In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.
Un gruppo di scienziati è sceso 20 mila leghe sotto i mari e ci ha trovato 200 mila fusti di scorie radioattive
Tra il 1950 e il 1990 la Francia e altri Paesi europei hanno gettato rifiuti nucleari nell'Atlantico settentrionale. Tutti quei fusti di scorie sono ancora lì.
Granchi, spugne e anemoni non hanno niente in comune con migliaia di fusti di scorie radioattive. Se non che, a oltre 4700 metri di profondità nell’Atlantico settentrionale, questi due mondi sono stati costretti – da noi esseri umani, si capisce – a incontrarsi e convivere. Le scorie radioattive sono di provenienza europea, risalgono al periodo compreso tra il 1950 e il 1990, da quando Francia e altri Paesi del vecchio continente hanno pensato di far trasformare un pezzo di fondale dell’Oceano Atlantico in una discarica nucleare a mare aperto. Una spedizione di monitoraggio, nel 2025, aveva già verificato – da ragionevole distanza – la situazione, contando 3355 contenitori. Ora, una trentina di scienziati a bordo della nave da ricerca francese Pourquoi Pas? Hanno stimato che il numero di barili si attesti in realtà sulle centinaia di migliaia. Duecentomila, per la precisione.
Come si legge su Surfer, visti da vicino, almeno una parte dei fusti è in quello che gli scienziati chiamano stato di decomposizione avanzato, con punti di corrosione tanto profondi da non poter escludere la presenza di perdire. Nessuno, d’altra parte, aveva previsto che restassero chiusi. Il piano dell’epoca era che il contenuto si disperdesse un po’ alla volta nelle profondità, e quel piano sta procedendo alla grande, in effetti. Patrick Chardon e Javier Escartín, co-autori della ricerca, hanno raccolto intorno ai barili sedimenti, acqua, organismi e microbi, e li hanno confrontati con quelli del fondale roccioso vicino. La vita ha colonizzato i fusti, e questo dice agli scienziati qualcosa sulla resistenza e (forse) sull’adattabilità degli ecosistemi delle profondità oceaniche. Non dice che le scorie radioattive siano innocue, ma suggerisce che la situazione ecologica laggiù possa essere più complicata del semplice «fusti cattivi, tutto morto». All’interno dei campioni è stato trovato anche cobalto 60, niobio 94, cesio 137, americio 241. Gli ultimi due sono isotopi “di scarto”, solitamente generati dai test condotti sulle armi nucleari.
Quanto tutto questo sia entrato negli organismi che ci vivono sopra ancora non si sa, e sulla gravità della contaminazione non c’è certezza. I primi risultati li ha pubblicati il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, e il lavoro continua.