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A causa della crisi climatica, l’Antartide è sempre più verde

07 Ottobre 2024

Nel 1986 dall’analisi di immagini satellitari dell’Antartide si era appurato che soltanto un kilometro quadrato in tutto il continente era coperto da vegetazione. La stessa analisti condotta adesso mostra 12 kilometri quadrati di vegetazione, una quantità più di dieci volte maggiore rispetto alla precedente rilevazione, un aumento verificatosi in gran parte tra il 2016 e oggi. Non che l’esistenza e la drammaticità avessero della crisi climatica avessero bisogno di ulteriori prove a loro sostegno, ma persino i più scettici dovranno ammettere che non è normale che la vegetazione aumenti con questa velocità in mezzo ai ghiacci eterni.

Non è neanche il primo inquietante indizio di questo tipo, tra l’altro: la stessa cosa, anche se a una velocità minore, sta succedendo anche nell’Artico. La gravità della crisi climatica è ormai tale che nel 2021, per la prima volta da quando questo tipo di fenomeno viene registrato e studiato, è caduta pioggia e non neve sulla calotta glaciale groenlandese, lo strato di ghiaccio che copre l’80 per cento del territorio del Paese. Come riporta il Guardian, lo studio sulla diffusione della vegetazione in Antartide è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Geoscience. Il co-autore dello studio, il professor Thomas Roland dell’Università di Exeter, ha spiegato che l’aumento così importante e così rapido della vegetazione in Antartide, se dovesse continuare, arrecherebbe dei danni irreversibili a un ecosistema tra i più fragili e complessi del pianeta.

Come in tutte queste situazioni, a spaventare è la reazione a catena. Il muschio che ora si trova in Antartide ha cominciato a diffondersi in maniera rilevante a partire dal 2016, anno in cui si è registrato un’importante diminuzione dei ghiacci. L’aumento della temperatura dell’acqua marina ha portato a condizioni favorevoli per la crescita della vegetazione. Il muschio ha iniziato a coprire la roccia lasciata scoperta dallo scioglimento dei ghiacci. Gli scienziati temono che si arrivi presto al prossimo anello della reazione a catena: il muschio che cambia la composizione del terreno e lo rende più “ospitale” per altre forme di vegetazione aliene all’ecosistema antartico.

L’altra cosa che si ripete sempre uguale quando si parla di fatti come questo è la soluzione proposta dagli scienziati. La ripete anche Roland: bisogna diminuire le emissioni e sperare che il danno non sia ormai irreparabile.

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