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08:28 domenica 18 ottobre 2026
Un report dell’Onu dice che in Cisgiordania non ci sono mai stati così tanti atti di violenza dei coloni israeliani Nei primi quattro mesi del 2026 erano già 190 al mese, numeri che porterebbero a superare i duemila attacchi entro la fine dell'anno.
C’è un ragazzo inglese che da 7 anni recensisce panchine su Instagram Il suo profilo si chiama RateThisBench, raccoglie ormai più di 300 recensioni di panchine ed è anche il modo in cui ha conosciuto sua moglie.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha avvisato i cittadini dell’imminente arrivo del terremoto più forte di sempre, poi ha cancellato l’avviso e ha detto di essersi sbagliata A quanto pare, si è trattato di un gigantesco errore del sistema di allerta precoce, di solito affidabilissimo e precisissimo.
La Giornata nazionale della meraviglia e la Giornata nazionale del riciclo della carta hanno messo a dura prova la pazienza di Sergio Mattarella Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.

Se Frodo avesse avuto un cellulare

È solo una crisi o è la fine del capitalismo? L'analisi di Paul Mason alla ricerca della "terza cosa"

03 Febbraio 2012

La crisi che dal 2008 ha stravolto l’Occidente – partendo dagli Stati Uniti e finendo per scuotere l’Unione Europea dalle fondamenta – ha causato una pioggia torrenziale di articoli, saggi, libri e teorie sulle sue origini e conseguenze. Quando la loro lettura non schiarisce le idee, genera confusione e paura. Leggere analisti ed esperti intonare il requiem dell’Occidente non aiuta, così sentire il Presidente del consiglio Mario Monti parlare di “fine del posto fisso” con tono soddisfatto.

Il 30 gennaio scorso Paul Mason, giornalista pluripremiato della Bbc e uno dei volti del programma Newsnight, è andato alla London School of Economics per una lettura sullo status quo mondiale e la transizione storica che stiamo vivendo. La sua è una visione personale e discutibile ma offre un punto di vista interessante sul nostro oggi e domani. Il discorso – scaricabile gratuitamente da Scribd – è un sunto dell’ultima collezione di saggi di Mason, Why It’s Kicking Off Everywhere (Verso, 2011). Il titolo dell’opera (Perché sta prendendo piede dappertutto) si riferisce alla sequela di rivolte e rivoluzioni che dal 2009 si sono diffuse in tutto il globo: da Paesi tradizionalmente facili alla piazza, come l’Italia e la Spagna, a superpotenze come gli Usa del movimento Occupy, passando ovviamente per la Primavera araba di Paesi come Tunisia, Egitto e Libia, attualmente impegnati a rendere i propri sogni politica reale dopo decenni di dittature sanguinarie.

Fine del Capitalismo?

La domanda a cui Mason vuole rispondere è: stiamo vivendo una delle crisi cicliche del capitalismo o una rivoluzione più profonda, ovvero la fine del «miglior sistema economia mai inventato»? Nel primo caso la crisi economica preparerebbe la strada al «rapido sviluppo di una tecnologia in grado di caratterizzare un’epoca» e una nuova forma capitalista; il secondo scenario, più apocalittico, ci riporta invece all’Inghilterra del 1345. In quell’anno nel Regno si consumò la crisi definitiva del feudalesimo (il sistema economico del tempo) che spianò la strada all’avvento del capitalismo.

La sua analisi parte da qui: la “nostra” crisi è ciclica o è un nuovo 1345? Per capirlo, ecco gli highlight degli ultimi, tragici anni della nostra storia: a) tra le banche in bancarotta e interi Paesi in bancarotta, vengono salvate le prime – e con risultati discutibili; b) il prestigio dell’alta finanza viene intaccato dalla conta degli scheletri trovati nei suoi armadi; c) l’élite politica è disorientata e con le mani legate; d) le nuove generazioni si guardano attorno perdute, rendendosi conto di dover vivere in un mondo totalmente diverso da quello dei loro genitori e nonni – un mondo in cui quella che Mason chiama “dottrina Karl Rove” (1) è acqua passata. Ma c’è di più: a soffrire sono anche i giovani laureati. Ecco quindi la comparsa di un nuovo attore sociologico: il laureato senza un futuro. I futuri avvocati, commercialisti, finanzieri, uomini d’affari (le persone su cui il capitalismo si è sempre basato) che d’un tratto vengono abbandonati dal sistema economico che li ha forgiati e dovrebbe portarli in gloria. Commentando la rivoluzione francese e l’ascesa dei giacobini, lo storico Taine disse: “se hai paura delle rivoluzioni, non devi temere il povero ma l’avvocato povero”. L’Occidente è oggi pieno di avvocati poveri – o quantomeno che vedono davanti a sé un futuro fosco. Particolare importante: sono tutti connessi a internet.

