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06:17 giovedì 30 aprile 2026
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

The amazing Spider Man

L'uomo ragno torna a distanza di 5 anni dall'ultima apparizione. Ma ha senso un reboot così recente?

27 Giugno 2012

Uno dei titoli forti di quest’estate sarà sicuramente The Amazing Spider Man, il nuovo blockbuster dedicato al tessiragnatele di New York, diretto da Marc Webb in uscita nelle nostre sale il 4 di luglio. Come molti di voi sapranno, si tratta di un reboot, ovvero di una ripartenza da zero. Mutuando una pratica cara proprio ai fumetti, si sceglie di azzerare quanto c’è già stato cinematograficamente parlando (ovvero la trilogia diretta da Sam Raimi) e di ri-raccontare ancora una volta la stessa storia. Il tutto però con un cast differente, un regista e uno sceneggiatore diversi e un nuovo punto di vista su tutta la faccenda. Ho avuto la fortuna di vedere il film in un’anteprima per la stampa e vi voglio citare questo passaggio. In una sequenza del nuovo film si assiste a una lezione di letteratura inglese. Mentre noi seguiamo uno scambio di battute tra i due protagonisti, la professoressa dice qualcosa come: «C’è chi sostiene che una storia, se buona, può essere raccontata in 21 modi differenti. In realtà c’è solo un modo di raccontare una storia, a cui però possiamo fare qualche piccolo cambiamento». Cito veramente a memoria, ma questa frase buttata lì a fine pellicola sembra avere un certo peso all’interno dell’intera operazione The Amazing Spider Man. La domanda principale che noi spettatori ci facciamo oggi è: per quale motivo un franchise remunerativo come quello di Spider Man è stato rifatto a soli dieci anni di distanza? Cosa c’è dietro questa scelta?

Nel 1997 le All Saints davano alle stampe il loro singolo Under The Bridge, cover di una canzone dei Red Hot Chili Peppers datata 1991. All’epoca rimasi piuttosto sconvolto. Non tanto per la presunta intoccabilità dell’opera originale o per lo shock nel vedere un prodotto all’epoca considerato come “alternative” finito nelle grinfie del più becero mainstream (argomento di cui ce ne possiamo tranquillamente fregare), quanto per la velocità con cui quella cover era stata prodotta. All’epoca, a fine anni Novanta, la pratica della cover non era di certo nuova, ma solitamente si sceglievano brani di almeno qualche decennio prima. La mossa delle All Saints cambiava radicalmente le regole del gioco. I tempi si accorciano mentre i consumi si fanno via via sempre più veloci e superficiali. La conseguenza è che il nostro background pop e culturale diventa di rara giovinezza. Ciò che ci ha formato, ciò che ci ha cresciuto è letteralmente dietro l’angolo. Le All Saints, a soli sei anni di distanza, rifacevano il singolo di maggior successo di una band che probabilmente avevano ascoltato nel lettore cd del loro cugino più grande poco prima e ne cambiavano in qualche modo il significato. La loro Under The Bridge era la stessa canzone dei Peppers, ma veniva aggiornata all’allora mercato discografico mondiale, fatto di boy e girl band. Ripeto e metto in chiaro due cose: non mi sto schierando contro le povere All Saints per il fatto di aver messo mano a quella canzone, sto solo sottolineando come loro per prime accorciarono i tempi di rilettura.

Cosa c’entrano le All saint con The Amazing Spider Man? Presto detto: l’operazione è del tutto simile. Al momento (da ormai qualche anno) viviamo in un momento in cui, come sappiamo perfettamente, il remake la fa da padrone per quanto concerne il mercato cinematografico, ma nessuno s’era ancora spinto così in là. L’ultimo Spider Man firmato da Raimi è datato 2007 e, a soli cinque anni di distanza si fornisce (fondamentalmente allo stesso pubblico) lo stesso film, ma aggiornato all’industria odierna. Il nuovo The Amazing Spider Man, pur raccontando ancora una volta la stessa storia, ha molte diversità con i “vecchi” film. In primis dal punto di vista estetico: uno dei punti fondamentali della riuscita dei film di Raimi era la sua scelta di presentarci il primo supereroe cinematografico in piena luce. I colori pastello dei vecchi comics di casa Marvel, prendevano vita su grande schermo grazie a una scelta estetica ben precisa che omaggiava, con cuore, gli anni Sessanta. Certo, il film di Raimi era un vero e proprio blockbuster degli anni 2000, roboante e fracassone come impone il genere, ma sceglieva di rendere omaggio esteticamente alla fonte originale con un’aria quasi naïf. Il nuovo The Amazing Spider Manopta invece per un’estetica molto più dark, con un film quasi tutto girato al buio in una metropoli molto più simile alla Gotham City di Batman che alla New York di Raimi. Di pari passo procede la delineazione dei protagonisti: Peter Parker passa dall’essere quell’amabile nerd che tutti noi conosciamo a un ragazzino con un taglio di capelli bizzarro, una felpa con il cappuccio e l’iPod nelle orecchie. C’è una sequenza in cui il bullo della scuola, il caro Flash Thompson, picchia un vero e proprio nerd mentre chiede a Peter Parker di scattare una foto. Quest’ultimo si rifiuta e da qui parte la loro rivalità. In realtà Peter Parker, un tempo, ERA quel nerd. Ora che abbiamo aggiornato il tutto, l’alter ego dell’Uomo Ragno è uno di quei ragazzi “strani” e “incompresi” che riempiono i teen movie statunitensi degli ultimi anni.

Marc Webb prima di girare questo film s’è fatto notare per la commedia romantica giovanilistica indie per eccellenza: (500) Giorni Insieme. Un film che è un monumento alle maglie a righe e ai mixtape con gli Smiths di fianco a Regina Spektor. Il fatto che proprio lui fosse stato scelto per dirigere una pellicola basata su un ragazzo in grado di svolazzare da un grattacielo all’altro in tutina aderente, appariva sulla carta quantomeno azzardata. In realtà il suo The Amazing Spider Man ha poche caratteristiche del genere supereroistico e sposta il tutto, inevitabilmente sulla storia d’amore tra i due protagonisti. Stavo tentando di evitare di citarlo per paura dei suoi fan particolarmente permalosi e dotati di pochissimo sense of humor, ma The Amazing Spider Man ha molto a che spartire con la saga diTwilight. Rimetto le mani avanti precisando che chi scrive non ha nulla contro la saga diTwilight, che anzi trova produttivamente e culturalmente interessante. Il film di Webb però, racconta fondamentalmente di una storia d’amore tra un ragazzo “particolare” (un vampiro e supereroe) e una ragazza “normale”. Con tutto il corollario di darkettisimi che conseguono dai film ispirati dalla saga letteraria della Meyer. Quando si scrive che si rinuncia al lato supereroistico della questione, si vuole dire che lo script di James Vanderbilt, Alvin Sargent e Steve Kloves rinuncia alla definizione dell’eroe in rapporto con la città e ai suoi abitanti (cosa presente centrale per esempio nei film di Raimi e nella saga di Nolan dedicata a Batman), preferendogli il lato romantico della questione. Certo, si può anche ricordare che Raimi e la Sony (produttrice del film insieme alla Marvel) se le siano date di santa ragione per una serie di “divergenze artistiche”, ma è chiaro che questo reboot de L’Uomo Ragno sia stata fatto per venire incontro alle nuove generazioni di fruitori di blockbuster a stelle e strisce. Piaccia o meno, questo è il dato di fatto. Attendiamo a questo punto il riscontro del botteghino.


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