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06:51 domenica 8 novembre 2026
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Dopo aver scelto il tema più controverso di tutti (John Galliano), il Met Gala ha provato a rimediare scegliendo quello più noioso di tutti Il tema del prossimo Met Gala sarà “extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday”, una mostra sugli abiti di tutti i giorni che prende il posto di quella su Galliano.
Le nuove assunte del Comune di Tokyo sono due capre a cui è stato affidato il campito di “curare” il prato attorno alla stazione Cioè, di brucare il prato attorno alla stazione di Yotsuya. Lavoro in cui Nagi e Pokke si sono fin qui dimostrate impeccabili.
Dopo che Trump l’ha definita «un cesso di Paese», la Norvegia ha risposto pubblicando una lista dei suoi bagni pubblici più belli L'Agenzia nazionale del Turismo norvegese ha pubblicato un articolo intitolato «Questi sono i cessi migliori del mondo?». E, in effetti, nel Paese ci sono davvero dei bellissimi bagni pubblici.
Rob Sand faceva il modello per Prada, ora è il primo democratico dopo vent’anni a diventare governatore dell’Iowa A lui, però, non piace che si parli del suo passato sulle passerelle di Milano e Parigi. Anche perché i suoi avversari lo hanno usato e lo usano contro di lui.
Un regista sta girando un film sulla gentrificazione a Milano che inizia così: un regista frustrato deve girare uno spot per il Comune di Milano sulla riqualificazione di un quartiere Si intitola La piccola illusione, l'ha diretto Fabrizio Recchi è un cortometraggio indipendente e si finanzia con un crowdfunding in cui le ricompense si chiamano "Subaffitto in nero" e "Attico vista cantiere".
Forse stavolta non dovremo aspettare dieci anni per vedere il nuovo film di Jonathan Glazer Il regista lo ha rivelato quasi per caso al New York Film Festival: dettagli non ne ha dati, però ha detto che è già a buon punto con la scrittura.

Il presidente dei Marvel Studios ha detto che Adam Driver lo chiama spesso per dirgli che non ha nessuna intenzione di fare un film Marvel

Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.

22 Luglio 2026

Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios, ha confermato al podcast Happy Sad Confused quello che negli ambienti del cinema americano era già una specie di leggenda: la Marvel chiama regolarmente Adam Driver, e Adam Driver dice regolarmente di no. «Non è un segreto che ci piacerebbe lavorare con Adam», ha detto Feige. «Ma ormai è una tradizione. Ci sentiamo su Zoom con lui e poi lui rifiuta. È una tradizione di lunga data. Non potrebbe essere più cordiale. Di solito è molto sincero quando parla di come si sente». La dichiarazione arriva mentre sui social circola con una certa insistenza la voce secondo la quale Driver sarebbe stato contattato per un ruolo non meglio specificato nel reboot degli X-Men. Feige ha smentito la voce ma ha anche detto che non è stato ancora deciso alcun casting per il reebot degli X-Men e non ha rivelato neanche quali ruoli Driver ha rifiutato negli anni. Uno di questi, però, è noto sia tra gli addetti ai lavori che al pubblico: quello di Reed Richards ne I Fantastici Quattro, ruolo andato poi a Pedro Pascal.

Driver ha già fatto il suo passaggio nel cinema dei grandi franchise, tra l’altro. Ha interpretato Kylo Ren nella trilogia sequel di Star Wars. Come si legge su Word of Reel, probabilmente è uscito da quell’esperienza con la certezza di non volerla mai più ripetere, impressione effettivamente confermata da tutte le sue scelte successive. Negli ultimi anni ha lavorato con Martin Scorsese, Steven Spielberg, Spike Lee, Noah Baumbach, Jim Jarmusch, Steven Soderbergh, Michael Mann, Francis Ford Coppola, Ridley Scott, Leos Carax e i fratelli Coen. Nessun attore della sua generazione può esibire un curriculum così incredibile, curriculum oggettivamente molto difficile da costruire se ci si mette a fare film di supereroi. Con i Marvel Studios, così come con qualsiasi altro studio produca un franchise di supereroi, si firma un contratto spesso di lunga durata: per un certo numero di anni ci si impegna a fare un certo numero di film da protagonista e un certo numero di film da co-protagonista. Per esempio: quando Robert Downey Jr. era Iron Man, il suo contratto prevedeva che facesse i film di Iron Man e partecipasse anche a quelli degli Avengers. A questo poi va aggiunto l’impegno nella promozione del film. Si capisce, dunque, che è assai difficile costruirsi un curriculum come quello di Driver una volta preso la decisione di diventare un supereroe. Inoltre, i film di supereroi spesso sono diretti da registi tutt’altro che rilevanti, fatto che si sposa male con il metodo Driver: in più occasioni, infatti, l’attore ha detto che lui sceglie di fare un film in base al regista che lo dirige.

Feige non ha detto quanto la Marvel abbia offerto a Driver negli anni, ma è ragionevole immaginare cifre significative. Il fatto che Driver continui a rifiutare suggerisce una cosa semplice: non è una questione di soldi. In un’industria in cui gli attori vengono cronicamente valutati sulla base della loro disponibilità a entrare nei franchise, Driver rappresenta un modello opposto: l’attore che dice di no per principio, cordialmente, su Zoom, ripetutamente.

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