L’uomo fluido nello cyberspazio

Mason passa quindi all’importanza dei social network nelle rivolte degli ultimi anni – precisando che a scatenarle sono stati fattori politico-economici, non Facebook e Twitter, essenziali invece dal punto di vista organizzativo. Il mondo online porta alla formazione di un “sé decentrato” che diventa, nelle parole (.pdf) della studiosa del web Margaret Wertheim, «un fluido che esce da noi e si fonde in un oceano di relazioni con altri sé». In tutto questo la tecnologia ha un ruolo fondamentale: i nuovi media, basandosi sulla partecipazione attiva dei suoi utenti, sono “infiammabili alla propaganda”. Un esempio citato da Mason è quello di un video del 2009 in cui si vede una donna picchiata dalla polizia iraniana durante le rivolte del giugno di quell’anno. Subito caricato su Youtube, il documento fu di dominio pubblico in pochi minuti. Il giornalismo amatoriale si è fatto Storia, un modo per descrivere la realtà in presa diretta. Testimonianze di incredibile portata storica non giacciono più negli archivi di Stato, al sicuro da occhi indiscreti, ma possono essere registrate ovunque e subito condivise. Questa velocità spinge Mason a una riflessione sul potere dei nuovi media:

Date un cellulare a Frodo Baggings e la storia del Signore degli anelli si accorcerà considerevolmente. O provare a inserite Twitter in una storia di Jane Austen, date a Riccardo III (2) una connessione internet e un iPad  – come semplice esercizio mentale, infilate la moderna comunicazione via web in qualsiasi storia scritta prima del 1980 e questa diventerà molto più veloce o del tutto impossibile.

La terza cosa

Se quella che stiamo vivendo fosse una delle crisi cicliche a cui il capitalismo ci ha abituato, potrebbe concludersi con qualche cambiamento socio-economico del sistema, per poi proseguire sulla base della nuova «tecnologia in grado di caratterizzare un’epoca»: i social media. Se invece lo stravolgimento fosse totale, Mason prevede una rivoluzione culturale, più che politica. La civiltà dell’informazione che si va formando – impalpabile, ubìqua, liquida – avrebbe presto bisogno di nuovi valori, che troverebbe nella condivisione continua di dati e testimonianze online. È l’«effetto-network» teorizzato dal presidente della Bell Telephone Company Theodore Vail, secondo cui più utenti ha una rete, maggiore è la sua utilità, poiché tra la rete e i suoi utenti si forma un «beneficio comune», che Vail chiamò «la terza cosa». Qualunque cosa fosse questa terza cosa, Vail notò che ad essa corrispondevano maggiori guadagni per la Bell. Secondo Mason, questa presenza invisibile può trovarsi anche nei social network (che sono, appunto, reti) e può rappresentare «quello che le persone si scambiano quando si ritwittano, si chiedono l’amicizia o ribloggano un post su Tumblr: una dose gratuita di benessere personale».

La nostra economia non è più sostenibile. È sorretta a stento dalle banche centrali. Il debito sovrano influenza governi e ci spinge a nuove leggi e normative. «Per gran parte dell’attività umana il valore, il prezzo e il possesso non può più essere pensato alla solita maniera». Proposte per il futuro: provare a capire come la terza cosa si sviluppa nelle reti social e, proprio come la Bell, provare a trarne vantaggio. Magari funziona.

Note

(1) «All’improvviso la vecchia dottrina di Karl Rove – noi, l’élite, creiamo la realtà e voi poveri plebeii della cosiddetta “comunità basata sui fatti” siete costretti a studiare, mentre noi la ricreiamo daccapo – è finita.

(2) Protagonista del dramma shakespiriano Riccardo III (Vita e morte di re Riccardo III).

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