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Converse ha rimosso una campagna pubblicitaria perché accusata di fare espliciti riferimenti al Ku Klux Klan Una gonna bianca, un fascio di luce bianca che proietta a terra una stella, scarpe Converse tutto attorno. E poi accuse di razzismo e di istigazione alla violenza.
Il regime di al-Sisi in Egitto ha un nuovo nemico pubblico n. 1: il creatore di una pagina Facebook satirica ispirata a SpongeBob Il gruppo in due settimane ha guadagnato 1,8 milioni di follower, tra le altre cose ritraendo al-Sisi come l'insopportabile Mr. Krabs, il capo di SpongeBob.
Un gruppo di scienziati è sceso 20 mila leghe sotto i mari e ci ha trovato 200 mila fusti di scorie radioattive Tra il 1950 e il 1990 la Francia e altri Paesi europei hanno gettato rifiuti nucleari nell'Atlantico settentrionale. Tutti quei fusti di scorie sono ancora lì.
Un game designer ha creato un videogioco in cui interpreti Macklemore che deve sfuggire a un gigantesco Ed Sheeran e lo ha chiamato Super Macklemore 64 Fondamentale per vincere la battaglia contro il giga-Sheeran è chiamare a raccolta altri musicisti e assieme a loro urlare in faccia al gigante "Free Palestine".
Olivia Rodrigo ha salvato il brand di una designer palestinese semplicemente indossando uno dei suoi vestiti La founder del brand Nöl Collective, Yasmeen Mjalli, ha definito la richiesta della cantante un vero e proprio «intervento divino».
Per colpa di un errore dell’AI, Stati Uniti e Cina sono andati a tanto così dallo scatenare la Terza guerra mondiale Nella scorsa primavera, un chatbot ha rivelato ai militari Usa che una nave cinese stava trasportando materiali per armi nucleari in Medio Oriente. Non era vero nulla.
Il 24 settembre esce Eternal, un cofanetto di 16 dischi che raccoglie un anno intero di bootleg dei Joy Division E oltre ai 16 dischi: artwork di Peter Saville, scatto di copertina di Wolfgang Tillmans, note di Simon Armitage, foto di Anton Corbijn e Kevin Cummins e una versione restaurata del documentario Joy Division – A Malcolm Whitehead Film.

In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato

Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.

19 Giugno 2026

In Giappone, come in tutto l’emisfero boreale, è arrivata la stagione del gelato (ammesso che ce ne sia davvero una, perché il gelato si può e si dovrebbe mangiare sempre). Ma a differenza di tutto il resto dell’emisfero boreale, in Giappone quest’anno i gelati non sono soltanto delizia ma anche croce. L’Antitrust giapponese ha infatti dichiarato di aver effettuato nell’ultima settimana delle perquisizioni negli uffici di sei importanti aziende produttrici di gelato, sospettate di aver costituito un cartello (in senso commerciale, non stiamo parlando di un’organizzazione criminale in stile Narcos. Almeno, non ancora). Le autorità hanno affermato che le aziende si sono messe d’accordo per aumentare i prezzi del gelato ben oltre l’aumento dei costi delle materie prime necessari a produrli. Azioni che, sempre stando all’Antitrust, hanno danneggiato i consumatori.

Come scrive il New York Times, il caso rischia di rovinare la reputazione di alcune tra le più grandi aziende alimentari del Paese. Il settore dei gelati in Giappone ha registrato un boom negli ultimi anni: nel 2024 è stato valutato a oltre 4 miliardi di dollari, con un aumento di circa il 3 per cento rispetto al 2024. E in effetti, in Giappone, minimarket, supermercati e distributori automatici sono pieni di questi prodotti. I ghiaccioli costano in genere circa 100 yen, ovvero circa 62 centesimi. Le autorità giapponesi hanno affermato che le aziende sospettate di aver formato questo cartello avrebbero ripetutamente e contemporaneamente aumentato i prezzi di 10 yen alla volta, ovvero 6 centesimi ogni bolta. I media hanno riferito che alcuni alti dirigenti delle aziende sono stati accusati di aver organizzato queste manovre, cioè i tempi e l’entità dell’aumento del prezzo, in diversi incontri privati.

Anche i consumatori giapponesi, accortisi del misfatto e già innervositi dall’aumento dell’inflazione, si sono lamentati. Le autorità investigative hanno fatto sapere che non verrà chiuso nessun grande produttore di gelato e che ci si atterrà alle regole, cioè se verrà dimostrata l’accusa nei confronti delle aziende, si procederà con sanzioni e risarcimenti. Ma che sia l’ultima volta, perché va bene tutto, la crisi climatica ormai ci tocca affrontarla e provare a sopravviverle, ma il gelato non ce lo dovete toccare. 

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