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Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».

L’Arabia Saudita vuole diventare una destinazione turistica

28 Aprile 2016

L’Arabia Saudita punta sul turismo. Obiettivo non da poco per un Paese dove, dal momento che vige una delle interpretazioni più strette della legge islamica, è proibito bere bevande alcoliche, le donne non possono guidare, vige la separazione tra i sessi nei ristoranti e sono vietati molti passatempi altrove considerati più che innocui (fino a qualche mese fa non c’erano nemmeno i cinema: il primo ha aperto a dicembre).

Eppure il principe ereditario Mohammed bin Salman ha annunciato in questi giorni che desidera trasformare il Paese in una destinazione vacanziera per «i turisti di tutte le nazionalità», riporta il Washington Post. L’annuncio si inserisce in un più ampio piano di riassestamento economico del regno, un documento intitolato Saudi Vision 2030 e pubblicato nei giorni scorsi, in cui la monarchia Saudita dichiarava l’intenzione di diversificare la sua economia, finora monopolizzata dal settore petrolifero, in modo da ridurre la propria dipendenza dagli introiti del greggio.

SAUDI-CULTURE-JANADRIYAH

Attualmente soltanto il 2,5 del Pil Saudita deriva dal turismo, mentre  il 50 per cento dipende dal petrolio, notava il Post. Finora il turismo però si è concentrato soprattutto sui pellegrinaggi religiosi: l’Arabia Saudita infatti ospita sia La Mecca che Medina, due luoghi molto santi per l’Islam, che infatti richiede ai suoi fedeli di visitare La Mecca almeno una volta nella vita. Il problema è che i pellegrini tendono a spendere poco rispetto agli altri turisti.

L’obiettivo dunque è attirare turisti, non pellegrini, e il principe ha ordinato di costruire attrazioni di prima categoria, specie nelle coste del Paese. Inoltre il principe ha detto di volere costruire musei, spiegando che aumentare il turismo è anche una questione di «orgoglio nazionale» e non solo di portafogli. Resta da chiedersi però se, con tutte le restrizioni, opprimenti anche per i canoni di altri Paesi islamici, davvero l’Arabia Saudita possa diventare una località attraente. Ci ha già provato in passato, ma con scarsi risultati.

«La verità è che è inconcepibile che il regno possa diventare una destinazione turistica senza alterare in modo fondamentale le sue politiche sociali e religiose», ha detto Toby Matthiesen, un esperto del Paese dell’università di Oxford. L’analista della Brookings Institution Bruce Riedel l’ha messa giù in modo più diretto: «Per attirare turisti russi e occidentali, hai bisogno di alcol e bikini. Il clero Saudita non accetterà mai una cosa del genere».

Donne saudite a una fiera dell’artigianato di Jedda, gennaio 2016 (foto: STRINGER/AFP/Getty Images), ragazze  al festival della cultura di Al-Thamama, un villaggio nei pressi della capitale, febbraio 2016 (FAYEZ NURELDINE/AFP/Getty Images)
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