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07:29 sabato 15 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Israele vuole fare causa al New York Times per un’inchiesta che racconta le violenze sessuali dei soldati dell’IDF sui prigionieri palestinesi

L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».

15 Maggio 2026

L’inchiesta del New York Times, intitolata “The silence that meets the rape of palestinians” (“Il silenzio che accompagna lo stupro dei palestinesi”), ha scatenato una reazione furiosa da parte del governo israeliano. L’articolo racconta l’uso sistematico della violenza sessuale sui detenuti palestinesi all’interno delle carceri israeliane, incrociando le testimonianze dei sopravvissuti con i rapporti dell’Onu e delle principali organizzazioni per i diritti umani. La portata delle accuse e delle testimonianze è tale che l’ufficio di Netanyahu non si è limitato alla smentita diplomatica, ma ha annunciato l’intenzione di intraprendere un’azione legale senza precedenti contro la testata statunitense, definendo il pezzo come una delle «menzogne più orribili mai rivolte contro lo Stato di Israele nella storia del giornalismo moderno».

Al centro dello scontro, come scrive il Financial Times, c’è una contestazione specifica riguardante l’accusa di aver addestrato cani per partecipare agli abusi, un dettaglio che il governo e i gruppi di attivisti filoisraeliani hanno indicato come pura distorsione. Sebbene la strategia di Netanyahu e del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar (che ricalca le tattiche di aggressione legale verso i media tipiche di Donald Trump) punti a delegittimare l’intera inchiesta, l’eventuale causa negli Stati Uniti dovrà scontrarsi con la protezione del Primo Emendamento. La già documentata difficoltà nel vincere una causa per diffamazione contro il giornalismo investigativo americano suggerisce – come già in altri casi, sistematicamente – che l’intentare una causa per diffamazione abbia una valenza più politica che giudiziaria, mirata a compattare l’opinione pubblica interna e a smentire le atrocità che, al di là del singolo dettaglio contestato, continuano a emergere dai rapporti internazionali.

L’articolo del New York Times pubblicato questa settimana, scritto da Nicholas Kristof (che tra le cose ha vinto due volte il Premio Pulitzer), si basa su precedenti reportage del giornale. Include le testimonianze di più di una dozzina di persone che hanno dichiarato di essere sopravvissute a violenze sessuali mentre erano sotto la custodia dei servizi di sicurezza israeliani. L’articolo è stato, come afferma il NYT, «ampiamente verificato e confrontato con altre ricerche, notizie e pareri di esperti indipendenti». Gli abusi sessuali sui prigionieri palestinesi sono stati oggetto di dibattito politico, legale e sociale dall’agosto 2024, quando è stato diffuso un video di sorveglianza che mostrava un apparente abuso su un prigioniero. Le nove guardie della prigione riprese in quel video sono state infine accusate di abuso aggravato e lesioni personali.

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