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13:04 giovedì 18 giugno 2026
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.
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La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
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A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood

La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

18 Giugno 2026

Franco Tufano, nel film Disney Robin Hood del 1973, cantava «Robin Hood e Little John van per la foresta…». Quella foresta era Sherwood, nel Nottinghamshire, e sicuramente Robin Hood e Little John, tra un’avventura e l’altra, avranno fatto visita al più famoso albero d’Inghilterra e probabilmente del mondo: Major, la vecchia quercia. Oggi, Robin Hood e Little John quella visita non potrebbero più farla: a causa della crisi climatica, la quercia Major, un albero che viveva lì da mille anni, è morta. Quest’anno l’albero non ha prodotto nessuna foglia, dopo aver subito lo stress causato da una serie di estati calde e secche.

Come scrive il Guardian, a decretare la fine della quercia, più che l’inesorabile scorrere degli anni, è stato un mix letale di cambiamenti climatici e un eccesso di amore umano. Da un lato, le recenti siccità e la storica ondata di calore del 2022 – in cui nella zona si registrarono addirittura 40 °C –  hanno inferto un colpo durissimo all’albero; dall’altro, gli interventi dell’uomo ne ha compromesso la resistenza. Oltre alla compattazione del suolo causata dalle folle di turisti, le buone intenzioni del passato si sono rivelate fatali. Interventi come le catene metalliche installate fin dal 1904, cavità riempite di cemento negli anni ’60, rivestimenti in piombo e fibra di vetro hanno sottoposto la struttura a uno sforzo innaturale. Questi sostegni artificiali hanno impedito all’albero di seguire il suo fisiologico processo di invecchiamento, che prevede la perdita dei rami per “ritirarsi nel tronco” e ridurre il fabbisogno di acqua e nutrienti.

La scomparsa della Quercia del Maggiore (battezzata così nel 1790, in onore dello storico Hayman Rooke) racconta l’ormai drammatica fragilità del patrimonio arboreo britannico. L’Inghilterra custodisce un tesoro unico composto da 114 querce secolari viventi con una circonferenza superiore ai nove metri, mentre nel resto d’Europa se ne contano complessivamente appena 98. Definiti dagli ambientalisti come i «rinoceronti bianchi del Regno Unito», questi monumenti della natura richiedono ora un approccio conservativo completamente nuovo. La morte del gigante di Sherwood resta a futura memoria non solo come un pezzo di storia che se ne va, ma come il severo promemoria di quanto i tentativi umani di forzare la natura finiscano sempre più spesso per accelerarne il declino.

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