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L’AI ha scoperto nel linguaggio su cui si regge il 70 per cento dei siti web una falla gravissima che era lì da 10 anni e di cui nessuno si era mai accorto Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.
Sulle nuove sterline Winston Churchill, Jane Austen, William Turner e Alan Turing lasceranno il posto a un riccio, un barbagianni, un bombo e una pulcinella di mare Quasi mezzo milione di britannici ha votato gli animali che sostituiranno i personaggi storici sulle prossime sterline. Hanno vinto il riccio, il barbagianni e il bombo, a cui la Banca d’Inghilterra ha aggiunto la pulcinella di mare.
A quanto pare tanti uomini leggono romanzi romance, ma si vergognano a dirlo e lo fanno di nascosto Leggono Bridgerton e romantasy, ne parlano solo su Discord e chiedono l’anonimato. In Italia sono quasi uno su cinque nella fascia tra i 25 e i 54 anni.
Richard Linklater sta girando il suo film più ambizioso, così ambizioso che non sarà pronto prima del 2040 È un adattamento del musical Merrily We Roll Along di Stephen Sondheim e per il momento sono ne state girate tre parti su nove.
Il 50 per cento dei Gen Z dice che evita di ballare in pubblico per paura di essere ripreso e diventare virale Quasi un ragazzo della Gen Z su due evita di ballare in pubblico per paura di essere filmato e finire sui social. Lo dice un sondaggio di LifeStance Health, secondo cui la FOMO ha lasciato il posto alla paura di diventare content senza volerlo.
Dopo 188 anni si è finalmente scoperto il luogo in cui è stata scattata la prima fotografia della storia a ritrarre degli esseri umani Nel 1838 Louis Daguerre voleva fotografare un boulevard, ma sulla lastra rimasero impressi anche due sconosciuti: un lustrascarpe e il suo cliente. Quasi due secoli dopo, tre registi hanno ritrovato il punto esatto in cui si trovavano, e ora una targa li ricorda.
Il poliziotto che aveva provato a infiltrarsi nelle chat degli studenti francesi usando il messaggio «Bismillah, c’est les ténèbres» è stato scoperto perché prima di inviarlo si è geolocalizzato nella stazione di polizia Il misterioso utente "Moussa-tenebreu" ha destato qualche sospetto quando si è scoperto che stava postando dal commissariato di Aix-en-Provence.
Romain Gavras ha detto che dopo aver visto le versioni AI del video di Storm di Yung Lean si è talmente depresso che gli è venuta voglia di mollare tutto e andare a coltivare le olive in Grecia C’è qualcosa nell’imperfezione dell’umanità, e nella vita interiore di chi balla o anche solo di chi fuma una sigaretta, che nell'AI ancora non c’è. Ma chi c**** lo sa cosa succederà tra un anno». ha detto, commentando le brutte imitazioni del suo video.

Realismo anti-Obama

Storia e opere di Jon McNaughton, il pittore iper-realista che ha fatto della battaglia contro Obama la sua ragione di vita.

06 Novembre 2012

Come sono lontani i tempi di Hope e della celebre icona di Obama made in Shepard Fairey. Complice un clima di malcontento dettato in buona parte dalla crisi economica, nessun artista si è cimentato con la seconda campagna elettorale di Obama, ma anzi le voci di dissenso si sono fatte largo arrivando a mescolare – come nel 2008 – ideologia politica e arte.

Pennellata dopo pennellata, quadro dopo quadro, un pittore mormone ha incanalato il senso di disagio di una parte della borghesia americana imponendosi sulla scena artistica a stelle e strisce. Jon McNaughton, per molti aspetti, è diventato un vero e proprio caso mediatico sui cui l’America nella sua interezza – nessuno escluso – ha ritenuto giusto prendere posizione rifugiandosi in due nutrite tifoserie.

Non più di qualche mese fa, McNaughton era un anonimo mormone accasato a Provo, ridente cittadina dello Utah che per posizione geografica sembra gelosamente custodita dalle catene montuose circostanti, quasi a formare una sorta di aureola naturale entro cui è sorta – nel 1849 – una delle capitali americane e mondiali del mormonismo. Jon McNaughton rappresenta in parte l’ideale stesso della religione cui ha aderito, fondata in seguito a visioni divine da un emigrante irlandese – Joseph Smith – che ha trovato nello Utah un luogo perfetto nel quale insediarsi ed evangelizzare tramite i precetti di povertà, rettitudine morale e sforzo perenne come suggeritogli dall’Alto.

Come Smith, anche McNaughton porta in dote un cognome di chiara ispirazione irlandese e un viaggio – di sola andata – che lo ha convinto a stabilire casa e sogni a Provo, dove oggi risiede con la moglie e gli otto figli. L’arte è sempre stato il suo lavoro. Alla laurea conseguita alla Brigham Young University, si sono succedute esperienze legate esclusivamente al campo artistico, tanto che lo stesso McNaughton strizza l’occhio: «In vita mia non ho quasi fatto altro che dipingere».

Le sue innate doti artistiche, confluite in uno stile classico e metodico grazie ai master frequentati dopo l’università, a lungo gli hanno permesso di guadagnare bene con il minimo sforzo artistico. La borghesia, e più in generale la middle-class americana, adora da sempre arredare case e ville con vedute paesaggistiche dagli tenui colori ad olio, un mercato estremamente appetibile per un pittore senza troppe pretese e con una famiglia numerosa a carico. Confezionando di volta in volta verdi scorci degli oliveti toscani, grandi vedute della rigogliosa Venezia barocca e ritratti dalla fortissima impronta religiosa, il pittore nativo di Mesa (Arizona) si è costruito una invidiabile stabilità economica.

