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14:33 venerdì 21 agosto 2026
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Piccolo breviario per tassisti

Consigli per evitare la liberalizzazione: non scaricate il passeggero se è della Lazio e non della Roma, ad esempio

22 Dicembre 2011

Avvertenza. Questa modesta rubrica oggi va in onda come compendio a un pezzo sui taxi che esce sul Foglio, perché l’autore di questa modesta rubrica (d’ora in poi nel testo, la modesta) sta studiando tabelle e benchmark da tre giorni sul tema, e si è appassionato. Avvertenza numero due: questa modesta contiene spunti ironici e satirici che la seria inchiesta del Foglio non avrebbe tollerato. Avvertenza numero tre. L’autore della modesta è da sempre un forte odiatore dei tassisti, in particolare di quelli della capitale. Gli è capitato sia di rimanere bloccato in una vettura incastratasi tra due aiuole pubbliche in una via pedonale (zona via dei Portoghesi, vicolo della Palomba, vicino Piazza Navona) con un autista particolarmente ottimista e estroso; sia (ma questo è un classico) di dover insegnare la strada (“er taxi è de mi fratello, cià 38 de febbbre”) a conducenti non molto esperti. Più il solito campionario di autoradio a palla, domande pericolosissime “che sei da aroma o daa lazio”, con rischi incalcolabili alla risposta sbagliata, arie condizionate mancanti o invece finestrini rotti o spalancati anche a inizio gennaio con meno sei. Purtroppo invece non si è mai sperimentato il pur diffuso autista cocainomane che tutte le persone di mondo assicurano di aver incontrato almeno una volta (agenti immobiliari, invece sì).

Dopo queste doverose premesse, dopo aver consultato i test effettuati quest’estate dalla prestigiosa rivista della Federazione internazionale dell’Auto (Fia) che ha valutato le prestazioni e il livello di servizi forniti dai taxi romani “poor” – i “giudici” hanno compiuto una decina di corse in taxi in un periodo di due giorni (23 maggio e 13 giugno 2011) e rilevato che “due autisti non hanno rispettato un semaforo rosso” e “un autista ha lasciato il passeggero a 150 metri dalla sua destinazione” dunque criteri la cui scientificità è pari a quella di questa modesta – ci si è soffermati soprattutto sul tema della liberalizzazione. Il sobrio governo Monti è stato accusato di cedere alla lobby dei tassisti; schiere di economisti tuonano contro la suddetta lobby (uno sostiene addirittura che sono più potenti e misteriosi dei Templari e della Massoneria). Giavazzi, che da anni predica la liberalizzazione del settore, è protagonista, si dice, di una particolare protesta vagamente intimidatoria: i tassinari milanesi (molto più civili, va detto, di quelli romani) si sono procurati il suo indirizzo e regolarmente, notte e giorno, danno di clacson sotto le sue finestre. Un altro economista sostiene che qualunque forma di restrizione (licenze, tariffe regolate) è contraria ai principi di concorrenza europei e invita tutti a chiedere al proprio comune una licenza taxi (potrebbe essere un’idea di investimento, al posto dei bot) e in caso di opposizione, fare subito ricorso al Tar. Tutti invocano il prestigioso estero: qui però risulta che quasi da nessuna parte, tranne la Svezia, ci sia stata una vera liberalizzazione (del resto è anche il posto dove si paga il 60% di tasse e la metà della gente sceglie di suicidarsi, quindi difficile considerarlo un modello di riferimento). La solita America lascia libertà totale ad ogni comune, quindi ci sono città totalmente deregolate e città come le nostre, con le loro tariffe e le loro licenze (e migrazioni di tassisti in cerca di fortuna molto Simpson). A New York, però, vale il mercato della licenza proprio come nella nostra vituperata capitale, solo con un lato molto Wall Street: le licenze costano anche il doppio delle nostre (fino a cinquecentomila dollari), mi dice un economista della Luiss esperto di taxi (che si stupisce che io condivida questo interesse) e c’è tutto un mercato secondario di finanziarie che comprano le licenze e poi le danno in leasing o in affitto ai poveri pachistani che fanno i mutui per poterle ricomprare. In Olanda, invece, si è provato a liberalizzare, e in dieci anni son saliti i prezzi, è sceso il numero dei taxi circolanti, ed è salito quello degli abusivi.

Insomma, mi dice un altro economista, la liberalizzazione non è riuscita quasi da nessuna parte, perché quello dei taxi è un mercato particolare e il sistema delle licenze alla fine si è rivelato il meno peggio e il più responsabilizzante, e semmai l’unica liberalizzazione intelligente sarebbe quella di decidere il numero delle licenze in base al momento economico, alle esigenze della città, insomma agendo anche sul fronte della domanda e non solo da quello dell’offerta. E poi, semmai, rivoluzionare il sistema delle nostre strade, con meno auto private, più metropolitane e servizi pubblici, un sistema di ZTL meno aleatorio. Aumentare semplicemente il numero dei taxi in circolazione, azzerando il valore delle licenze di chi si è indebitato per acquistarle e le considera la sua pensione, è un po’ demagogico. Così come individuare nei taxi il grande tappo allo sviluppo del paese. Piuttosto, nessuno parla più di tariffe telefoniche e energetiche. O della class action (quella vera). Il fatto è che qui ci sono in gioco lobby serie.

Allora l’autore della modesta si ricrede, e capisce che il problema vero dei tassisti è che non sono abbastanza lobby. O meglio, sono una piccola lobby scalcinata e sputtanata, con una pessima immagine. Consiglio, allora, specialmente agli amici tassinari romani: fatevi la barba, fate aggiustare le sospensioni e i finestrini delle vostre Tipo e Thema se non potete permettervi la Prius come i vostri colleghi rifiniti milanesi. Moderate le telefonate alla guida, non sgommate col rosso, che il passeggero, specialmente foresto, si spaventa. Non scaricate poi il suddetto passeggero se è daa Lazio invece che daa Roma, magari ha risposto così a caso, magari non è neanche tifoso di calcio, ha risposto solo per educazione. E al comune: organizzate corsi di bon ton e magari di lingue (lo stanno già facendo per i vigili urbani): la prossima volta che si salirà su una Lancia Dedra dell’89 coi finestrini rotti e il posacenere puzzolente, o si passerà un quarto d’ora a sentire “Over the rainbow” in attesa al telefono del radiotaxi, si sarà più comprensivi. (Qualcosa si sta muovendo, però: il 3570, cooperativa storica romana, ha istituito un “3570 gold”, cioè una flotta con aria condizionata, carta di credito, autisti plurilingue: per far concorrenza alla cooperativa fighetta Samarcanda, si dice, che ha le macchine nuove e gli autisti gentili e il pos, ma ha anche poche macchine, è una supernicchia).


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