Libri per l'estate ↓
13:43 giovedì 30 luglio 2026
Da un grande problema con gli incendi boschivi stanno derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
Le prime stime dicono che la devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».
Un uomo di New York è stato sfrattato dal suo appartamento perché aveva troppi libri Lui si chiama Mendel Uminer, libri posseduti: 10 mila. Sfratti subiti: 1, perché il suo ex padrone di casa considerava tutta quella carta una violazione delle norme antincendio del condominio.
Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.

The amazing Spider Man

L'uomo ragno torna a distanza di 5 anni dall'ultima apparizione. Ma ha senso un reboot così recente?

27 Giugno 2012

Uno dei titoli forti di quest’estate sarà sicuramente The Amazing Spider Man, il nuovo blockbuster dedicato al tessiragnatele di New York, diretto da Marc Webb in uscita nelle nostre sale il 4 di luglio. Come molti di voi sapranno, si tratta di un reboot, ovvero di una ripartenza da zero. Mutuando una pratica cara proprio ai fumetti, si sceglie di azzerare quanto c’è già stato cinematograficamente parlando (ovvero la trilogia diretta da Sam Raimi) e di ri-raccontare ancora una volta la stessa storia. Il tutto però con un cast differente, un regista e uno sceneggiatore diversi e un nuovo punto di vista su tutta la faccenda. Ho avuto la fortuna di vedere il film in un’anteprima per la stampa e vi voglio citare questo passaggio. In una sequenza del nuovo film si assiste a una lezione di letteratura inglese. Mentre noi seguiamo uno scambio di battute tra i due protagonisti, la professoressa dice qualcosa come: «C’è chi sostiene che una storia, se buona, può essere raccontata in 21 modi differenti. In realtà c’è solo un modo di raccontare una storia, a cui però possiamo fare qualche piccolo cambiamento». Cito veramente a memoria, ma questa frase buttata lì a fine pellicola sembra avere un certo peso all’interno dell’intera operazione The Amazing Spider Man. La domanda principale che noi spettatori ci facciamo oggi è: per quale motivo un franchise remunerativo come quello di Spider Man è stato rifatto a soli dieci anni di distanza? Cosa c’è dietro questa scelta?

Nel 1997 le All Saints davano alle stampe il loro singolo Under The Bridge, cover di una canzone dei Red Hot Chili Peppers datata 1991. All’epoca rimasi piuttosto sconvolto. Non tanto per la presunta intoccabilità dell’opera originale o per lo shock nel vedere un prodotto all’epoca considerato come “alternative” finito nelle grinfie del più becero mainstream (argomento di cui ce ne possiamo tranquillamente fregare), quanto per la velocità con cui quella cover era stata prodotta. All’epoca, a fine anni Novanta, la pratica della cover non era di certo nuova, ma solitamente si sceglievano brani di almeno qualche decennio prima. La mossa delle All Saints cambiava radicalmente le regole del gioco. I tempi si accorciano mentre i consumi si fanno via via sempre più veloci e superficiali. La conseguenza è che il nostro background pop e culturale diventa di rara giovinezza. Ciò che ci ha formato, ciò che ci ha cresciuto è letteralmente dietro l’angolo. Le All Saints, a soli sei anni di distanza, rifacevano il singolo di maggior successo di una band che probabilmente avevano ascoltato nel lettore cd del loro cugino più grande poco prima e ne cambiavano in qualche modo il significato. La loro Under The Bridge era la stessa canzone dei Peppers, ma veniva aggiornata all’allora mercato discografico mondiale, fatto di boy e girl band. Ripeto e metto in chiaro due cose: non mi sto schierando contro le povere All Saints per il fatto di aver messo mano a quella canzone, sto solo sottolineando come loro per prime accorciarono i tempi di rilettura.

