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12:43 giovedì 21 maggio 2026
Il video di Itamar Ben-Gvir che tormenta e irride i membri della Global Sumud Flotilla ha unito tutto il mondo nel disgusto A condannarlo sono Francia, Canada, Olanda, Belgio, Spagna, Regno Unito e molti altri, persino gli Stati Uniti e l'Italia.
Succession è finita da un pezzo ma la saga dei Murdoch invece continua: adesso James ha comprato Vox e New York Magazine per farne l’anti Fox News e sfidare Rupert Il valore dell'operazione sarebbe attorno ai 300 milioni di dollari, con Murdoch Jr. che ha detto di voler puntare tutto sul giornalismo di qualità.
Il furto del Louvre, “il furto del secolo”, diventerà un film diretto da Romain Gavras Sarà l'adattamento di un libro-inchiesta che uscirà in Francia il 27 gennaio e che promette di rivelare i contenuti di documenti segretissimi.
L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.
Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).
La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.

Dichiarazione d’interdipendenza

Un romanzo di Saramago sulla penisola iberica costretta a "diventare isola" rivela perché l'Europa ha bisogno di più unione e dipendenza reciproca.

23 Giugno 2016

Nel 2000  – quindici anni fa, o forse prima – un gruppo di creature di buona volontà provò a tracciare una magna charta delle «radici culturali dell’Europa». Cristiane, greche, illuministe, marxiste, protestanti. Diverse stagioni dopo, alla vigilia del fatale referendum inglese – stagioni immerse nel denaro, «il primo orologio digitale della Storia», stagioni di abisso e realismo profondo – comprendiamo che le radici non hanno solo caratteristiche relative, ma anche assolute. Oggi, a un giorno di distanza dai risultati di una consultazione popolare che potrebbe allontanare la città più vibrante del mondo dal continente più ricco e pacifico del mondo, sappiamo che le radici sono quella cosa che si può tagliare. Le radici sono geologia, bulloni della terra: la geopolitica è una questione di terra e mare, come insegna Carl Schmitt, e per questa ragione credo sia giusto, per capire cosa sta succedendo all’Europa, guardare ciò che ha sempre tenuto insieme terra e mare: la letteratura.

cover (3)Nel 1986, trent’anni fa esatti, il grande scrittore portoghese Josè Saramago, poi insignito del Premio Nobel, pubblicò un romanzo che ci può aiutare a capire lo stato delle cose. S’intitola La zattera di pietra e appartiene grosso modo al genere fantastico, anche se poi gran parte della narrazione attinge a registri di sospeso realismo, con inserti saggistici e un tenue guinzaglio allegorico che è presente in molte altre opere dell’autore, ma qui è tenuto corto, fermo, stretto alla necessità. La zattera di pietra racconta di una lacerazione tellurica che colpisce il confine tra Francia e Spagna, consegnando la penisola iberica a un terrificante destino di deriva, distacco, fuga in balìa delle onde atlantiche. In pratica Portogallo e Spagna diventano un’immensa isola che vaga per l’Oceano, troncando di netto il legame fisico con gli altri Paesi, lambendo poi le coste dell’Africa, del Sudamerica, e il nulla permanente del grande vuoto marino. Non c’è niente di più trito che strumentalizzare un’opera letteraria per dimostrare una tesi, e difatti me ne terrò ben lontano, tanto più che rispetto alla Brexit non conosco nessuna persona di buona volontà – cioè non razzista, non regressiva, non intensamente egoista oltre ogni limite umano – che sia a favore della Brexit.

