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Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York «Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
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Fidatevi, sulla crema solare

Storia di un discorso inventato. Ovvero come uno dei primi articoli virali della storia di Internet, falsamente attribuito a Vonnegut, ha influenzato la cultura pop, da Baz Luhrmann a Battiato.

05 Marzo 2014

Mary Theresa Schmich ed io abbiamo due cose in comune, o così almeno mi piace pensare: siamo tutte e due giornaliste e nessuna di noi è tanto famosa da essere invitata a tenere un discorso a una cerimonia di laurea. Lei, a dire il vero, un po’ famosa lo è, ha pure vinto il Pulitzer nel 2012, ma non quanto basta per essere invitata a tenere un commencement speech in un’università prestigiosa come Harvard o il MIT (robe da Steve Jobs o Bill Clinton), che poi in questa storia è un dettaglio non trascurabile.

Ah, questa è la storia di come un discorso immaginario per una cerimonia di laurea immaginaria è finito per lasciare il segno sulla cultura pop contemporanea, da Baz Luhrmann a Chris Rock, passando per Franco Battiato. Di come un’arringa inesistente pubblicata un po’ per scherzo, perché si può dire scherzando anche quel che si pensa veramente, su un giornale locale, è diventato uno dei primi tormentoni di Internet, quando Internet era ancora in una fase adolescenziale. Nonché protagonista di una leggenda metropolitana che lo vorrebbe un discorso vero, attribuito a Kurt Vonnegut, per giunta.

Mary Theresa Schmich ha scritto il suo pezzo della vita quando aveva 43 anni ed era “strafatta di caffè ed M&Ms”, nelle sue stesse parole. Stavano finendo la primavera e l’anno scolastico del 1997, quando pubblica sul suo giornale, il Chicago Tribune, una column zeppa di consigli rivolti ai laureandi di quell’anno.

L’articolo, il cui titolo potrebbe essere liberamente tradotto “consigli ai giovani, probabilmente parole al vento”, comincia proprio da una presa d’atto da parte dell’autrice del fatto che difficilmente qualcuno mai l’inviterà a tenere un discorso a una cerimonia di laurea. E, visto che tenere un discorso a una cerimonia di laurea è il sogno proibito di molti adulti smaniosi di trasmettere la loro saggezza, cioè di pontificare, ai ventenni, non le resta altro che scriverne uno immaginario, insomma i consigli che darebbe a un gruppo di neolaureati se mai un’università dovesse chiederle di farlo.

“Non preoccupatevi del futuro, oppure preoccupatevi, ma rendendovi conto che preoccuparsi ha la stessa efficacia di tentare di risolvere un’equazione algebrica con una gomma da masticare”

Il primo consiglio non richiesto è: “Ladies and gentlemen of the class of ’97: Wear sunscreen”. Ecco, se questa frase vi dice qualcosa siete sulla buona strada (e probabilmente siete nati prima del 1985); se invece non vi dice niente, non vi preoccupate, siete nati dopo l’85 e si spiega tutto più in là. Tornando all’articolo di Schmich, il primo consiglio è “mettete sempre la protezione solare, se potessi darvi un consiglio solo per il futuro sarebbe questo, i benefici a lungo termine della protezione solare sono stati dimostrati da studi scientifici, mentre quello che segue non ha alcuna base affidabile, fatta salva la mia tortuosa esperienza personale”.

Il secondo consiglio è “Enjoy the power and beauty of your youth” (suona familiare adesso?), “godetevi il potere e la bellezza della giovinezza, anzi, lasciate stare, tanto è qualcosa che capirete solo quando la giovinezza sarà svanita”. Il terzo consiglio è: “non preoccupatevi del futuro, oppure preoccupatevi, ma rendendovi conto che preoccuparsi ha la stessa efficacia di tentare di risolvere un’equazione algebrica con una gomma da masticare”. Seguono: “non giocate con i sentimenti altrui; non tollerate che gli altri giochino coi vostri sentimenti”; “usate il filo interdentale”; “non vergognatevi se non sapete cosa fare della vostra vita, le persone più interessanti che conosco a 22 anni non sapevano cosa fare della loro vita, alcuni non lo sapevano a 40 anni”; “fate esercizi di stretching”; e così via, ad alternare, piccole nozioni di mantenimento corporeo intervallate a perle di saggezza/banalità da vecchia zia, con evidente intento ironico, ma non per questo non sentite.

