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14:38 giovedì 14 maggio 2026
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.

TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione

Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.

30 Gennaio 2026

TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle giornaliste palestinesi più seguite sui social e apprezzate nel mondo, senza fornire alcuna spiegazione alla diretta interessata e ad Al Jazeera, che ha interpellato la piattaforma per avere una spiegazione uffil’accaduto. Owda ha denunciato pubblicamente la sospensione permanente del profilo tramite Instagram e X: «TikTok ha cancellato il mio account. Avevo 1.4 milioni di follower e ci ho impiegato quattro anni a costruire quella piattaforma». Ha poi confermato di non aver ancora ricevuto comunicazioni precise sulle ragioni del ban da parte di TikTok, entrato in vigore il 28 gennaio. La giornalista, già vincitrice di un Emmy per il documentario It’s Bisan From Gaza realizzato in collaborazione con Al Jazeera, è diventata famosa a livello internazionale per i video e i reportage pubblicati durante l’invasione della Striscia di Gaza. Nei suoi contenuti – che spesso si aprivano con il saluto «Parla Bisan da Gaza, sono ancora viva» –  documentava la vita quotidiana sotto i bombardamenti e le conseguenze del conflitto israelo-palestinese sulla popolazione civile. La chiusura dell’account ha suscitato reazioni immediate tra attivisti, colleghi e organizzazioni per la libertà di stampa, che parlano di un ennesimo episodio di censura nei confronti dei giornalisti palestinesi.

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È stata Owda stessa a individuare un possibile “mandante” di questo bando, ricordando come il Presidente israeliano Benjamin Netanyahu in un incontro con influencer pro-Israele dello scorso settembre avesse auspicato il passaggio di TikTok Usa a una cordata di imprenditori americani, possibilmente trumpiani: «Dobbiamo combattere con le armi più efficaci sul campo di battaglia in cui ci muoviamo e le più importanti ora sono i social media» aveva dichiarato Netanyahu all’epoca «spero che l’operazione vada in porto, perché può avere conseguenze fondamentali». TikTok non ha ancora pubblicato dichiarazioni ufficiali sul caso, silenzio che alimenta ulteriormente le voci di un inasprimento della censura politica sulla piattaforma dal momento in cui è diventata di proprietà americana. In molti (Owda compresa), in queste ore, stanno ricondividendo, come una implicita spiegazione di quello che è successo, un frase pronunciata da Adam Presser, il nuovo Ceo di TikTok Usa. Presser spiega, durante un incontro in cui ha preso parte al World Jewish Congress tenutosi a maggio del 2025, che, quanto era Head of Operations di TikTok negli Stati Uniti, fece in modo che  «l’uso del termine sionista come sostituto per un epiteto razzista fosse considerato hate speech». Secondo Presser, sulla piattaforma l’uso della parola sionista dovrebbe essere consentito solo se usata in frasi come «sono un orgoglioso sionista». 

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