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Su RaiPlay è stato pubblicato per la prima volta Sulla carta sono tutti eroi, uno speciale del 1984 dedicato ad Andrea Pazienza, con Andrea Pazienza La maniera perfetta per festeggiare il settantesimo anniversario della nascita di Paz: vederlo disegnare, parlare, raccontarsi, sorridere.
Sandra Hüller potrebbe stabilire un record che si credeva impossibile: essere candidata all’Oscar 4 volte, per 4 film diversi, nello stesso anno L'attrice potrebbe ricevere una nomination per tutti i film che ha fatto nel 2026: Fatherland, Rose, Project Hail Mary e Digger.
Il politico più popolare in India in questo momento è uno scarafaggio leader del Partito degli Scarafaggi Tutto è iniziato un po' per presa in giro un po' per protesta, ma in nemmeno una settimana il Cockroach Janta Party ha superato su Instagram il Bharatiya Janata Party del Premier Modi.
Una ricerca ha dimostrato che le civiltà non crollano per le catastrofi ma perché iniziano a consumare troppo, che è proprio quello che sta succedendo alla nostra civiltà I ricercatori hanno precisato anche che i futuri in cui ci salviamo non sono impossibili, ma «richiedono condizioni che non vediamo sulla Terra di oggi».
Non poteva che essere Michael Bay il regista del film sull’operazione Epic Fury di Trump in Iran Per l'occasione, il regista ha rimesso assieme la squadra con cui girò 13 Hours, altro notevole esempio di moderno film di propaganda.
SS26, il nuovo singolo di Charli XCX, non è né rock né dance: è moda E anche apocalisse: «Yeah we’re walking on a runway that goes straight to hell», canta Charli nel secondo singolo estratto dal suo nuovo album.
La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che da ora in poi il diritto allo sciopero è protetto dal diritto internazionale In particolare, è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi.
Nel mondo ci sono così pochi ingegneri e ricercatori AI che le aziende di Big Tech li stanno pagando come le superstar dello sport Secondo le stime ce ne sono solo un centinaio in tutto il mondo. E in Silicon Valley sono disposti a spendere qualsiasi cifra per accaparrarseli.

Bryanboy, da influencer a star di TikTok

Storia del blogger, poi influencer, che si è reinventato su TikTok a quasi 40 anni, puntando sull'ironia e la capacità di prendersi in giro.

27 Gennaio 2021

“Nella vita vorrei crederci abbastanza come Bryanboy”, mi chiedo perché nessuno l’abbia ancora usato in una strofa di qualche canzone. Lui stesso su TikTok canta quasi abitualmente, intona «I really don’t care about what / other people think of me», in un modo talmente tanto musicale che numerosi utenti lo hanno ripreso, come @anaperezworld, «forse è il mio TikTok preferito, dovremmo canticchiarcelo spesso». Perché Bryanboy, pseudonimo di Bryan Gray Yambao, è da sempre un personaggio sui generis, un appuntamento fisso per chi segue il settore della moda, che ha iniziato come blogger su Typepad (una delle piattaforme originarie per i blog) nel 2004 quando viveva a Manila, nelle Filippine, con le sue prime traversie digitali proprio mentre Scott Schuman apriva The Sartorialist, Tavi Gevinson fondava Style Rookie, e lui era l’outsider definitivo. Durante il lockdown di marzo si è reinventato di nuovo con quella capacità incredibile di sperimentare la contemporaneità, e a Stoccolma, dove si è trasferito insieme a suo marito, ha iniziato a condividere qualche video su TikTok. Sei mesi e mezzo dopo, aveva superato 1 milione di follower.