Tutto sommato è un bell’articolo, potete leggerlo qui, tra i cui pregi si annovera il senso del ritmo. Si conclude, ma a questo punto lo avrete capito, con un ultimo invito a non prendere troppo sul serio i consigli degli altri – tutti, tranne quelli che riguardano la protezione solare. Il testo cominciò a rimbalzare sul web (ovvero, principalmente via email), cosa non da poco, se si tiene conto che era il 1997, non propriamente un’era pre-Internet ma pur sempre anni in cui rimbalzare online era un affare più complicato e raro di oggi.

Volendo, si può pensare ad “Advice, like youth, probably just wasted on the young” come a uno dei primi casi di articoli virali, molto prima che la viralità fosse un cardine del giornalismo, di un certo giornalismo. Viene ribattezzato dal “popolo del web” (ok, è un’espressione orrenda, oltre che fuorviante, ma applicata al 1997 la si può usare, no?, a me fa un po’ tenerezza) come “Wear sunscreen”, si sparge la voce che l’autore fosse Kurt Vonnegut, o che addirittura si trattasse di un discorso di laurea tenuto da Vonnegut al MIT.

Vonnegut, che prima di allora non aveva idea di chi fosse Mary Theresa Schmich, disse che, tutto sommato, non gli dispiaceva il misunderstanding sul discorso: “Se fosse stato davvero mio, ne andrei fiero”

La leggenda metropolitana che attribuiva quel discorso immaginario a Vonnegut, si diffuse a tal punto che ci cascò persino la moglie di Vonnegut. Gli avvocati dello scrittore ricevettero molte richieste di concessione dei diritti per la ripubblicazione. Dal canto suo, Vonnegut, che prima di allora non aveva idea di chi fosse Mary Theresa Schmich, disse che, tutto sommato, non gli dispiaceva il misunderstanding sul discorso: “Se fosse stato davvero mio, ne andrei fiero”, disse. Una piccola digressione: lo scrittore non tenne mai alcun discorso di laurea al MIT, nel 1997 lo speaker alla graduation del MIT era Kofi Annan, in compenso Vonnegut tenne veramente un commencement speech in quegli anni, solo che era il 1994 e l’università era quella di Syracuse, New York, potete leggerlo qui, fine della digressione.

Tornando a “Wear sunscreen”, nel 1998 Baz Luhrmann, che a quel punto era già un regista famoso (Romeo + Juliet è del 1996) ma nel tempo libero faceva anche il produttore musicale, decide di trarne un singolo, uscito nel 1999 col titolo “Everybody’s Free To Wear Sunscreen”. Il testo è esattamente quello di Mary Theresa Schmich, che ovviamente ha dato il suo consenso e riceve parte dei diritti, solo che a pronunciarlo è uno speaker maschio, e l’incipit è modificato in base all’anno, “Ladies and Gentlemen of the class of ’99.” Il risultato è questo:

“Everybody’s Free To Wear Sunscreen” di Luhrmann finì nelle top ten di molti paesi europei ed ebbe un successo minore, ma non trascurabile, negli Stati Uniti. Vanta innumerevoli cover e parodie, di cui forse la più nota, nel mondo anglofono, è quella di Chris Rock, il comico afroamericano: “No Sex (in The Champagne Room)” è una specie di rivisitazione in stile ghetto di “Everybody’s Free To Wear Sunscreen”. Potete ascoltarlo qui.

La versione italiana, perché era evidente che una versione italiana sarebbe dovuta arrivare, arriva nel 2002, quando Linus crea un “progetto musicale” intitolato “accetta il consiglio”, che poi è una libera tradizione dell’originale, senza l’incipit con riferimenti a cerimonie di laurea, anche perché in Italia non risulta che le cerimonie di laurea siano così importanti. Il testo inizia: “Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare”, il resto potete ascoltarlo qui.

Dell’adattamento di Linus, poi, ha fatto una cover Franco Battiato, insieme a Manlio Sgalambro, uscita nell’album Last Summer Dance del 2003. Il risultato lo potete vedere qui sotto.

La versione di Linus e Battiato non contiene alcun riferimento alla crema solare, che, poi, è un gran bel peccato.

Questa era la storia di come una giornalista strafatta di M&Ms ha scritto un discorso inventato, e di come quel discorso inventato sia rimbalzato in tutto il mondo, tirando in ballo Vonnegut, Baz Luhrmann, e, ok, anche Linus. Di come in una versione o nell’altra quel discorso inventato l’abbiamo sentito un po’ tutti, magari senza sapere che fosse un inventato, o senza sapere che era un discorso, per non parlare di chi sia Mary Theresa Schmich.

A proposito: una ricerca recente dell’università di Otago Wellington, in Nuova Zelanda, ha dimostrato un appropriato utilizzo della crema solare durante l’infanzia può aiutare a prevenire il cancro in età adulta.

Nell’immagine: Always wear sunscreen, latitudethirtyfour.com.

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