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21:14 giovedì 19 febbraio 2026
Si è scoperto che una casetta in mezzo alle montagne vicino a Barcellona è in realtà un’opera di Antoni Gaudì Giusto in tempo per la ricorrenza dei 100 anni dalla morte del grande architetto catalano.
Nel suo nuovo video Lana Del Rey “omaggia” Sylvia Plath con una scena in cui mette la testa nel forno Dandoci un indizio dei rimandi nascosti in Stove, il possibile titolo dell'album che dovrebbe uscire tra poco più di tre mesi.
Anche il Papa ha rifiutato l’invito a unirsi al Board of Peace di Donald Trump La Città del Vaticano ha ricevuto l'invito a unirsi al Board alla fine di gennaio, ma ha già reso note le sue intenzioni di declinare cortesemente.
Stephen Colbert ha detto che il suo editore, la Cbs, gli ha censurato un’intervista a un politico democratico per non far arrabbiare Trump Intervista che poi Colbert ha pubblicato sul canale YouTube del suo programma, aggirando il divieto che gli era stato imposto dalla rete.
Da quando c’è al governo Pedro Sanchez, il salario minimo in Spagna è aumentato del 60 per cento L'ultimo aumento, appena approvato, ha portato il salario minimo spagnolo a 1.221 euro lordi al mese per 14 mensilità. Sei anni fa era 735 euro.
Il successo di Hamnet sta portando a un boom turistico nel paese natale di Shakespeare A Stratford-upon-Avon sono abituati ad avere tanti turisti, ma non così tanti come quelli arrivati dopo aver visto il film.
Il 6 marzo esce la nuova opera di Michel Houellebecq, che non è un libro ma un disco in cui recita le sue poesie Si chiama Souvenez-Vous de l’Homme e arriva 26 anni dopo il suo disco d'esordio, Présence Humaine, ormai diventato di culto.
In Brasile, il tiktok di un lavoratore arrabbiato col suo capo ha dato inizio a un movimento per la riduzione della settimana lavorativa Rick Azevedo voleva soltanto sfogarsi sui social per l'ennesima richiesta assurda del suo capo. Ha dato il via a una protesta nazionale e a un processo di riforma.

Caterina Ravaglia

Vi presentiamo Caterina, il volto di copertina del nuovo numero di Studio. Modella, classe '94, ravennate. Ritratto con testo e video.

04 Giugno 2013

«Presa la maturità scientifica andrò due anni a New York, è un biennio che ti tocca se sei una modella. È un passaggio che devi fare». Atterrata al Jfk Caterina non correrà il rischio di essere riconosciuta come uno splendido volto italiano, ma quando pagherà il suo yellow cab sì, un accento coltivato sotto il sole dell’Adriatico rivelerà il suo passaporto romagnolo.

Cresciuta nella capitale dei mosaici, Ravenna, Caterina non è certo figlia dell’arte bizantina, il suo è un volto che si sposa molto di più con la dolcezza fiamminga: «Quando avevo quattordici anni, un’artista romana mi ha fotografato con un velo azzurro: voleva ritrarre una Madonna. Ora quel quadro, grande due metri per due, capeggia in salotto dai miei, e quando entrano i miei amici…» I suoi amici sono quelli da cui ritorna quando lascia Bologna, città dove si sta diplomando. «Ho scelto Bologna perché Ravenna è una cittadina nel nulla, Bologna almeno ha un aeroporto comodo per lavorare. Ma a settembre inizia la mia nuova vita. Fino a ora non ero una professionista tout court perché dovevo finire di studiare». Il lavoro l’ha trovato sedicenne sulle passerelle di Prada, Chanel, Dries Van Noten, Paul Smith: «I miei hanno avuto il tempo per abituarsi all’idea di me come modella, due anni prima, a quattordici anni ho vinto l’Elite Model Look».

Da allora ha studiato nei backstage delle sfilate o in coda al check-in, sapendo che per entrare nel futuro della moda italiana (e non solo) «bisogna essere sempre disponibili, davvero convinti. Non ho iniziato perché ero affascinata da editoriali di moda (anche se durante lo shooting di questo servizio sgranerà gli occhi parlando della scuola dei magazine londinesi, ndA) ma perché un’amica di famiglia che è stata una top mi ha raccontato una vita bellissima. Non credo che sia un mondo malato. È solo diverso». Il giorno del suo sedicesimo compleanno, Paolo Roversi la fotografa nel suo primo nudo, la vigilia di Natale si tatua un passerotto sul braccio. «Avevo paura di invecchiare». Quando non surfa in longbord, è in Provenza a testare vini biologici – «bevo solo i rossi, dei bianchi accuso i solfiti. Mi piacerebbe studiare enologia; vorrei conoscere Arianna Occhipinti, una che ha sfidato anche la politica delle vigne italiane».

Video by Tim Small

Fotografia di Alan Chies

Dal numero 14 di Studio

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