Cinque ore fa è atterrato a Parigi per la presentazione delle nuove collezioni. Mascherina, giacca pile e marsupio Celine, visiera anti droplet, “Airport Elegance” gli commentano sotto alla foto di Instagram. Bryanboy, nume tutelare degli influencer, uno dei pochi anche in questo periodo sta provando la gioia di prendere un aereo. Desiderato dai marchi sul posto, anche se la sfilata di Fendi la sta guardando sul pc dal balcone di un hotel parigino, comprensibilmente ha scattato la foto ed è tornato in stanza visto che là ci sono 7 gradi, e oggi piove pure. Il video di TikTok che presenta il suo arrivo a Parigi non c’è ancora ma arriverà presto, è lì per quello. «Su questo strano social network, ogni volta che pubblichi qualcosa legato alla moda devi dare vita a una narrazione», ha spiegato a Business of Fashion a proposito delle sue mini storie, mini sketch, basta con gli influencer che danno un calcio a una scarpa e si cambiano i vestiti. Secondo Bryanboy, che te lo puoi sempre immaginare appollaiato su un divanetto blu giada di velluto tipo donna angelo del canzoniere guinizzelliano con la pelle diafana perfetta, l’estetica fintissima di Instagram è diventata stantia, specialmente durante la pandemia. «Quello che mi piace di TikTok», aveva continuato, «è che rende di nuovo viva la moda», e ti permette di dare sfogo al lato più ironico, magari di fare anche divertire, se sei bravo. Lui lo è.

@bryanboy

What it’s like to go hiking in Gucci The North Face for the first time #TodayWasTheWorst #Hiking #TheNorthFace #TheNorthFaceXGucci

♬ original sound – Bryanboy

Come quando aveva 22 anni, ora ne ha 39, ciò che ha attirato e attira le persone verso la sua vita è stata la caricatura che ha fatto di sé stesso, così oltraggiosamente vanesia e lunatica che la prima descrizione del suo blog riferiva bene, “The adventures of the new moneyed classess bitch from Hell”. Lo seguivi per odio e ammirazione, con quella documentazione candida della night life e le battute politicamente scorrette, la critica alle collezioni che non gli erano piaciute per niente sul blog, la cronaca pedissequa dei suoi movimenti intestinali su Twitter: è stato un meme prima che i meme esistessero. Mentre riempiva «di cibo la tavola e di Chanel l’armadio», come ha ripetuto spesso, i suoi fan aumentavano, tra questi c’è anche Marc Jacobs. Che nel 2008, quando era alla guida di Louis Vuitton, ha dato il suo nome a una borsa. Si narra che per la campagna del 2006 di Fendi si siano ispirati alla sua posa “look-at-my-bag”.

Sul suo profilo TikTok c’è tutto questo. C’è qualche consiglio per essere “iconic”, lui lo definisce “il potere del miao”, ci sono i suoi video più appaganti, quelli Asmr, mentre accarezza diverse borse di diversi marchi, senti che bel rumore che fa Prada, senti come è particolare Valentino. E lui è ironico, si chiama “senior citizen” perché comunque ha un’età, fa satira. In un TikTok suo marito gli requisisce la Bentley e l’American Express, Bryanboy scambia la sua borsa di Chanel con un biglietto dell’autobus per andare a trovare un amico, per sentirsi a proprio agio posa una coperta di cashmere di Hermés sul sedile e stappa una bottiglia di Champagne Cartier che beve con la cannuccia. Si intitola “Ecco com’è andare in autobus per la prima volta”.

A BoF ha detto: «Non sto salvando la vita a nessuno, sono solo un fashionista gay con la passione per le borse. Voglio dare sfogo a me stesso, usare la moda in modo simpatico». Secondo Tribe Dynamics, nel mese di agosto i video di Yambao che mostravano accessori Louis Vuitton, Dior, Saint Laurent, Cartier e Chanel, avrebbero generato un guadagno medio complessivo di oltre 578 mila dollari. Bryan Gray, Dorian Gray, ha dimostrato che sei sei bravo potresti persino non invecchiare mai. «Ma devi avere personalità», aveva risposto a Rachel Tashjian di Gq Us, lei gli aveva chiesto come fosse possibile non stancarsi mai delle sue imprese. «Sono sempre stato io dal primo giorno», one-man-show, «la mia personalità, i personaggi che ho creato, il mio umorismo. È la mia voce la mia valuta», anche questo sarebbe un bel verso per una canzone.

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