Breaking ↓
16:30 mercoledì 21 gennaio 2026
È stato indetto in Italia il primo sciopero generale dei meme per protestare contro un mondo ormai troppo assurdo anche per i meme Un giorno intero senza meme, perché a cosa servono questi in una realtà che è diventata più estrema pure della sua caricatura?
Michelangelo Pistoletto ha risposto a Britney Spears con un post Instagram, invitandola a Biella Qualche giorno fa la popstar aveva postato un'immagine della sua famosa Mela Reintegrata in Stazione Centrale a Milano, chiedendosi da dove saltasse fuori.
Il regime iraniano sta facendo causa e confiscando i beni di tutte le celebrity che hanno sostenuto le proteste Attori, sportivi, imprenditori, figure pubbliche in generale: il regime sta punendo chiunque si sia espresso a favore dei manifestanti.
Su internet è in corso un’affannosa ricerca per scoprire di che marca sono gli occhiali da sole indossati da Macron a Davos Gli aviator sfoggiati dal Presidente sono diventati allo stesso tempo meme e oggetto del desiderio: sono Louis Vuitton? Ray-Ban? Baijo?
I monaci benedettini tedeschi sono stati costretti a vendere il più antico birrificio del mondo perché anche in Germania si beve sempre meno birra In attività da 975 anni, il birrificio Weltenburger vive una crisi talmente profonda da aver costretto i monaci benedettini a metterlo in vendita.
Aphex Twin ha superato Taylor Swift per numero di ascoltatori mensili su YouTube Music Merito soprattutto di una canzone, "QKThr", diventata una delle più usate come colonna sonora di video su YouTube.
C’è un sito in cui si possono leggere e scaricare centinaia di fanzine punk italiane degli anni ’80 Si chiama FanziNet e lo cura Paolo Palmacci, che da anni si dedica a questo progetto di recupero della memoria underground italiana.
Jonathan Ross, l’agente dell’ICE che ha ucciso Renee Good, è diventato milionario grazie alle raccolte fondi in suo favore I militanti Maga hanno raccolto la cospicua cifra convinti che Ross non abbia fatto nulla di male e che la sua vittima fosse una terrorista.

Quali colori meritano un nome? Ogni lingua ha un’idea diversa

04 Luglio 2017

Quando i bambini italiani iniziano a studiare l’inglese, una delle prime cose che imparano sono i colori, ma può capitare che uno in particolare li confonda: “blue”, che in inglese sta a indicare sia il blu che l’azzurro, che invece in italiano hanno due nomi diversi. Questo perché ogni lingua utilizza canoni diversi per scegliere a quali colori dare un nome. A seconda dell’idioma, varia il numero dei cosiddetti “termini di colore base”, cioè i nomi che rispecchiano le categoria base dei colori, come “giallo” e “rosso”, cui poi si aggiungono termini più complessi che indicano una tonalità, come “turchese”, “zafferano” o “sabbia”. In inglese i termini di colore base sono undici: giallo, verde, blu, viola, rosa, rosso, arancione, marrone, nero, grigio e bianco. Italiano, russo ed ebraico ne hanno dodici, perché azzurro e blu sono considerati due colori separati. Alcune lingue, però, hanno appena tre termini di colore base: nero, bianco e rosso.

Com’è, allora, che una lingua dà un nome a un colore e non a un altro? Un video educativo di Vox prova a spiegarlo, partendo dalle ricerche di due studiosi di Berkeley, Paul Kay e Brent Berlin, condotte negli anni Sessanta e Settanta. «Tendiamo a pensare ai colori come a delle categorie, ma in realtà il colore è uno spettro continuo. Allora non è ben chiaro perché dovremmo avere un nome per una data tonalità, per esempio rosso, e non per un’altra, come il verde-azzurro», spiega il video, precisando che fino agli anni Sessanta «gli antropologi erano convinti che le culture scegliessero a caso».

Nel 1969 però Kay e Berlin hanno iniziato a studiare in modo sistematico le differenze nel modo in cui lingue diverse riconoscono colori diversi e hanno scoperto che esiste un pattern interessante. Quando una lingua ha sei termini di colore base, questi colori sono sempre gli stessi: nero (o scuro), bianco (o chiaro), rosso, verde, giallo e blu. Quando ne ha quattro, sono sempre nero, bianco, rosso e poi uno tra il verde e il giallo. Quando ne ha tre, sono sempre nero, bianco e rosso.

In altre parole i due ricercatori di Berkeley hanno dimostrato che, quando si sviluppano, le lingue creano nomi per colori in un ordine ben definito: prima nero e bianco, poi rosso, poi verde o giallo, poi blu. Gli altri colori arrivano sempre dopo, in genere a partire dal marrone, cui seguono viola, arancione, rosa e grigio. Un’altra cosa che hanno notato poi è che, nelle lingue dove i termini di colore sono davvero pochi, abbondano espressioni che alludono indirettamente a tonalità di colore, spesso a partire da elementi naturali come “terra” o “sabbia”.

Make-up nel backstage di una sfilata a New York, febbraio 2017 (Noam Galai/Getty Images for New York Fashion Week: The Shows)
Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.