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17:26 martedì 25 agosto 2026
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.

Perché cancellarsi da Facebook è più difficile di quanto crediamo

22 Marzo 2018

Dopo Cambridge Analytica e il suo utilizzo improprio dei dati di 50 milioni di profili Facebook, molti si stanno chiedendo se cancellare il proprio account. Persino Brian Acton, l’uomo che nel 2014 aveva venduto Whatsapp al colosso di Mark Zuckerberg, si è schierato con l’hastag #deletefacebook. Il problema è che cancellarsi dal social network più utilizzato al mondo non è affatto facile. Beh, cancellare l’account è un atto immediato. Però, come spiega Brian Chen sul New York Times, se l’obiettivo è rimuovere i propri dati per ragioni di privacy, può non servire a molto.

Anche se eliminiamo il nostro account, infatti, restano le nostre tracce su Facebook, per esempio nelle conversazioni che abbiamo avuto con altri utenti che invece non si sono cancellati, o nelle foto che hanno postato di noi: Facebook rimuove solo i media postati da parte dell’utente che si cancella. Insomma, perché l’azione abbia un significato, bisognerebbe che tutti i nostri amici cancellassero i propri account. Anzi, visto che il mondo è piccolo, questo significherebbe eliminare a catena tutti gli utenti attivi. A complicare ulteriormente la cosa, c’è il fatto che le informazioni personali viaggiano tra cookies e trackers e vengono raccolte da molte altre applicazioni, a partire da Instagram e Whatsapp, entrambe sotto il dominio di Facebook.

In altre parole, anche chi si cancella da Facebook, in un certo senso resta su Facebook. E questo non tiene conto del fatto che, in molti casi, cancellarsi non è una decisione facile: per alcuni la piattaforma, che ha più di 2 miliardi di utenti ed è il luogo virtuale più adatto per scoprire eventi e gestire piccole imprese, è insostituibile. Se pensate di sostituirlo a Snapchat – un’interfaccia confusa per pochi utenti rimasti attivi – sappiate che l’esperienza è radicalmente diversa. Lo stesso ragionamento vale per Instagram (c’è Google Photos, ma è più gestore di album che social network) e per Whatsapp (WeChat è una valida alternativa made in China, che soffre però di altri problemi di privacy). Per il momento c’è Twitter, che con un hashtag riesce a muovere folle indignate.

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