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18:35 sabato 3 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Piero Portaluppi, l’amatore

Il documentario di Maria Mauti mescola i filmati amatoriali dell’architetto milanese e le immagini dei suoi eredi, oggi, all'interno dei suoi luoghi.

03 Ottobre 2017

Nel mese di ottobre allo Spazio Oberdan e all’Anteo Spazio Cinema si proietta L’Amatore, un film che tesse insieme i filmati amatoriali (da cui il titolo) di Piero Portaluppi. Ripensare alle architetture della Milano fascista, nel presente del boom edilizio post-Expo – il quartiere residenziale di lusso di City Life, il nuovo centro direzionale di Porta Garibaldi, e ora il cantiere dei Giardini d’Inverno, a via Pirelli – dà una sensazione vertiginosa. Per anni, la regista ha cercato un trucco narrativo che tenesse insieme i filmini in 16 mm dell’architetto. Alla fine, ha mescolato le pellicole familiari, in cui le architetture erano completamente assenti, con immagini degli eredi girate ai giorni nostri all’interno dei luoghi sognati da Portaluppi: Villa Necchi Campiglio, Villa degli Atellani e la Casa Portaluppi, tra gli altri.

Il risultato è un’alternanza di composizioni giocose (quelle dell’artista, che prendeva in giro il mondo con la cinepresa in mano) e di grandiose inquadrature d’interni, popolate di bambini fermi come pezzi d’arredo, con occhi e nasi che paiono firme del bisnonno apposte sui loro volti. A guardare queste immagini – l’arrivo del Re per l’inaugurazione del Planetario Ulrico Hoepli, le centrali elettriche della Val d’Ossola, e il sagrato di Piazza Duomo filmato dalle guglie della Cattedrale, in un fantasmatico agosto – viene l’entusiasmo per la furia costruttiva del presente milanese, così come per quella del Ventennio; viene da accomunarli in un unico momento creativo dentro a un eterno carattere operoso della città, solo diviso dalle distruzioni della guerra, che per Portaluppi significò, oltre ai bombardamenti di tanti luoghi-simbolo, anche la perdita dell’unico figlio maschio, e dell’ispirazione.

Così come afferma la voce fuori campo (interpretata da Giulia Lazzarini, e scritta da Antonio Scurati), il fattore ideologico, e cioè la fede al fascismo, che sempre animò gli intenti civili dell’architetto, passa in secondo piano, adombrato dalla visione del mondo irriverente ed egocentrica dell’artista, che quando riprende la città stringe sulle “P” di parcheggio (le sue iniziali), e che per tutta la vita compila coloratissimi grafici sul quanto mangia, come spende, come passa il tempo.

25. Pronipoti

Così, noi spettatori di oggi, col distacco giusto, ci sentiamo contagiati solo dall’ironia della sua matita, della sua macchina da presa, e del suo corpo che con moti da farsa si china a raccogliere una margherita, per porgerla a una delle donne della sua vita (ecco la seconda accezione del titolo); ci sentiamo contagiati soprattutto da quella frenesia creativa, che fagocita tutta la realtà circostante, e si trasforma, senza distinzioni, nell’estroso filmino di una gita con gli alunni del Politecnico, o nella ristrutturazione della Villa degli Atellani. E così, quella fatica instancabile e capricciosa, quel genio mercenario eppure assolutamente eccentrico e libero, non rimane espressione di un servizio fedele allo statalismo fascista, ma sembra ora farsi una cosa sola con l’accelerazione positivista della Milano del grattacielo Unicredit, della torre d’oro della Fondazione Prada, dell’Armani Silos.

Allora, la Villa Necchi (tutta illuminata, la sera dell’anteprima del film), disegna nuovi equilibri e nuove linee, in un ipotetico viaggio emotivo nella città del 2017, perché ci si arriva già consci di Piazza Gae Aulenti; la facciata razionalista di Casa Portaluppi, trae nuova forza, per di chi visita Milano oggi, dopo averla abbracciata con gli occhi dalla terrazza della Triennale. E visitando il Palazzo dell’Arengario, si ha la sensazione che non si potrebbe trovare in una città diversa da quella della Fondazione Feltrinelli.

Mi sembra adesso di diventare un viaggiatore del futuro, che di una città coglie l’armonia stratificata nei secoli, e gli sembra irrilevante cosa è sorto nel Duecento e cosa nel Trecento. Che importanza ha, se non per lo storico dell’arte, costretto a fare da guida per sbarcare il lunario? Insomma, la Milano di Piero Portaluppi era così futuristica, che era pronta a dialogare armonicamente con la Milano di cento anni dopo, e tra un paio di generazioni, i turisti, vi leggeranno un’armonia naturale, che invece oggi è ancora (per un attimo, l’attimo lungo che durano i cantieri nella nostra vita) stupefacente.

5. Viaggio a Nizza

Il film di Maria Mauti, però, è un film privato, e sarebbe sbagliato far passare l’idea di un qualsiasi discorso pubblico. La scelta dell’architetto di filmare Milano d’estate, ignorando i suoi edifici, e privilegiando le domeniche di festa, la figlia, i nipoti, è stata rispettata dalla regista, ritraendo i suoi interni in scene intime di vita familiare contemporanea. La Casa Portaluppi, il grandioso condominio di via Morozzo della Rocca, è restituita con i suoi abitanti di adesso: le voci che dalla cucina rimbalzano in un austero bagno vuoto, il rumore delle stoviglie, dei bebè che, lallando, mangiano da cucchiaini sporchi poggiati dentro le stanze del grande architetto come nature morte.

Allo stesso modo, è bello immaginare i luoghi che sono ancora sulle carte degli architetti come nei rendering, con la donna scarnificata che legge il giornale scalza e i bambini perfetti che corrono nel giardino all’inglese. Un po’ come i nipoti fermi nel tempo delle inquadrature fisse di Maria Mauti. Case pronte per essere vissute che parleranno nei secoli di chi le ha abitate. Case che cominciano a vivere solo quando si staccano dalla mente dell’artista, che lo sa, perché è una persona di carne, con desideri di bellezza prima che di grandezza. Ecco perché lui, con la cinepresa, seguiva i cappelli delle donne e i bambini che disegnavano nel terriccio. E mentre dico questo, nella sala della proiezione, qualche pronipote del grande architetto si è staccato dal dipinto, e piange lacrime vere anche se l’atmosfera di questi luoghi incute un contegno antico; e gli abiti che indossa sembrano usciti da uno stravagante fumetto dell’Amatore.

Le immagini sono fotogrammi dal film.
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