La Gobi Jacket di Parajumpers ha vestito per vent'anni piloti e ricognitori tra le nevi: oggi celebra quel compleanno con una mostra, ricordandoci come l'esplorazione di sé e del mondo che ci gira intorno non ha a che fare (solo) con la latitudine.
Olivia Rodrigo ha salvato il brand di una designer palestinese semplicemente indossando uno dei suoi vestiti
La founder del brand Nöl Collective, Yasmeen Mjalli, ha definito la richiesta della cantante un vero e proprio «intervento divino».
È rosa, in seta grezza, corto e con le spalle scoperte. Sul tessuto spiccano delicati ricami color borgogna con perline che raffigurano uccelli dalle ali spiegate, il tutto firmato Nöl Collective. La notizia è diventata nota perchè questo esatto vestito rosa, è stato indossato da Olivia Rodrigo durante la conferenza stampa del Daisy Chain Fields Festival, salvando in questo modo il brand dal fallimento, fortemente compromesso a causa delle conseguenze della guerra. In un post Instagram, il brand ha raccontato i dettagli della preparazione del tessuto e il cartamodello – minuziosamente confezionato da Zio Ibrahim e Zia Adileh – e da altri 9 artigiani. Il tutto quindi totalmente fatto a mano e assolutamente palestinese.
In un’intervista a Vogue Arabia, la fondatrice Yasmeen Mjalli, ha definito la richiesta della cantante un vero e proprio «intervento divino», arrivato in un momento molto drammatico. «Ero esausta, pensavo che quello sarebbe stato il nostro ultimo sforzo prima di chiudere», ha confessato. Il marchio, fondato nel 2020 a Ramallah con l’obiettivo di preservare l’artigianato e le tradizioni tessili palestinesi attraverso il lavoro di cooperative femminili e ricamatrici, era infatti allo stremo a causa di enormi ostacoli logistici. Poco prima, una spedizione dall’India di lana tessuta a mano e tinta naturalmente, destinata alla collezione autunnale, era stata trattenuta per mesi e poi distrutta dalla dogana israeliana. Nel tentativo di trovare materiali alternativi, Mjalli era stata bloccata dai blocchi stradali dell’esercito israeliano fuori Ramallah: l’unico materiale disponibile era rimasto proprio quel tessuto di seta grezza rosa. Come se non bastasse, a causa delle infinite difficoltà di spedizione sul territorio, l’abito è stato consegnato a Los Angeles fisicamente da due volontari, che lo hanno trasportato all’interno del proprio bagaglio a mano.
Tutto bene quel finisce bene però. Il ritorno d’immagine e il conseguente incremento degli ordini derivati dall’apparizione pubblica di Rodrigo hanno garantito a Nöl Collective la liquidità e la stabilità finanziaria necessarie per continuare a produrre abiti totalmente handmade e totalmente palestinesi.