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23:14 lunedì 6 aprile 2026
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
Le correzioni di Jonathan Franzen diventerà una serie Netflix con protagonista Meryl Streep L'adattamento sarà a cura dello stesso Franzen, che della serie sarà anche produttore esecutivo assieme a Streep.
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».

Il punto sulla Brexit

A due settimane al referendum, cosa dicono i sondaggi e dove sta andando la campagna elettorale.

09 Giugno 2016

Mancano due settimane al referendum sulla Brexit: i cittadini del Regno Unito voteranno per decidere se restare nell’Unione europea oppure se lasciarla il 23 giugno, cioè tra due giovedì. Con i sondaggi che prevedono un serrato testa e segnalano una vasta fetta di elettori che ancora non si sono fatti un’opinione, i sostenitori di entrambi i campi sono impegnati in un rush finale nel tentativo di convincere gli indecisi: il premier David Cameron, che vorrebbe restare in Europa e la cui carriera politica probabilmente dipende dal risultato del referendum, ha paventato una «bomba economica» nel caso di Brexit, il fondatore dell’Ukip, il partito nazionalista ed euroscettico, ha addirittura tirato in ballo Hitler (anche allora, come oggi, «la Gran Bretagna ha avuto la missione di combattere contro un’Europa unita», ha scritto). Intanto nel fronte pro-Brexit si conta qualche defezione dell’ultimo momento, nata da ragioni di conti economici. Ecco qualche dato e gli ultimi sviluppi sulla vicenda. 

Cosa dicono i sondaggi. La maggior parte dei sondaggi prevedono un serrato testa a testa. Una rilevazione condotta dalla ORB poll per il Daily Telegraph, su un campione di 800 cittadini e pubblicata martedì, dava un 48 per cento di elettori favorevoli a restare in Europa e un 47 per cento favorevoli invece a uscirne. Un sondaggio di pochi giorni precedenti, condotto da YouGov per il Times, dava un 41 per cento di votanti favorevoli al restare nella Ue e un 42 per cento invece di sostenitori della Brexit. Un terzo sondaggio, condotto da Opinium poll su commissione dell’Observer/Guardian, rilevava un 40 per cento di opinioni favorevoli al restare in Europa e un 43 per cento invece pro-Brexit. Se una conclusione si può trarre da queste tre rilevazioni – tendendo conto che i sondaggi non sono una scienza esatta, e soprattutto che il loro valore è quello di scattare un’“istantanea”, insomma valutare la popolarità di una certa idea in un momento specifico, più che di previsioni vere e proprie – insomma, se una conclusione si può trarre, è che entrambi i campi, quello del “Leave” e quello del “Remain”, in questo momento sono più o meno di pari forze. Soprattutto, i sondaggi dell’Observer e del Times registravano un’alta percentuale di indecisi, che probabilmente potrebbero decidere le sorti del referendum. Unito al fattore indecisi, questo testa a testa nei sondaggi rende di fatto gli esiti del voto difficilmente prevedibili.

Former Prime Ministers Tony Blair And Sir John Major Unite To Back Remain Campaign

La battaglia sulle «350 milioni di sterline». Si è discusso in questi giorni del caso di Sarah Wollaston, la parlamentare conservatrice che fino a poco tempo fa sosteneva la Brexit e che ora è invece passata al campo del “Remain”, cioè la campagna per restare in Europa. L’aspetto più interessante (e discusso) di questo episodio non è tanto la defezione in sé quanto le motivazioni addotte: Wollaston infatti sostiene di avere lasciato il campo “Leave” perché non poteva più fare parte di una campagna che «diffonde informazioni false e tendenziose». Il riferimento è uno degli slogan più diffusi tra il fronte pro-Brexit, ossia: «Ogni settimana diamo 350 milioni di sterline all’Unione europea. Investiamoli piuttosto nella sistema sanitario nazionale». Lo slogan appare sull’autobus “Vote Leave” che sta facendo il tour del Paese. Il messaggio è che la Gran Bretagna sta sprecando molti soldi che finiscono a Bruxelles, e che sarebbe più sensato reinvestirli nella sanità nazionale, che peraltro è stata oggetto di tagli. Questa cifra è stata però contestata, e definita «fuorviante» dall’authority per la statistica del governo inglese, perché non tiene conto dei soldi che il Paese riceve dall’Unione europea. Come ogni altro Stato membro della Ue, la Gran Bretagna trasferisce denaro a Bruxelles e ne riceve altro (per alcuni il flusso è negativo, per altri positivo, per altri ancora sostanzialmente pari). Secondo un calcolo del Mirror, se si includono nel conteggio i vari finanziamenti europei, sarebbe più corretto dire che ogni settimana il Regno Unito trasferisce 170 milioni di sterline all’Europa. Nel suo annuncio Wollaston ha accusato i responsabili della campagna pro-Brexit di avere diffuso uno slogan che, in conversazioni private, essi stessi riconoscono come basato su dati errati.

La “bomba” di David Cameron. Proprio sul discorso economico sta battendo il primo ministro: era stato lui a promettere un referendum sull’Unione europea, e Cameron ci sta mettendo la faccia (specie visto che il suo rivale Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra che punta a diventare premier, è tra i sostenitori della Brexit). Cameron ha recentemente dichiarato che uscire dall’Europa «sarebbe come mettere una bomba sotto la nostra economia». Secondo i dati pubblicati a maggio dall’Observer, circa l’88 per cento degli economisti ritiene che un’uscita dall’Unione europea avrebbe un impatto negativo sul Pil britannico.

City Financier Launches A New Brexit Campaign

Il fondatore dell’Ukip e la «lezione della Storia». In questi giorni Alan Sked, il docente di Storia internazionale alla London School of Economics che ha fondato lo Ukip, il partito euroscettico per l’«indipendenza» britannica, ha pubblicato un breve articolo in cui spiegava le ragioni del suo sostegno alla Brexit, che sono di natura più storica che economica. Sked parte riconoscendo che i contatti e le contaminazioni tra entità politiche e culture europee son state storicamente un fatto molto positivo, che ha permesso lo sviluppo di modelli virtuosi (come il modello tedesco di welfare) e spostamenti di persone in momenti cruciali (come la fuga degli ebrei tedeschi in Inghilterra e Svizzera). Tuttavia giunge alla conclusione che è stata «precisamente la disunità a permettere la competizione e l’ibridazione tra le idee politiche ed economiche attraverso il continente». Nella visione di Sked, inoltre, la Storia insegna che il compito della Gran Bretagna è proprio quello di opporsi a un’Europa altrimenti compatta, quando questa prende una brutta piega e, come esempi, cita Napoleone e Hitler.

In copertina e testata: Nigel Farage, leader dell’Ukip nel corso del lancio di una manifesto per la campagna Brexit (Adrian Dennis/AFP/Getty Images); a seguire: John Major e Tony Blair camminano insieme sul Peace Bridge a Derry, Irlanda del Nord, come testimoni della campagna “Remain” (Jeff J Mitchell – WPA Pool/Getty Images); in chiusura: Jeremy Hosking, volto della finanza londinese,  posa a Londra per la campagna “Leave” (Jack Taylor/Getty Images).
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