La founder del brand Nöl Collective, Yasmeen Mjalli, ha definito la richiesta della cantante un vero e proprio «intervento divino».
Converse ha rimosso una campagna pubblicitaria perché accusata di fare espliciti riferimenti al Ku Klux Klan
Una gonna bianca, un fascio di luce bianca che proietta a terra una stella, scarpe Converse tutto attorno. E poi accuse di razzismo e di istigazione alla violenza.
«No, you’re not crazy. Yes, the Converse ad is racist. Yes, it looks like a Klan outfit. Yes, it looks like a lynching. And no, “it’s just a shoe ad” is not a defense» ha scritto un utente su X.
Ma come ci è finito Converse in un ginepraio di accuse di razzismo e incitazione al linciaggio? Ha a che fare con l’ultima campagna globale che, secondo molti utenti contiene espliciti e inquietanti riferimenti visivi al Ku Klux Klan (KKK) e alla tragica storia dei linciaggi razziali negli Stati Uniti. La controversia, discussa e combattuta principalmente su X e TikTok, è iniziata dopo la pubblicazione (e l’analisi) di due distinti servizi fotografici andati online tra la fine di agosto e la metà di settembre 2026.
Il primo (e anche il più discusso) elemento della campagna mirava a promuovere i nuovi modelli di sneaker Chuck 70 X e Run Star Crush. Come volto era stata scelta la cantante sudcoreana Karina, stella del K-Pop e membro del celeberrimo gruppo Aespa. Nello scatto principale, l’artista veniva ritratta al centro di un forte fascio di luce sagomato a forma di stella – elemento iconico del logo Converse – indossando una gonna bianca, lunga e fluttuante. La combinazione delle luci e delle ombre proiettate sul tessuto bianco a diversi utenti ha ricordato un po’ troppo il sanito, il cappuccio bianco a punta indossato dai membri dell’organizzazione suprematista bianca Ku Klux Klan. Inoltre tra le mani aveva un paio di sneakers scure dal taglio alto lasciate penzolare nel vuoto. La sagoma delle scarpe sospese al fianco della figura bianca è stata interpretata come una macabra rievocazione dei piedi di una vittima di impiccagione. L’accostamento ha ricordato la precisa ritualità osservata dal Ku Klux Klan m. L’organizzazione terroristica, nata in America nell’Ottocento per “difendere” la supremazia bianca, utilizzava proprio i cappucci bianchi e i linciaggi per impiccagione per terrorizzare la comunità afroamericana e questa pubblicità ha drammaticamente risvegliato negli utenti questo violento immaginario.
Se la prima campagna poteva lasciare spazio ad un ragionevole dubbio sulla, la benzina sul fuoco è stata riaccesa da altre immagini, successivamente pubblicate. Nella scorsa campagna in collaborazione con Palmes.society, foto inizialmente diffusa dall’account ufficiale di Converse Mexico – venivano infatti mostrati dei modelli vicino ad un albero. Niente di strano direte: peccato che uno di questi era posizionato su una scala intento ad appendere un paio di scarpe lasciate penzolare da un ramo. Molto difficile per gli utenti allora non riportare la mente alla dolorosa iconografia dei neri linciati nel sud degli Stati Uniti, storicamente legata alla metafora dei “corpi appesi come strani frutti” descritta nel brano Strange Fruit di Billie Holiday.
Converse ha risposto ritirando immediatamente la campagna da tutti i canali rilasciando una nota ufficiale di scuse: «Siamo profondamente dispiaciuti. Comprendiamo perfettamente perché queste immagini siano risultate offensive e sconvolgenti. Riconosciamo di aver commesso un grave errore di valutazione nel processo creativo e di approvazione. Stiamo lavorando per rimuovere i contenuti ovunque siano apparsi; questo non sarebbe dovuto accadere e faremo di meglio».