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Ho visto l’uomo nero

The Nightmare, il documentario con le testimonianze di chi soffre di paralisi ipnagogica, la malattia che rende indistinguibili sogno e realtà.

Il giorno dopo la notte degli Oscar, non essendo andato a dormire, mi sono concesso una delle pratiche più goduriose e perverse che esistano al mondo: il riposino. Dopo pranzo sono andato a letto e mi sono addormentato immediatamente. Sono stato risvegliato da Sabbia, un piccolo cane che, quando i suoi padroni non possono occuparsene per motivi di lavoro, sta con me. Sabbia è salito sul letto, è passato sopra le mie gambe per poi accoccolarsi come spesso fa dietro il mio poplite, la parte dietro del ginocchio. Non l’ho visto perché dormivo a pancia in giù. Mi è bastato però sentire il suo peso sul materasso, sulle mie gambe per capire cosa stesse succedendo. Sono rimasto nel letto ancora qualche minuto, troppo stanco per muovermi. Poi mi sono alzato, sono andato in bagno a sciacquarmi il viso e solo allora ho realizzato che Sabbia quel giorno non era a casa con me. Era con i suoi padroni. Eppure io ero sicuro al 100% di averlo sentito sul letto. Non era stata un’illusione dovuta alle mancate ore di sonno, era stato qualcosa di estremamente concreto. Comincio a girare per casa come un pazzo cercando qualcosa, boh, qualcuno. Forse era entrato un gatto dal balcone? C’era un nano nascosto nell’armadio? Uno spirito pronto a strangolarmi dietro la porta? Niente, non c’era nessuno in casa. Eppure avevo sentito qualcosa.

Ho sei anni e sto dormendo nel letto della casa di montagna dove insieme a mia madre e mio padre passiamo tutti i Natali. Mi sento svegliare da qualcosa, qualcuno: delle mani che mi alzano, mi girano di centottanta gradi in verticale. Non ho la forza di svegliarmi, non ho la forza di fare nulla: mi abbandono a quelle mani che non so da dove arrivino, a chi appartengano. Apro gli occhi solo il mattino dopo: ho tutte le coperte gettate ai piedi del letto e sono messo a testa in giù nel lettino. Non dico nulla ai miei genitori e mi convinco di essere entrato in contatto con un’entità aliena, dopo la visione multipla di E.T. L’Extraterrestre, la mia fissazione totalizzante di quel periodo. Indeciso se festeggiare l’incontro con un tenero abitante delle stelle o se preoccuparmi per una possibile abduction, decido di non raccontare di quest’esperienza a nessuno.  Fino a oggi.

Ora, lo so anche io che è del tutto probabile, se non sicuro, che io mi sia immaginato di essere svegliato da Sabbia. Niente di più facile: tutte le volte che Sabbia ha dormito a casa mia mi ha svegliato in quel modo. Sentire il suo peso sul letto e sulle gambe è diventata un’abitudine per me, una cosa che conosco molto bene, che è entrata nel mio subconsio e che quel giorno ho sognato. Allo stesso modo, in tutti questi anni passati da quello strano sogno fatto in montagna, mi sono convinto che quelle mani aliene che mi hanno girato nel letto erano quelle di mia madre o di mio padre. All’epoca avevo un sonno molto agitato e i miei genitori ogni notte a turno passavano in camera mia a vedere se e come stavo dormendo. Quella notte uno dei due mi avrà trovato al contrario nel letto e mi avrà messo a posto. Evidentemente solo per poco, visto che poi mi sono risvegliato in quella strana posizione. Nessun alieno, nessun amicizia interstellare, nessun mistero. Solo un semplice sogno. Eppure un dubbio m’è rimasto…

Sono diventato un fan dei film dell’orrore per esorcizzare la paura che avevo di Freddie Kruger, il personaggio che infesta i sogni degli adolescenti nella serie di film Nightmare. Certo, mi terrorizzava il suo guanto con gli artigli, il viso deturpato dal fuoco, il maglione sdrucito a strisce rossi e verdi e il cappello a tesa larga. Ma quello che mi teneva in piedi la notte era la consapevolezza che, appena addormentato, lui sarebbe venuto a ucciderti nel sonno. Mentre sogni non puoi fare nulla: anche se il tuo cervello è acceso, il corpo non reagisce agli stimoli, come paralizzato. Sono tutte cose che mi sono venute in mente l’altro giorno durante la visione del documentario The Nightmare del regista statunitense Rodney Ascher, lo stesso di Room 237. Ascher, che alterna la sua carriera da documentarista con quella da regista di horror – suo uno degli episodi di The ABC’s of Death 2 e altri cortometraggi – ha una particolarità: soffre di uno strano disturbo del sonno, la paralisi ipnagogica. Anzi, il suo ultimo documentario – quello di cui parliamo oggi – tratta proprio questo argomento. Ma cos’è la paralisi ipnagogica? Guardate il famoso quadro del 1781 L’Incubo, del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli.

