Hype ↓
22:41 venerdì 26 giugno 2026
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Brand Parade

I marchi più preziosi e importanti del mondo nel 2012. La consueta classifica annuale di Interbrand spiega chi domina il mercato, chi sale e chi scende.

23 Ottobre 2012

In questa rubrica si parla spesso di brand o, quantomeno, questa parola viene nominata un sacco di volte. Ma cos’è un brand? Domanda che sembra scontata e banale, ma che in fondo non lo è. Nel marketing teorico infatti esistono due grandi scuole di pensiero, una di tipo socio-semiotica e l’altra più economico-aziendale.

La faccio breve, non preoccupatevi.

La prima ci dice che il brand sta nella testa delle persone, è una proiezione che ciascuno di noi fa quando pensa ad un marchio sulla base della pubblicità vista, di un’esperienza d’acquisto, dell’immagine del prodotto a cui è associato, del suo prezzo, delle notizie che girano sull’azienda a cui fa capo e da un monte di altre cose. Insomma, una serie di percezioni che provengono dal lato della domanda, cioè dai “consumatori”.

La seconda scuola di pensiero considera invece il brand come un asset aziendale (lo so, asset è sempre una parola difficile da tradurre, ma in questo caso “risorsa” o “patrimonio” potrebbero essere quelle corrette) capace di generare valore a livello aziendale e che quindi, per sua natura, deve essere valutato e quantificato economicamente.

Questa seconda tesi viene abbracciata da Interbrand, azienda multinazionale di consulenza di branding e che da 13 anni pubblica una sorta di hit parade globale dei brand, chiamata appunto Best Global Brands. In questa classifica i brand vengono analizzati con gli stessi occhi di un’analista finanziario, considerando quindi il valore atteso e il rischio associato al brand. Perciò i parametri utilizzati sono: la performance economica dei prodotti e servizi associati al brand, il ruolo del brand nel processo di scelta e acquista da parte della clientela e infine la capacità del brand di continuare a generare margini nel tempo.

Ma vediamola un po’, questa classifica.

Al primo posto si conferma, come da parecchi anni, Coca-Cola con un valore di 77.839 milioni di dollari in crescita dell’8% rispetto al 2011: seppur in una categoria piuttosto indifferenziata come è quella dei soft drink, Coca-Cola riesce ad avere un potere di attrazione e fidelizzazione unico. E poi è riuscita a rinnovarsi costantemente con lanci di prodotto continui, intercettando tempestivamente i trend quando diventano rilevanti, come ad esempio per la bibita gassata a calorie zero differenziandola sessualmente (la Light per il pubblico femminile, la Zero per quello maschile). Al secondo posto si posiziona Apple che cresce rispetto allo scorso anno addirittura del 129%: ora non staremo qui a raccontare per l’ennesima volta quel che ha fatto Apple in questi anni e di come abbia cambiato il nostro modo di vivere, ci basta solo dire che la creatura di Steve Jobs trasformandosi da brand di computer a brand di contenuti è diventata pervasiva. Un brand che invece di clienti ha dei cultori ma che, rispetto ad altri marchi di cult, qui sono milioni e milioni. Una crescita però che non sarà inarrestabile se si considera i recenti casi Foxconn, la falla delle mappe di iOS6 e un iTunes che non si rinnova.

I brand dell’information technology la fanno da padrone (6 brand nella top10), e in nona posizione c’è infatti Samsung (+40% rispetto al 2011) che fino a a decina di anni fa era essenzialmente un’azienda di semiconduttori e di alcuni prodotti consumer di basso costo; l’azienda coreana è riuscita nella difficile impresa di creare un brand quasi da zero, e soprattutto di collocarlo nella fascia premium nei mercato dove opera, diventando leader globale nel mercato a più alta crescita e profittevole, cioè quello degli smartphone, scalzando brand come Nokia (#19 ; -16%) che fino a pochi anni fa era ben presente nella top10 di Interband, ma anche storici brand generalisti come Sony (#40 ; -8%) che solo dieci anni fa sembrava un’icona totalmente granitica. Dice Manfredi Ricca, managing director della sede italiana di Interbrand: «È interessante notare come Samsung abbia avuto un approccio “monolitico” al proprio branding, che si tratti di lavatrici, cellulari o schermi piatti. Sony invece ha condotto una politica più di frammentazione, puntando su singoli brand come Playstation, Vaio e Bravia. Oggi, nell’era delle piattaforme, degli ecostistemi e quindi delle convergenze, l’approccio monolitico di Samsung sembra essere quello vincente». La terza posizione di IBM (75.532 mld $ ; +8%) ci dice che il traghettamento dall’hardware ai servizi per il business in perenne trasformazione è ormai un successo consolidato; la volontà di cambiare ed evolversi è anche la cifra di Amazon (#20 ; +65%) uno dei pochi brand sopravvissuti alla prima ondata internet che, pur continuando a registrare performance da leader dell’e-commerce, si è rimessa in discussione commercializzando il device (Kindle) che potenzialmente potrebbe mettere in pericolo la propria principale fonte di business, ovvero la vendita di libri.

I brand del settore finanziario risentono ancora pesantemente della crisi del 2008 e non non sono più presenti brand come UBS, Barclays (cui pesa lo scandalo Liber) e Zurich. Di contro i tre principali brand delle carte di credito (AmEx, Visa e MasterCard) hanno registrato un aumento del proprio valore.

E i brand italiani? Sono solo tre e ovviamente fanno parte del settore lusso. Gucci (#38 ; +8%) – anche se di proprietà francese – che continua a «bilanciare il concetto di artigianalità italiana con una rilevanza di coolness a livello mondiale», continua Ricca (co-autore peraltro dell’interessante libro Meta-Luxury; Prada (#84 ; new entry), brand con alti tassi di crescita, che è riuscito ad imporsi in mercati emergenti prima che venissero definiti tali, e che oggi li identificheremmo come a rapida crescita. E infine Ferrari (#99 ; +5%) la cui posizione al fanalino di coda non deve far pensare a un insuccesso, anche perché si confronta con brand con giri d’affari dieci o venti volte più grandi.

Ci sarebbero un sacco di altre cose da dire ma, si sa, sul web l’attenzione della lettura arriva fino a un certo punto, quindi chiudiamo qui.

Prima di farlo però vale la pena ricordare che, pur in fase di recessione, i brand forti continuano a incidere sulla cultura e sull’economia globale, non certo per gli investimenti pubblicitari (come molti continuano stancamente a ripetere), ma grazie ad una visione onesta, realizzando prodotti innovativi e capaci di cambiare rapidamente con costanza e coerenza.

(Immagine: una pubblicità della Coca Cola)

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.