Un giorno, tuttavia, l’incantesimo si è spezzato, o quantomeno incrinato.

Nel pieno dello scontro elettorale del 2008 tra Obama e il repubblicano John McCain, McNaughton ha aperto le porte del suo studio – illuminato da grosse vetrate che creano una cornice di luce naturale – con in mente un obiettivo ben preciso, anzi una missione: «Giorno dopo giorno, cominciavo ad avvertire un profondo malcontento affliggere la mia nazione, sentivo di dover fare qualcosa. Questa esperienza mi ha aiutato ad immaginare una via coraggiosa per recitare la mia parte; avevo un quadro in mente che dovevo dipingere, andava dipinto. Sapevo di avere una sola chance per farlo bene».

Il quadro che nascerà da questa intuizione è il frutto di un incredibile lavoro di ricerca storica durato oltre sei mesi, poi riassunto nei cinque mesi successivi di pittura vera e propria che hanno dato vita a “One Nation Under God”, la tela che ha ufficialmente consegnato Jon McNaughton agli onori della cronaca nazionale. Per realizzarlo, il mormone ha dovuto fare ricorso a tutto l’arsenale simbolico del patrimonio collettivo: il quadro raffigura la frammentazione del sogno americano che rappresenta – «o dovrebbe rappresentare» – un porto sicuro per le nuove generazioni.

Dio, con la Costituzione in mano, troneggia affiancato da Presidenti, martiri, soldati, ma anche indiani Sequoyah ed esploratori ottocenteschi: tutti coloro, insomma, che hanno fatto dell’America la grande nazione che è oggi. Davanti alla carta dei diritti, una platea molto ben distinta reagisce in maniera tanto opposta quanto profondamente indicativa. Mentre a sinistra i rappresentanti di una classe media (sono raffigurati un Marine, un medico di famiglia, uno studente, un pensionato) si concentrano sulla Costituzione, a destra McNaughton utilizza come tramite alcune figure distinte e immediatamente riconoscibili (il giornalista, il politico al telefono, un legislatore e persino Satana) per mostrare l’indifferenza e la corruzione di un Paese «che sta privando i giovani, ovvero il nostro futuro, del loro sogno». Un concetto, quello di American Dream, fattosi più persistente mano a mano che la pittura di McNaughton diventava palesemente ed appassionatamente anti-obamiana.

Il mormone, del resto, non ha mai fatto mistero della sua natura conservatrice, rivendicando però la propria «indipendenza stilistica», dopo che i colossi mediatici americani – dal New York Times a Fox – si sono esercitati nel sovrapporre le etichette più varie addosso McNaughton: pittore di corte repubblicana per qualcuno, megafono del movimento liberista Tea Party a detta di altri, e vicino alle potenti lobby religiose secondo tutti.

Il quadro che meglio rappresenta il pensiero di McNaughton è senza dubbio “One Nation Under Socialism”. L’opera non lascia spazio a interpretazioni. Barack Obama sorregge la Costituzione con sguardo ferreo, mentre con la mano sinistra indica le fiamme che la stanno divorando.

Queste, sebbene a una prima occhiata sia difficile intuirlo, tratteggiano vagamente la scritta Obey a indicare Shepard Fairey, l’inventore della quadricromia “Hope” con il volto di Barack Obama, tra i principali complici del governo e quindi – secondo McNaughton – della disintegrazione dei principi costitutivi. Una raffigurazione simbolica del governo Obama talmente dura da richiamare, ancora una volta, una forte attenzione mediatica.

Interrogato sul successo che i suoi quadri hanno riscosso tra i cittadini americani delle più diverse classi sociali d’appartenenza, McNaughton precisa: « Sono arrabbiato. E la rabbia che ho cercato di mettere sulla tavolozza assieme ai colori ha colpito nel segno. Dipingo soprattutto per me stesso, e il fatto che sempre più persone si riconoscono nella mia visione la dice lunga sul clima di sfiducia che attanaglia gli Stati Uniti Quando si guarda “One Nation Under Socialism”, bisogna pensare di essere di fronte a una scelta: da una parte c’è la libertà di una nazione basata sulla Costituzione, dall’altra c’è il socialismo. È una scelta.».

Barack Obama è anche il protagonista di uno dei suoi ultimi lavori, che racconta l’America contemporanea con tutta la potenza espressiva e simbolica di cui il pittore ha dimostrato di essere capace. Nella tela “The Forgotten Man”, Obama è intento a calpestare con noncuranza la Costituzione Americana tra lo sgomento generale dei suoi 43 predecessori. George Washington, che assiste alla scena con una vaga sensazione di impotenza, cerca di indicare al Presidente la panchina su cui giace l’uomo dimenticato, l’americano medio totalmente privato del suo sogno a stelle e strisce.

Le voci più critiche accusano McNaughton di aver inaugurato questa serie di dipinti politici con il solo scopo di trarne profitto personale screditando il governo in carica, e il suo business, naturalmente, ha tratto notevoli benefici dalla pubblicità che i suoi lavori gli hanno procurato.

“One Nation Under Socialism”, ad esempio, è sul mercato per 300.000 dollari: è stato realizzato in sole tre copie originali (sono naturalmente ordinabili le stampe in canvas e formato poster dal sito www.jonmcnaughton.com), una delle quali – la prima assoluta – è stata prontamente acquistata dal conduttore radiofonico e opinionista politico del Partito Conservatore Sean Hannity, per una cifra a sei zeri non meglio specificata.

Nel frattempo, Jon McNaughton promette di non fermarsi ed annuncia nuovi, provocatori quadri. E, se non fosse ancora chiaro, voterà Mitt Romney.

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