Un reportage dall'America che sta scomparendo per far spazio ai data center, "mostri" che divorano terra e acqua, che tolgono il sonno e la pace a chi ci vive accanto. Tutto per far funzionare le intelligenze artificiali.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI
È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Sempre più scrittrici e scrittori stanno iniziando a utilizzare termini estremamente gergali, a usare una punteggiatura inutilmente esuberante e a inserire volutamente nei testi degli errori per evitare che la loro scrittura venga scambiata per AI. Si può chiamare test di Turing (che valuta la capacità di una macchina di esibire un comportamento intelligente) al contrario: mentre i testi generati dall’AI invadono internet e sempre più lettori cercano di capire quali scrittori usino questi strumenti, una delle possibili risposte elaborate dagli autori è questa. Ciò significa che chi scrive senza l’aiuto delle macchine si trova ad affrontare un problema che nessuno scrittore si è mai dovuto porre prima: trovare il modo di sembrare più umano di una macchina addestrata a imitare alla perfezione gli esseri umani.
Tra le cose che si possono fare per evitare di essere additati come utilizzatori seriali di AI, e che sempre più scrittori e scrittrici fanno, c’è impiegare in un certo modo la punteggiatura. Per esempio: un maggior utilizzo dei punti esclamativi, usare i trattini più corti (–) rispetto a quelli usati più lunghi dalle AI. Anche la struttura delle frasi è diversa e questa diversità va sempre più accentuata, a meno che non si voglia essere accusati di intelligenza con il nemico tecnologico. Come spiega la scrittrice Sarah Suzuki Harvard al The Wall Street Journal, «è come il nuovo maccartismo. È semplicemente pazzesco che la gente chieda la prova di qualcosa che non si può provare». Le analisi suggeriscono che tra i tratti distintivi attuali ci sia un uso eccessivo di frasi come “piuttosto che” ed “essenziale per”. Allo stesso tempo, i testi riscritti da esseri umani vengono sempre più spesso segnalati come generati dall’AI quando sottoposti all’esame di rilevatori a loro volta AI, un fatto spiegabile con la tendenza sempre più diffusa di leggere testi effettivamente generati dall’AI e quindi di scrivere alla stessa maniera. Per questo, uno dei pochi metodi che assicurano di non essere scambiati per una AI è commettere degli errori grammaticali, inciampo in cui le macchine non incappano oggettivamente mai (di errori di altro tipo invece ne fanno e tanti: si chiamano allucinazione e qualcuno ci ha costruito una copia di Wikipedia dedicata).
Le polemiche sugli autori che usano l’IA fanno regolarmente notizia, come a marzo, quando l’editore Hachette ha ritirato il libro Shy Girl (ne abbiamo parlato qui) a causa delle accuse secondo cui fosse stato in parte scritto dall’IA (l’autrice ha detto di non aver usato personalmente l’Ai). A crescere è anche il numero dei “detective da poltrona” che scandagliano la rete armati di Ai per il riconoscimento dell’AI. Analisi e sospetti spuntano spesso sul subreddit “isthisAI”.