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00:57 martedì 25 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

Cattiveria facile facile

Non essere cattivo di Caligari, un film ambientato nel 1995 che avrebbe avuto senso se fosse uscito quell'anno. Eppure tutti ne parlano bene.

17 Settembre 2015

C’è una scena, verso la fine di Non essere cattivo, che dice tutto quello che sarebbe potuto essere questo film e invece non è stato. L’integerrima Linda, che aveva convinto il suo uomo a lasciare il peccato («Tròvate ‘na donna» diceva Vittorio a Cesare, come se la salvezza non si potesse trovare in sé), chiede a Vittorio: «Ti basta quello che abbiamo?». A lei no, si capisce.

E in questa scelta di non accontentarsi più della famiglia, del lavoro, dell’onestà, si abbozza un passo avanti rispetto alle narrazioni su un mondo, un ambito socio-culturale, all’interno dei quali Non essere cattivo si inscrive. Viene posto un elemento di conflittualità laddove tutto sembra pacificato. Si allude all’obiettivo possibile che era stato, a un certo punto, l’imborghesimento delle borgate (per usare due termini impropri ma chiari). Purtroppo quella scena arriva tardi e non ha evoluzione. Anzi, diventa incongrua alla luce del finale conciliatorio, facile facile, che vigliaccamente scarica le responsabilità sul futuro e fa sentire tutti più sollevati.

Il finale è il momento più basso di un film che era stato, nel paio d’ore precedenti, soltanto vecchio. Un film ambientato nel 1995 che avrebbe senso se fosse uscito nel 1995, perché ha una profondità d’analisi sui margini che è rimasta ad allora. Lo dico da una posizione lontana dal pauperismo di Goffredo Fofi, che su Internazionale ha esaltato la «straziata pietà» verso questi personaggi. Lo dico con il rispetto che si deve a un film uscito postumo, che ha pagato con anni e difficoltà il dazio di non essere il solito, piatto dramma d’interni borghesi.

Non essere cattivo conosce tutti i riferimenti che deve conoscere. Si diverte a citare e autocitare di continuo, continui omaggi. Il problema è che sulle citazioni e gli omaggi non si costruisce granché. Quei film li abbiamo visti, quei libri li abbiamo letti, e sentiamo compiacimento a cogliere il riferimento, d’accordo, e poi?

Nei vent’anni che ci separano da quel tempo, sono successe delle cose. In Italia, nelle periferie, nelle narrazioni sulle periferie. Limitandomi a Roma, c’è stato Romanzo criminale, c’è stato Walter Siti, e Sacro G.R.A. ha vinto il festival di Venezia. Soprattutto sono cambiati i marginali che in quelle periferie ci vivono. Forse non ha molto senso fare un confronto con la Francia. Ma se nel 1995 è uscito L’odio, vent’anni dopo arriva Bande de filles con la sua scelta estetizzante e la complessità della sua protagonista. In mezzo tra i due film c’è stato La schivata, per dire.

Fino a un certo punto, Non essere cattivo tiene lì. Lo fa con i fuochi d’artificio: le botte, la droga, gli urli in romanaccio, gli aforismi. E ci si diverte – immagino che fuori Roma l’elemento esotico diverta ancora di più. Il film tiene lì con la recitazione di due bravissimi attori, spinti troppo spesso sopra le righe – probabilmente per tenere su l’attenzione e distoglierla da quello che non c’è intorno. Bum, pugni, bim, Playboy e fragoline, bam, pompini, e le macchine che corrono e le rapine eccetera. Il problema è che abbiamo già visto tutto. Il problema è che non si va avanti di un centimetro, o di un giorno. Amore tossico è diventato un film di culto, perché è il documento di un’umanità post-pasoliniana e di un periodo storico cruciale. Allo stesso modo, l’ambientazione di Romanzo criminale coincide con la cerniera che chiudeva un’epoca e ne apriva un’altra. Il 1995, invece, cosa rappresenta? Non si capisce. L’alba del berlusconismo, no, vi prego.

In un momento di grande tensione Linda e Vittorio, stravolti, disperatamente avvinghiati tra loro, e incastrati in un angolo del bagno, buttati accanto al cesso, si gridano delle cose, e lei fuori di sé «Mi avevi detto che non l’avresti fatto più». Come se quel personaggio potesse complicarsi la vita, in quel momento, nella correttezza di un condizionale, invece di dire: «Mi avevi detto che non lo facevi più». Pignolerie, inezie, si dirà. Oppure dettagli, quelli che fanno grandi o piccole le cose. Di passaggi inverosimili ce ne sono parecchi. La forzatura con cui si costringe Cesare a raccontarci la storia di sua sorella e sua nipote, fingendo di raccontarla a Vittorio (che la conosce), in quel momento e in quel modo. Oppure il secondo incontro fra Linda e Vittorio, a casa di lei, un caffè offerto senza ragione. O ancora l’onnipresenza della polizia, puntuale e tempestiva come non si immaginerebbe neanche sotto botta.

A un certo punto la fragilità di questa trama, incapace di aggiungere una prospettiva, incapace di costruire un secondo livello di lettura, incapace di commuovere senza ricorrere ai trucchi più sgamati, questa trama si affloscia su di sé. Finiti i fuochi, non si sa dove indirizzare il film. E allora, il patetismo. Allora gli orsetti di peluche, i bambini malati, i bambini appena nati. Un po’ semplice, un po’ inutile giocare così.

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