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05:36 lunedì 22 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Cattiveria facile facile

Non essere cattivo di Caligari, un film ambientato nel 1995 che avrebbe avuto senso se fosse uscito quell'anno. Eppure tutti ne parlano bene.

17 Settembre 2015

C’è una scena, verso la fine di Non essere cattivo, che dice tutto quello che sarebbe potuto essere questo film e invece non è stato. L’integerrima Linda, che aveva convinto il suo uomo a lasciare il peccato («Tròvate ‘na donna» diceva Vittorio a Cesare, come se la salvezza non si potesse trovare in sé), chiede a Vittorio: «Ti basta quello che abbiamo?». A lei no, si capisce.

E in questa scelta di non accontentarsi più della famiglia, del lavoro, dell’onestà, si abbozza un passo avanti rispetto alle narrazioni su un mondo, un ambito socio-culturale, all’interno dei quali Non essere cattivo si inscrive. Viene posto un elemento di conflittualità laddove tutto sembra pacificato. Si allude all’obiettivo possibile che era stato, a un certo punto, l’imborghesimento delle borgate (per usare due termini impropri ma chiari). Purtroppo quella scena arriva tardi e non ha evoluzione. Anzi, diventa incongrua alla luce del finale conciliatorio, facile facile, che vigliaccamente scarica le responsabilità sul futuro e fa sentire tutti più sollevati.

Il finale è il momento più basso di un film che era stato, nel paio d’ore precedenti, soltanto vecchio. Un film ambientato nel 1995 che avrebbe senso se fosse uscito nel 1995, perché ha una profondità d’analisi sui margini che è rimasta ad allora. Lo dico da una posizione lontana dal pauperismo di Goffredo Fofi, che su Internazionale ha esaltato la «straziata pietà» verso questi personaggi. Lo dico con il rispetto che si deve a un film uscito postumo, che ha pagato con anni e difficoltà il dazio di non essere il solito, piatto dramma d’interni borghesi.

Non essere cattivo conosce tutti i riferimenti che deve conoscere. Si diverte a citare e autocitare di continuo, continui omaggi. Il problema è che sulle citazioni e gli omaggi non si costruisce granché. Quei film li abbiamo visti, quei libri li abbiamo letti, e sentiamo compiacimento a cogliere il riferimento, d’accordo, e poi?

Nei vent’anni che ci separano da quel tempo, sono successe delle cose. In Italia, nelle periferie, nelle narrazioni sulle periferie. Limitandomi a Roma, c’è stato Romanzo criminale, c’è stato Walter Siti, e Sacro G.R.A. ha vinto il festival di Venezia. Soprattutto sono cambiati i marginali che in quelle periferie ci vivono. Forse non ha molto senso fare un confronto con la Francia. Ma se nel 1995 è uscito L’odio, vent’anni dopo arriva Bande de filles con la sua scelta estetizzante e la complessità della sua protagonista. In mezzo tra i due film c’è stato La schivata, per dire.

Fino a un certo punto, Non essere cattivo tiene lì. Lo fa con i fuochi d’artificio: le botte, la droga, gli urli in romanaccio, gli aforismi. E ci si diverte – immagino che fuori Roma l’elemento esotico diverta ancora di più. Il film tiene lì con la recitazione di due bravissimi attori, spinti troppo spesso sopra le righe – probabilmente per tenere su l’attenzione e distoglierla da quello che non c’è intorno. Bum, pugni, bim, Playboy e fragoline, bam, pompini, e le macchine che corrono e le rapine eccetera. Il problema è che abbiamo già visto tutto. Il problema è che non si va avanti di un centimetro, o di un giorno. Amore tossico è diventato un film di culto, perché è il documento di un’umanità post-pasoliniana e di un periodo storico cruciale. Allo stesso modo, l’ambientazione di Romanzo criminale coincide con la cerniera che chiudeva un’epoca e ne apriva un’altra. Il 1995, invece, cosa rappresenta? Non si capisce. L’alba del berlusconismo, no, vi prego.

In un momento di grande tensione Linda e Vittorio, stravolti, disperatamente avvinghiati tra loro, e incastrati in un angolo del bagno, buttati accanto al cesso, si gridano delle cose, e lei fuori di sé «Mi avevi detto che non l’avresti fatto più». Come se quel personaggio potesse complicarsi la vita, in quel momento, nella correttezza di un condizionale, invece di dire: «Mi avevi detto che non lo facevi più». Pignolerie, inezie, si dirà. Oppure dettagli, quelli che fanno grandi o piccole le cose. Di passaggi inverosimili ce ne sono parecchi. La forzatura con cui si costringe Cesare a raccontarci la storia di sua sorella e sua nipote, fingendo di raccontarla a Vittorio (che la conosce), in quel momento e in quel modo. Oppure il secondo incontro fra Linda e Vittorio, a casa di lei, un caffè offerto senza ragione. O ancora l’onnipresenza della polizia, puntuale e tempestiva come non si immaginerebbe neanche sotto botta.

A un certo punto la fragilità di questa trama, incapace di aggiungere una prospettiva, incapace di costruire un secondo livello di lettura, incapace di commuovere senza ricorrere ai trucchi più sgamati, questa trama si affloscia su di sé. Finiti i fuochi, non si sa dove indirizzare il film. E allora, il patetismo. Allora gli orsetti di peluche, i bambini malati, i bambini appena nati. Un po’ semplice, un po’ inutile giocare così.

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