Il punto non è appoggiare o detestare una tesi. E neppure usare un capolavoro – perché è davvero uno dei migliori Saramago che possiate leggere – per corroborare la propria posizione. Ma noi non dobbiamo votare. Noi, da questa parte della Manica, e da questa parte delle Alpi specialmente, dovremmo pensare. E istruirci senza fine alla pratica di libertà suprema che conosco, ovvero identificare il valore positivo più importante che razionalmente riusciamo a cogliere, e muoverci verso di esso nel modo più ampio e circostanziato possibile. Perché non è razionale distruggere il sogno europeo, l’ambizione di una federazione di piccoli Stati molto avanzati in un grande mondo fatto di superpotenze militari e industriali? Perché l’Europa deve e può essere la lavagna in cui si dimostrerà con efficacia la validità di un teorema politico: l’interdipendenza. Non la dichiarazione d’indipendenza, che appartiene a un’altra fase storica: ma, come scrive l’architetto olandese Rem Koolhaas, la dichiarazione d’interdipendenza. Siamo legati finanziariamente, simbolicamente, burocraticamente, spazialmente, commercialmente, linguisticamente. Dobbiamo essere ancora più interdipendenti: nessuna sacca di esclusione dovrà far felice alcuna sacca di salvezza.

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Il romanzo di Saramago è a tutti gli effetti una brutale e bellissima profezia sul destino di disgregazione di un progetto appena accennato, ma assai desiderato: per rendersi conto di quanto ancora ci stia parlando, basta leggere questo paragrafo:

È tempo di spiegare che quanto qui si racconta o si racconterà è la pura verità e può essere verificato su qualsiasi carta geografica, purché abbastanza minuziosa da contenere informazioni apparentemente tanto insignificanti, dato che la virtù delle mappe è proprio questa, di mostrare la riduttibile disponibilità dello spazio, di pronosticare che tutto vi può succedere. E vi succede.

Il romanzo, naturalmente, essendo un grande romanzo, non dipinge uno scenario favorevole e uno sfavorevole rispetto al distacco del subcontinente iberico dalla «madre amorosa»: alla defezione geologica dell’Hispania seguono turbolenze diplomatiche e mediatiche, dopodiché il focus passa dall’idea (è uno di quei libri basati su un’idea, come le opere concettuali-narrative: un filone molto fecondo, a mio parere, ma questa è un’altra storia) ai personaggi, uomini e donne segnati da un insolito destino di naufragio in scala magnum.

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Non è questo il luogo per disaminare la complessa struttura del tema del “diventare isola” presenti nel testo: il mio, a poche ore da una data storica, è un invito alla lettura-sottolineante, una lettura con lapis (una parola latina che condivide il proprio corredo genetico-verbale con la parola “limes”, e va segnalato che il primissimo “segno” dell’incombente strappo: nel romanzo di Saramago è proprio un bastone di legno d’olmo che un contadino disegna sulla pelle della terra, come a tracciare un confine con una rudimentale penna-albero). Vorrei invitare tutti a leggere matita in mano il romanzo: cittadini, amministratori, lettori impegnati o individui preoccupati dal destino della sola area geo-temporale in cui homo homini lupus sia stato messo alla porta per decenni in modo risoluto e continuativo (gli ultimi settant’anni, grosso modo). Leggetelo, annotatelo: quasi sempre, nella tessitura della trama, troverete formule capaci di illuminare la tenebra del meridiano di Greenwich in cui siamo accampati:

Madre amorosa, l’Europa fu addolorata per la sorte delle sue terre estreme, a occidente. Lungo tutta la cordigliera pirenaica i graniti scoppiavano, le fenditure si moltiplicavano, altre strade apparvero tagliate, altri fiumi, altri ruscelli e torrenti sprofondarono nell’invisibile. Sulle cime coperte di neve, viste dall’alto, si apriva una linea nera e rapida come una miccia di polvere, entro cui la neve scivolava e poi scompariva, con un rumore bianco di piccola valanga.

L’Europa è già sul punto di diventare una enorme zattera di pietra, sconvolta da correnti di incalcolabile potenziale destabilizzante. I cittadini britannici, cullati nel dondolio regressivo dello Splendido Isolamento, hanno la chance di trasformare una presa di coscienza in una crocetta (la democrazia è una questione di croci). Ma siamo noi, tutti, dichiarandoci interdipendenti, a forgiare le radici che trasformano una zattera in un pianeta.

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