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La generazione senza sesso

I Millennial hanno molti meno partner sessuali dei giovani degli ultimi decenni, dice un paper. È un problema di aspettative, più che di smartphone.

Negli ultimi anni, a intervalli di tempo regolari, il circuito dei media internazionali freme per una notizia riassumibile – con molto rasoio di Occam – in: i giovani non fanno più sesso. Questa settimana uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Archives of Sexual Behavior ha riportato la questione alla più stretta attualità: i dati raccolti da Jean Twenge, principale nome dietro al paper e autore di Generation Me dicono che, in media, per una persona nata negli anni Novanta non avere rapporti sessuali è due volte più comune rispetto a quanto avveniva ai ventenni della generazione precedente. E anche che i Millennial odierni, il quasi mitico target di riferimento di plot basati sul sesso come quello della serie tv Girls, hanno meno incontri amorosi dei baby boomer e degli appartenenti alla Generazione X, che li hanno preceduti.

Negli ultimi trent’anni, spiega il Washington Post presentando i risultati della ricerca, la porzione di “young adults” – ovvero persone di età compresa tra i 20 e i 24 anni – che non fanno sesso è più che raddoppiata, passando dal 6% al 15% di coetanei che non hanno avuto rapporti sessuali dopo aver raggiunto la maggiore età. Sembra istintivamente di stare parlando di una realtà alternativa a quella che conosciamo: siamo o non siamo la “hookup generation”, noi nati tra gli anni Ottanta e i Novanta, quella cresciuta con il sesso occasionale come riferimento onnipresente e definitivamente normalizzato nella tv che guardiamo, nelle canzoni che ascoltiamo e nei discorsi che facciamo? Possibile che la generazione che è diventata grande con Erotica di Madonna o Britney Spears sia meno sessualmente attiva di quella che ascoltava Gigliola Cinquetti cantare «non ho l’età per amarti»?

La spiegazione più semplice, e quindi più percorsa, come il sentiero più breve da cui raggiungere la vetta della comprensione, è che i venti-qualcosenni odierni sono troppo presi a controllare il proprio smartphone (anche e soprattutto per giocare a Pokemon Go, ultimamente) per occuparsi di cose “reali” che succedono nel mondo “reale”. Una generazione di debosciati, si dirà, di «sdraiati» per qualcun altro, che non è in grado di provvedere nemmeno ai suoi bisogni fisiologici. Eppure c’è molto altro da dire, e non tutto rassicurante come deridere un ventenne a suon di gomitatine: ad esempio, che «i Millennial sono stati terrorizzati dal sesso», come commenta Daisy Buchanan in un pezzo sul Guardian molto condiviso. In altre parole, fare l’amore (espressione che sa di antico, per un motivo credo più eloquente e utile a spiegare la questione di quanto non si potrebbe pensare) è diventato una dimensione puramente estetizzata, un’aspettativa a cui attenersi più che una via regolarmente praticabile per essere appagati o felici. «Abbiamo urgentemente bisogno di un’altra rivoluzione sessuale», scrive Buchanan, «dobbiamo celebrare il sesso, parlare di tenerezza e di stare insieme, e affrontare il fatto che un’intera generazione è così ansiosa di apparire bene da non riuscire a permettere a se stessa di stare bene».

Cuddle Party Held In New York City

Certo, gli schermi dei nostri smartphone c’entrano, eccome. Hanno un ruolo innegabile nel confinamento del sesso ad attività marginale non solo nella misura in cui diminuiscono la necessità (e quindi la frequenza) degli incontri di persona, ma anche in maniere più sottili e indirette, rendendo i potenziali partner persone che esistono solo in un etere-limbo in cui possono sparire da un momento all’altro, e senza grandi complicazioni affettive di sorta. Twenge, che insegna Psicologia alla San Diego State University, ha dichiarato al Washington Post che questo stato di cose «finisce per porre molto risalto sull’aspetto fisico, e credo che questo penalizzi gran parte della popolazione. Per tanti individui di aspetto nella media, il matrimonio e le relazioni stabili sono state il modo attraverso cui fare sesso regolarmente». Ma le relazioni stabili sono soltanto una delle possibilità, delle «opzioni» di cui parla il comico Aziz Ansari nel suo ultimo libro per definire le nuove (infinite?) possibilità di rapporto, e nemmeno la più incensata. Una congiuntura fatta di scarse prospettive economiche e cambiamenti dei costumi ha fatto sì che nel 2014, per la prima volta nella storia, c’erano più americani tra i 18 e i 34 anni che vivevano coi genitori rispetto a quanti convivevano con il compagno o la compagna.

Quella dei Millennial, la mia, è una generazione cresciuta in società dove le pressanti sirene dell’ambizione e della necessità di riuscire, di primeggiare, sono un fondamento della cultura individualista. E studiare o dedicarsi al proprio lavoro con una certa costanza – come rilevato dallo stesso paper ripreso in queste ore – può essere una concausa nel confinare il sesso a un passatempo occasionale, identificandolo così totalmente con Tinder, che invece di per se ne sarebbe una stilizzazione al limite dell’insignificante. Pur con la solita ficcante ironia, un commento su The Awl centra un altro punto: «[i Millennial] vogliono rimanere bambini», perché questa generazione è stata «coccolata, protetta e messa al riparo» più a lungo di ogni altra venuta prima e si trova a venticinque o trent’anni alle prese con l’ingresso nell’età adulta, ma spesso essendo stata portata a travisarne ruoli, doveri, aspettative e codici. Il problema, allora, in questo senso ha più a che fare con la crescita e l’apprendimento che non strettamente col sesso. Frances Ha, il film del 2012 di Noah Baumbach e Greta Gerwig, lo faceva dire in modo più semplice alla sua confusa e a tratti irritante protagonista: «Mi sento imbarazzata. Non sono ancora una persona vera».

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Nelle immagini: un “cuddle party” a New York nel 2004 (Spencer Platt/Getty Images)
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