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16:30 lunedì 4 maggio 2026
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i lavoratori per sostituirli con l’AI «L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari», si legge nella sentenza.
Palantir ha lanciato la sua giacca da lavoro anche se nessuno l’ha chiesta e nessuno la vuole Anche perché non costa neanche poco: 239 dollari per un oggetto brandizzato da una delle aziende più controverse e criticate del mondo.
Fred Again ha messo tutti i pezzi che ha suonato nel suo USB002 tour in un video lungo 108 ore e l’ha pubblicato su YouTube Secondo gli storici di YouTube, è il video più lungo mai pubblicato dalla piattaforma. Anche uno dei più belli, ci permettiamo di aggiungere.
Costruirsi un cyberdeck è diventata l’ultima forma di protesta contro la prepotenza di Big Tech Sono piccoli computer "artigianali", costruiti con pezzi vecchi, economici e di seconda mano, e personalizzati in ogni modo possibile e immaginabile.
Tolti gli Stati Uniti, l’Italia è il Paese in cui Il diavolo veste Prada 2 sta incassando di più in tutto il mondo Il film sta infrangendo record su record al botteghino italiano: ha già superato il milione di presenze in un solo fine settimana di programmazione.
Si è svolta in Colombia la prima conferenza dei Paesi che vogliono abbandonare per sempre i combustibili fossili Vi hanno preso parte 57 Paesi (compresa, a sorpresa, l'Italia). L'obiettivo è liberarsi della dipendenza dal fossile immediatamente.
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.

Azzurro Tenebra

03 Maggio 2011

Di cosa si tratta: Azzurro Tenebra è un romanzo del 1977 di Giovanni Arpino (1927 – 1987), scrittore e giornalista; sportivo ma non solo. Scrisse per La Stampa e Il Giornale, fu amico di Gianni Brera e Indro Montanelli. Tra gli altri premi vinse uno Strega (1964 per L’ombra delle colline) e un Campiello (1972 per Randagio è l’eroe). Da Il buio e il miele (1969) sono tratti due film – il secondo è il remake del primo: Profumo di donna (1974) di Dino Risi con Vittorio Gassman e Scent of a woman (1992) di Martin Brest con un Al Pacino premiato dall’Oscar. In poco più di 200 pagine Arpino racconta l’eliminazione al primo turno (in gruppo con Haiti, Argentina e Polonia) della nazionale italiana dal mondiale di Germania ’74. Un mondiale che seguì da inviato presso il ritiro azzurro di Ludwisburg, a stretto contatto con i protagonisti di quell’impresa alla rovescia (Riva, Facchetti, Valcareggi, Bearzot, Rivera, Mazzola, Capello, Chinaglia, Benetti, Zoff ma anche Carlo Parola, Italo Allodi) che trovano spazio sotto pseudonimi e soprannomi assolutamente riconoscibili. Uscito in origine per Einaudi il libro è stato ristampato nel 2009 da Spoon River.

Cos’era Ieri: Dalla quarta di copertina dell’edizione Einaudi del 1977: “Dopo quasi cent’anni la punta d’iceberg d’un romanzo emerge dall’oceano dello ‘spettacolo calcistico’ considerato tanto straordinario quanto inafferrabile. Non una storia, non una cronaca o un saggio ma un autentico romanzo in grado di restituire gli umori e le verità del mondo che giostra intorno al pallone. Il luogo: quella porzione di Germania dove la Nazionale Azzurra naufragò durante i campionati mondiali del ’74. I protagonisti: dal Bomber al Golden Boy, da San Dino allo Zio all’ ‘ideale’ Giacinto, nomi e nomignoli che tutti sanno penetrare nella loro identità anagrafica. All’intorno: giornalisti famosi, fotoreporter e cani lupo, Pelè e mister di ogni risma, una valanga di illusioni. Fa da drammatico coro il popolo degli emigrati italiani nel Baden-Wurtetemberg, con la sua soma di fatiche, delirii, rabbie sociali. La vicenda, pur basandosi su fatti scrupolosamente reali, spreme da sé una carica interpretativa ricca di frecce. È tragica e comica, epica e patetica, generosa e cinica. (…) Per tutti coloro che vivono, amano, discutono di football e di giornalismo, ‘Azzurro tenebra’ è prototipo unico, che segna una data”.

Cos’è Oggi: Il momento ideale per porsi alla lettura o rilettura di questo libro era, ovviamente, l’estate scorsa (magari con una diretta RAI in sottofondo); nei giorni in cui la nazionale italiana cadeva in Sudafrica sotto i colpi di una serie di parvenu dell’aristocrazia pallonara: Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Molte le similitudini tra Sudafrica 2010 e Germania 1974: due gruppi logori reduci da due grandi mondiali (il ’70 fu l’anno di Italia – Germania 4-3, anche se poi un Brasile da fantascienza ci umiliò in finale; il 2006 fu l’anno di Cannavaro, Grosso e Caressa a Berlino); due allenatori tanto gloriosi quanto discussi per l’attaccamento ai propri senatori (Valcareggi e Lippi); due Italie in equilibrio su diversi tipi di voragine (il ’74 fu l’anno del primo omicidio BR, l’estate scorsa ebbe inizio l’infinita fine del Berlusconismo in cui ancora ci troviamo) e, quindi, un giornalismo del tutto inadeguato a raccontarne tanto i tracolli politici quanto quelli sportivi. Con l’eccezione – oggi come ieri (ma forse ieri più di oggi) – di alcuni “taccuini”, tra cui quello di Arpino.

Tra le cose che colpiscono di Azzurro Tenebra è la lingua – una lingua colma di termini ormai scomparsi dall’uso, che non si vergogna di raccontare per affabulazione né di scolpire psicologie e personaggi dentro i loro appellativi (il Bomber, lo Zio, il Vecio). Una lingua riccamente piemontese al netto di avanguardie, afasie postmoderne e imbarbarimenti culturali che oggi suona quasi ingenua, più simile al ciceroniano che alla nostra; una lingua con la quale Arpino si aggira nei gironi infernali della massima espressione conosciuta dell’italianità: il mondiale di calcio e il circo Barnum che si porta appresso.

Reporter fantozziani dediti alle più basse forme di piaggeria (le “Belle gioie”), bastiancontrari di mestiere incapaci del più elementare discernimento critico (le “Jene”), faccendieri politici e governi ombra dentro e fuori gli spogliatoi, l’infinita e contradditoria confusione dell’opinione pubblica della penisola. La scena madre si svolge durante una conferenza stampa. Il giorno prima Chinaglia ha mandato platealmente a quel paese Valcareggi, reo di averlo sostituito durante Italia – Haiti, e quindi lo si deve redimere agli occhi dell’Italia, degli italiani, di quel motore immobile che chiamiamo “la gente”:  “Come sarebbe andato a finire quel simulacro di processo lo si capiva dai volti soddisfatti delle Belle Gioie che occupavano le prime file. Esse già gustavano l’abbraccio conclusivo. Già erano pronte a distendere, sulla ferita e la circostante piaga, il loro repertorio di interpretazioni patriottiche, elogi per la saggezza dei capi (…) per la tinta democratica di quel pomeriggio (…) Che sì, il Giorgione aveva peccato, portato sconquasso, infranto i vangeli non scritti ma anche questa manifestazione doveva essere accolta come segno d’amore, di attaccamento alla maglia, al dovere. Sì, tutto era contro di lui, la teoria e la prassi ma chi giudica sa che i giovani non devono venire oppressi, non vanno irregimentati”.

«A te la linea Varriale»

«Grazie Mazzocchi»

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