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09:25 giovedì 26 febbraio 2026
L’Isis sta invitando i suoi miliziani a imparare a usare l’AI per diventare «jihadisti migliori» E sta fornendo anche delle pratiche guide per capire quale delle numerose AI oggi disponibile si presta meglio a ogni jihadistico proposito.
Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.
Dopo la giacca dedicata agli Oasis, Lidl ci riprova con una borsa a forma di carrello della spesa La trolley bag firmata dallo studio di design di Nik Bentel si può vincere iscrivendosi a un concorso sul profilo Ig della catena di supermercati
A Milano ha aperto BAOL, la prima biblioteca a offerta libera della città, pensata per i lettori in difficoltà economiche Si trova in viale Molise n. 47 e funziona così: chi vuole prendere in prestito, prende in prestito; chi vuole comprare, paga quel che può.
Un partito dell’estrema destra polacca che si chiama Nuova speranza, come un film di Star Wars, ha dovuto cambiare nome e ora si chiama L’impero colpisce ancora, come un film di Star Wars Il curioso cambio di nome è stato necessario per evitare la cancellazione, decisa da una sentenza di un tribunale di Varsavia per questioni finanziarie.
Aimee Lou Wood sarà Jane Eyre in una nuova serie che certifica come le sorelle Brontë siano tornate di moda Dopo il successo di "Cime tempestose" anche il classico di Charlotte Brontë avrà un nuovo adattamento, con protagonista la star di Sex Education.
Cinque anni dopo lo scioglimento, i Daft Punk hanno pubblicato un nuovo video Si tratta del video ufficiale di "Human After All" e contiene immagini Electroma, il loro film di fantascienza del 2006.
Una battaglia di palle di neve organizzata in un parco di New York è degenerata quando i partecipanti hanno iniziato a prendere a palle di neve la polizia Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".

In America neri, latini e asiatici sono più esposti al Coronavirus

07 Aprile 2020

«I neri, al 46 percento, e i latini, al 39 per cento, hanno circa il doppio delle probabilità di contrarre il COVID-19 rispetto ai bianchi». È quanto spiega Ibram X. Kendi, professore all’American University e direttore del Centro di ricerca americano anti razzismo, all’Atlantic. Durante le scorse settimane, l’esperto ha infatti richiesto a numerosi laboratori tra tutti gli stati americani di iniziare a riferire i dati demografici delle persone sottoposte a test, delle persone infette, ospedalizzate e uccise dal Coronavirus. «Quando esamino le informazioni che mi arrivano a livello demografico, mi sembra palese che in America la pandemia stia colpendo prevalentemente le persone non bianche», continua l’esperto, spiegando come una simile disparità sia relativa ad alcune specifiche situazioni: la prima, quella dello svolgimento di lavori con scarse tutele e scarse condizioni igieniche, specie per chi si trova in America senza documentazione.

Dai dati emerge infatti che nel Michigan, ad esempio, i neri americani rappresentano il 14,1 per cento della popolazione dello stato, nonché il 40 per cento dei decessi per Coronavirus. Nella contea di Washtenaw, poi, il 48 per cento dei residenti ricoverati in ospedale con il Coronavirus sono neri, sebbene i neri costituiscano solo l’11 per cento della popolazione nella contea. Dal censimento diffuso dal New York Times il primo aprile, «si evince che i neri, i latini e gli asiatici siano le persone a essere infettate e a morire più facilmente per la pandemia. Tra le ipotesi più plausibili, il fatto che molti di loro potrebbero essere immigrati privi di documenti, che stanno ancora cercando di prendere le distanze dal grande virus della xenofobia diffusa dal trumpismo vivendo ai margini della società, in condizioni precarie. E dal nuovo virus, quello del COVID-19, non si riescono a proteggere», aggiunge. Perché abbandonare i loro lavori e rimanere a casa potrebbe significare perdere tutto, essere espulsi. Rivolgersi a un ospedale per curarsi, senza documentazione, anche.

Si consideri inoltre che «nessun gruppo di americani potrebbe essere più vulnerabile al COVID-19 dei carcerati e dei senzatetto. E circa il 40 per cento delle persone che vivono senza fissa dimora appartiene alle cosiddette minoranze etniche, così come il 56 per cento della popolazione carceraria». Nessuno comunque può dirsi al sicuro dal virus, conclude Kendi. «Se i neri sono probabilmente i più vulnerabili al Coronavirus nella maggior parte delle città, tra le tendopoli dei senzatetto e le carceri, i bianchi sono probabilmente i più vulnerabili nelle case di cura, in cui quasi quattro persone su cinque sono bianche. È un discorso che ci tocca tutti, senza distinzioni».

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