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20:05 lunedì 18 maggio 2026
C’è un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
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C’è un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout

Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.

18 Maggio 2026

Frustrazioni sul posto di lavoro, scadenze, stanchezza e pressione costante. Non è il lunedì di una qualsiasi persona nel mondo del lavoro di oggi, ma un gioco da tavolo di strategia. Si chiama Burnout e permette a chiunque volesse sperimentare, o risperimentare, l’ansia e le sensazioni da burnout lo può fare comodamente giocando a un gioco da tavolo. Lo ha ideato Laughing Sticks, una piccola casa di Singapore fondata da Jannis Lim e Suren Rastogi, due ex impiegati che hanno lasciato i loro rispettivi lavori per dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo del gioco (magari anche per sfuggire al burnout).

Il gameplay è incentrato sul trovare un equilibrio tra produttività lavorativa e benessere personale. Le decisioni prese durante il gioco influenzano sia le prestazioni lavorative che la stabilità mentale, costringendo i giocatori a gestire con attenzione il tempo e le energie (limitate, ovviamente) a disposizione. Proprio come si dovrebbe fare nella vita vera. Proprio come non si riesce a fare nella vita vera.

Come scrive DesignTaxi, per finanziare la produzione, Laughing Sticks ha lanciato una campagna Kickstarter lo scorso 10 aprile. Il team si aspettava di raggiungere il proprio obiettivo di finanziamento in tre giorni: lo hanno raggiunto in dieci minuti. La spiegazione più semplice è anche quella più vera: c’era domanda. Non di un gioco da tavolo in particolare ma di un oggetto in cui riconoscersi, di uno spazio in cui la stanchezza strutturale del lavoro contemporaneo diventasse finalmente qualcosa su cui ridere invece di qualcosa da gestire in solitudine.

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