Cosa c’entrano le All saint con The Amazing Spider Man? Presto detto: l’operazione è del tutto simile. Al momento (da ormai qualche anno) viviamo in un momento in cui, come sappiamo perfettamente, il remake la fa da padrone per quanto concerne il mercato cinematografico, ma nessuno s’era ancora spinto così in là. L’ultimo Spider Man firmato da Raimi è datato 2007 e, a soli cinque anni di distanza si fornisce (fondamentalmente allo stesso pubblico) lo stesso film, ma aggiornato all’industria odierna. Il nuovo The Amazing Spider Man, pur raccontando ancora una volta la stessa storia, ha molte diversità con i “vecchi” film. In primis dal punto di vista estetico: uno dei punti fondamentali della riuscita dei film di Raimi era la sua scelta di presentarci il primo supereroe cinematografico in piena luce. I colori pastello dei vecchi comics di casa Marvel, prendevano vita su grande schermo grazie a una scelta estetica ben precisa che omaggiava, con cuore, gli anni Sessanta. Certo, il film di Raimi era un vero e proprio blockbuster degli anni 2000, roboante e fracassone come impone il genere, ma sceglieva di rendere omaggio esteticamente alla fonte originale con un’aria quasi naïf. Il nuovo The Amazing Spider Manopta invece per un’estetica molto più dark, con un film quasi tutto girato al buio in una metropoli molto più simile alla Gotham City di Batman che alla New York di Raimi. Di pari passo procede la delineazione dei protagonisti: Peter Parker passa dall’essere quell’amabile nerd che tutti noi conosciamo a un ragazzino con un taglio di capelli bizzarro, una felpa con il cappuccio e l’iPod nelle orecchie. C’è una sequenza in cui il bullo della scuola, il caro Flash Thompson, picchia un vero e proprio nerd mentre chiede a Peter Parker di scattare una foto. Quest’ultimo si rifiuta e da qui parte la loro rivalità. In realtà Peter Parker, un tempo, ERA quel nerd. Ora che abbiamo aggiornato il tutto, l’alter ego dell’Uomo Ragno è uno di quei ragazzi “strani” e “incompresi” che riempiono i teen movie statunitensi degli ultimi anni.

Marc Webb prima di girare questo film s’è fatto notare per la commedia romantica giovanilistica indie per eccellenza: (500) Giorni Insieme. Un film che è un monumento alle maglie a righe e ai mixtape con gli Smiths di fianco a Regina Spektor. Il fatto che proprio lui fosse stato scelto per dirigere una pellicola basata su un ragazzo in grado di svolazzare da un grattacielo all’altro in tutina aderente, appariva sulla carta quantomeno azzardata. In realtà il suo The Amazing Spider Man ha poche caratteristiche del genere supereroistico e sposta il tutto, inevitabilmente sulla storia d’amore tra i due protagonisti. Stavo tentando di evitare di citarlo per paura dei suoi fan particolarmente permalosi e dotati di pochissimo sense of humor, ma The Amazing Spider Man ha molto a che spartire con la saga diTwilight. Rimetto le mani avanti precisando che chi scrive non ha nulla contro la saga diTwilight, che anzi trova produttivamente e culturalmente interessante. Il film di Webb però, racconta fondamentalmente di una storia d’amore tra un ragazzo “particolare” (un vampiro e supereroe) e una ragazza “normale”. Con tutto il corollario di darkettisimi che conseguono dai film ispirati dalla saga letteraria della Meyer. Quando si scrive che si rinuncia al lato supereroistico della questione, si vuole dire che lo script di James Vanderbilt, Alvin Sargent e Steve Kloves rinuncia alla definizione dell’eroe in rapporto con la città e ai suoi abitanti (cosa presente centrale per esempio nei film di Raimi e nella saga di Nolan dedicata a Batman), preferendogli il lato romantico della questione. Certo, si può anche ricordare che Raimi e la Sony (produttrice del film insieme alla Marvel) se le siano date di santa ragione per una serie di “divergenze artistiche”, ma è chiaro che questo reboot de L’Uomo Ragno sia stata fatto per venire incontro alle nuove generazioni di fruitori di blockbuster a stelle e strisce. Piaccia o meno, questo è il dato di fatto. Attendiamo a questo punto il riscontro del botteghino.


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