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C’è una donna distesa su un letto. Non si capisce se sta dormendo o è morta. Tra le tende della stanza fa capolino il muso nero di un equino– Nightmare, oltre che “incubo” può essere infatti tradotto come “cavalla notturna” – mentre sul petto della donna c’è un demone. Brutto, sgraziato e pesante, se ne sta seduto come a immobilizzare la poveretta. L’opera nel corso degli anni ha avuto ovviamente molteplici letture: è il momento esatto dell’arrivo del sogno, quello in cui non si è consci della differenza tra veglia e sonno. Si tratta della rappresentazione del “sublime”, ha a che fare con l’inconscio freudiano, è una rappresentazione della sessualità frustrata del pittore… Il quadro, con la sua aria misteriosa e intrigante, ha anche ispirato molti registi, tra cui Stanley Kubrick, Eric Rohmer e Ken Russell. Ma forse la spiegazione del dipinto di Füssli è questa: L’Incubo e il tentativo di spiegare attraverso un dipinto la paralisi del sonno.

Il soggetto rimane in uno stato di limbo in cui i contorni tra sogno e realtà si fanno labili ma dove il corpo non può reagire

La fase Rem, l’ultima delle 5 fasi in cui è diviso il sonno, quella dei sogni, cambia durante il nostro arco vitale. Passa dalle 8 ore di quando siamo neonati, ai 45 minuti di quando abbiamo 70 anni. Il motivo è presto detto: durante la fase Rem la maggior parte dei nostri muscoli sono immobilizzati. Questo avviene per proteggere chi dorme da possibili movimenti inconsulti causati dai sogni. Come detto più sopra, il cervello è acceso nel mondo dei sogni, mentre il corpo nel mondo reale è spento. La paralisi ipnagogica può essere descritta come una paralisi corporea associata a uno stato di veglia. Si tratta di un breve periodo – mai più di due minuti – in cui il soggetto, prima di addormentarsi profondamente o appena prima di risvegliarsi rimane in uno stato di limbo in cui i contorni tra sogno e realtà si fanno labili ma dove il corpo non può reagire. Per gli amanti delle spiegazioni scientifiche: si forma un aumento dell’acido γ-amminobutirrico, conosciuto anche come Gaba, che inibisce le cellule dei nuclei della colonna dorsale impedendo di fatto qualsiasi movimento. Durante la paralisi ipnagogica può capitare che il soggetto abbia delle visioni o che senta addirittura delle voci.

Provate a immaginare la sensazione: siete nel vostro letto totalmente immobilizzati. Pensate di essere svegli e coscienti, ne avete la certezza, ma al tempo stesso avete una visione o sentite una voce. Non sembra bello, vero? Chi la conosce ne parla come qualcosa di “normale” o con cui è costretto a convivere, ma si capisce che ne è terrorizzato. The Nightmare mette insieme una serie di interviste piuttosto approfondite a persone che soffrono di questo disturbo. Dopo una prima parte in cui tutti descrivono la sensazione fisica della paralisi – una scossa elettrica che attraversa il corpo e quella dissociazione tra corpo e mente di cui sopra – si passa a parlare di quello che le persone vedono in questi momenti. Ciò che terrorizza è che la maggior parte delle persone descrive esattamente le stesse cose. Mentre non si può muovere un muscolo, si vede una silhouette, un’ombra nera che si avvicina minacciosa verso il letto. L’apparizione è solitamente accompagnata da un rumore di fondo che in molti descrivono come un ronzio elettrico, un’emanazione quasi fisica della malvagità dell’uomo in nero. Alcuni – non pochi – uomini ne vedono addirittura tre: uno con un cappello in testa e due personaggi a fargli da accompagnatori. Altri sentono delle voci provenire inquietanti e minacciose dall’armadio o da dietro la loro testa (che, ricordiamo, non possono muovere).

In molti casi, come confermano gli intervistati, le “crisi” aumentano d’intensità col passare del tempo e alle paralisi vanno ad aggiungersi le visioni ipnagogiche. Come se non fosse sufficiente vedere un uomo nero che si avvicina al nostro letto, può capitare di avere degli episodi di vera e propria dissociazione tra sonno e veglia: televisori parlanti, telefonate da incubo, mondi capovolti o in balia del Male mentre il soggetto è convinto di essere sveglio. Nei casi più acuti questi episodi portano il soggetto a sentire del vero dolore fisico. In molti di questi casi – e qui si aprono le porte dell’interpretazione – il dolore viene inflitto alle parti genitali, cose che fa ovviamente presuppore che le paralisi nel sonno e le conseguenti visioni siano figlie di traumi psicologici di natura sessuale.

The Nightmare è un buon documentario che tenta di fare luce su una condizione più diffusa di quanto possiamo pensare, e lo fa in modo piuttosto coraggioso, alternando interviste a ricostruzioni di quanto viene descritto, che fanno ovviamente tesoro dell’esperienza da regista horror di Rodney Ascher. L’unica pecca è forse quella di non riuscire mai a essere realmente incisivi: si attende che il film vada a parare da qualche parte, che arrivi a una conclusione o anche solo una riflessione, ma il tutto rimane vago, evanescente. Come in un sogno.

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