La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
Metà delle città più popolose del mondo sono a rischio siccità perché consumano più acqua di quanta ne abbiano
Le analisi mostrano un altissimo livello di "stress idrico" in molte metropoli. In Italia Roma, Napoli e l'intera Sicilia sono già in fascia rossa.
Metà delle cento città più popolose del pianeta si trova in aree ad alto o altissimo stress idrico, dove la pressione delle attività umane e il cambiamento climatico fanno sì che il consumo d’acqua potabile superi le risorse disponibili. È quanto emerge da una preoccupante analisi citata dal Guardian, secondo cui oltre un miliardo di persone vive già in territori in cui siccità prolungate, scarsità di piogge o ondate di caldo estremo potrebbero rendere difficile l’accesso all’acqua potabile nel giro di pochi anni.
Lo studio evidenzia come già molte metropoli dipendano sempre più da bacini lontani, falde profonde o infrastrutture energivore come la desalinizzazione, rendendo i sistemi idrici vulnerabili a crisi climatiche ed energetiche. Nella fascia di rischio più alto rientrano città come Pechino, New York, Los Angeles, Rio de Janeiro e Delhi, mentre Londra, Bangkok e Giacarta si collocano nella fascia immediatamente inferiore. Un’analisi separata di dati satellitari della Nasa, elaborata da scienziati dell’University College London e riportata dal Guardian, mostra andamenti divergenti negli ultimi venti anni nel globo: città come Chennai, Teheran e Zhengzhou registrano un marcato inaridimento, mentre Tokyo, Lagos e Kampala mostrano una tendenza opposta.
Tra i casi più emblematici c’è Teheran, che da sei anni vive una grave siccità. Secondo quanto dichiarato dal sindaco, la capitale iraniana sarebbe vicina al cosiddetto “giorno zero”, il momento in cui le riserve di acqua potabile potrebbero esaurirsi, rendendo necessarie misure straordinarie, fino all’ipotesi di un’evacuazione di massa. Nella mappa delle aree a stress idrico estremo compaiono anche territori italiani: Roma, Napoli e l’intera Sicilia risultano classificate come zone ad altissimo rischio. Una rappresentazione interattiva aggiornata pubblicata da Watershed Investigations colloca l’Europa del sud tra le regioni più esposte alla combinazione di consumi elevati, scarsità di infrastrutture efficienti e cambiamento climatico repentino. È anche per questo che Kaveh Madani, direttore dello UN University Institute for Water, Environment and Health, ha lanciato l’allarme in un comunicato stampa diffuso martedì 20 gennaio: il mondo si avvicina sempre di più alla “bancarotta dell’acqua“.
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