere una bomba sotto la nostra economia». Secondo i dati pubblicati a maggio dall’Observer, circa l’88 per cento degli economisti ritiene che un’uscita dall’Unione europea avrebbe un impatto negativo sul Pil britannico.

City Financier Launches A New Brexit Campaign

Il fondatore dell’Ukip e la «lezione della Storia». In questi giorni Alan Sked, il docente di Storia internazionale alla London School of Economics che ha fondato lo Ukip, il partito euroscettico per l’«indipendenza» britannica, ha pubblicato un breve articolo in cui spiegava le ragioni del suo sostegno alla Brexit, che sono di natura più storica che economica. Sked parte riconoscendo che i contatti e le contaminazioni tra entità politiche e culture europee son state storicamente un fatto molto positivo, che ha permesso lo sviluppo di modelli virtuosi (come il modello tedesco di welfare) e spostamenti di persone in momenti cruciali (come la fuga degli ebrei tedeschi in Inghilterra e Svizzera). Tuttavia giunge alla conclusione che è stata «precisamente la disunità a permettere la competizione e l’ibridazione tra le idee politiche ed economiche attraverso il continente». Nella visione di Sked, inoltre, la Storia insegna che il compito della Gran Bretagna è proprio quello di opporsi a un’Europa altrimenti compatta, quando questa prende una brutta piega e, come esempi, cita Napoleone e Hitler.

In copertina e testata: Nigel Farage, leader dell’Ukip nel corso del lancio di una manifesto per la campagna Brexit (Adrian Dennis/AFP/Getty Images); a seguire: John Major e Tony Blair camminano insieme sul Peace Bridge a Derry, Irlanda del Nord, come testimoni della campagna “Remain” (Jeff J Mitchell – WPA Pool/Getty Images); in chiusura: Jeremy Hosking, volto della finanza londinese,  posa a Londra per la campagna “Leave” (Jack Taylor/Getty Images).
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