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Per entrare nel Board of Peace per Gaza istituito da Trump bisogna pagare un miliardo di dollari

Tutti soldi che verranno investiti nella ricostruzione della Striscia, ha giurato l'amministrazione americana.

19 Gennaio 2026

L’amministrazione di Donald Trump ha confermato che per sedere nel Board of Peace for Gaza, l’organismo voluto dal Presidente per coordinare la ricostruzione della Striscia, è prevista una quota di ingresso pari a un miliardo di dollari. La cifra, richiesta a tutti coloro che vorranno farne parte in maniera permanente, è stata confermata dalla Casa Bianca a Cnn, che descrive il board come il perno attorno al quale l’amministrazione Trump sta costruendo la sua strategia per il futuro di Gaza.

Secondo Bloomberg, che per primo ha rilanciato la notizia, le regole di adesione restano però ambigue, così come il funzionamento di questo organismo. Il versamento non è formalmente obbligatorio, ma chi non paga potrà far parte del Board solo per un massimo di tre anni. L’amministrazione sostiene che tutti i fondi raccolti saranno destinati alla ricostruzione, ma non è ancora chiaro quale organo controllerà che i soldi vengano effettivamente spesi per questo scopo e con quali regole a garanzia della trasparenza di tutte le operazioni, né se i membri avranno tutti gli stessi poteri e gli stessi obblighi o se gli Stati Uniti faranno comunque da leader. A quanto si sa al momento, il board includerà figure vicinissime all’amministrazione Trump: oltre ai nomi del Presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, dell’ex Premier inglese Tony Blair e del Primo ministro canadese Mark Carney, ci sarebbero anche il segretario di Stato statunitense Marco Rubio e il genero del Presidente Jared Kushner.

Rimane anche un mistero se questo organismo verrà o meno riconosciuto dalla comunità internazionale: finora, infatti, solo Ungheria e Argentina hanno espresso intenzione di aderire. Più scettici o apertamente contrari sono gli osservatori indipendenti, che denunciano come il piano tagli fuori completamente i diretti interessanti: non sono previsti infatti rappresentanti diretti di Gaza o dell’Autorità Nazionale Palestinese. Potrebbero invece partecipare a un secondo board, subordinato al primo, da cui però il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha già detto di voler bandire Turchia e Qatar.

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