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Come quest’uomo è diventato Mr. Sacchetto In Testa

Che sta succedendo (o è già successo) a Shia LaBeouf? Breve riepilogo di una grande promessa – protagonista di Nymphomaniac di Von Trier – e delle sue follie fuori dal set e sul cielo di Los Angeles.

Ricordo con un certo affetto un piccolo film destinato a diventare un caso, visto al Festival di Venezia del lontano 2006. Il titolo era A Guide To Recognizing Your Saint, uscito da noi come Guida Per Riconoscere I Tuoi Santi, esordio personale, sentito e autobiografico di Dito Montiel, regista e sceneggiatore che poi, sfortunatamente, non s’è mai più espresso a quei livelli. Il cast di quel film era semplicemente pazzesco: un Chazz Palminteri perennemente in canottiera, un Robert Downey Jr. nella sua prima fase di recupero, ovvero prima di scoprire di essere il re delle faccette buffe, una Rosario Dawson al solito incredibilmente bella, una piccola parte per un eterno underdog come Eric Roberts, un giovanissimo e stupendo Channing Tatum ed infine un altra giovane promessa, su cui era costruito gran parte del fascino del film: Shia LaBeouf. Qui Shia, allora ventenne, era semplicemente sorprendente. Un talento naturale: un ragazzino con un viso assolutamente normale ma capace allo stesso tempo di stregare la macchina da presa, un’innata capacità a sputare battute a raffica, una gestualità nervosa e spontanea, l’ardire di recitare allo stesso modo al fianco di un mostro come Palminteri o l’amico Tatum. Sarà stato anche a causa della bellezza inaspettata del film, ma esco dalla sala convinto di aver scovato una nuova stella del cinema a venire. Ok, all’epoca me l’ero perso in una serie filmetti precedenti e non l’avevo preso molto in considerazione in I, Robot dove si esibiva nella parte del bambino pestifero spalletta comica di Will Smith, ma decido di tenerlo sott’occhio.

Dopo dieci minuti, in cui l’attore non ha ancora detto una parola, un giornalista gli pone la prima domanda diretta. L’attore risponde: «Quando i gabbiani seguono il peschereccio, è perché pensano che verranno gettate in  mare delle sardine»

Flash forward di quasi otto anni. Ritrovo Shia LaBeouf su gran parte dei quotidiani nazionali mentre sfila sul red carpet della Berlinale per la presentazione del nuovo film di Lars Von Trier, Nymphomaniac: Ha un sacchetto di carta sulla testa. Sul sacchetto c’è scritto I am not famous anymore. Non sono più famoso. Cos’è successo nel frattempo? Perché oggi Shia LaBeouf è totalmente sbroccato?

Durante la conferenza stampa del film di Lars Von Trier, Shia si presenta vestito come uno che vive in un camper in Nebraska: orribili pantaloni marroni, felpa col cappuccio, giacca da portuale e cappellino con visiera molto sporco. Dopo dieci minuti, in cui l’attore non ha ancora detto una parola, un giornalista gli pone la prima domanda diretta. L’attore prende il microfono, guarda i giornalisti e dice: «When the seagulls follow the trawler, it is because they think sardines will be thrown into the sea». «Quando i gabbiani seguono il peschereccio, è perché pensano che verranno gettate in  mare delle sardine». Poi ringrazia, si alza e se ne va. Alcuni giornalisti rimangono un po’ stupiti, altri – giustamente – se ne infischiano e continuano a fare il loro lavoro. Finita la conferenza stampa qualcuno si accorge che la misteriosa frase pronunciata da LaBeouf è la stessa che disse Eric Cantona dopo aver preso a calci un tifoso colpevole di averlo insultato dopo un’espulsione nel lontano 1995. Ma non c’è tempo di riflettere troppo sul significato della frase in oggetto e del perché LaBeouf si sia andato a citare un personaggio come Cantona, perché l’attore è già sul red carpet, questa volta in smoking ma con il sacchetto in testa. E quella scritta, «I’m not famous anymore»: Non sono più famoso.

Se andate a cercare l’account Twitter dell’attore, lo troverete pieno proprio di questa dichiarazione scritta in maiuscolo. Solo questa frase ripetuta ogni giorno, una volta al giorno, dal 20 di gennaio del 2014. Una specie di mantra. Se avete la pazienza di scorrere il suo account fino al 10 gennaio, ci troverete scritto: «In light of the recent attacks against my artistic integrity, I am retiring from all public life». Alla luce dei recenti attacchi contro la mia integrità artistica, mi ritiro dalla vita pubblica. Ora, tralasciando il fatto che chi desidera ritirarsi dalla propria vita pubblica non partecipa a un festival, a una conferenza stampa o a un red carpet (forse sono malizioso io, eh? Forse il ragazzo sta rispettando dei semplici obblighi contrattuali), la domanda da porsi è: perché Shia LaBeouf non vuole essere più famoso? E soprattutto: perché, a quanto pare, è riuscito nella difficile impresa di farsi odiare più o meno da chiunque?

Il primo gennaio del 2014 Shia LaBeouf affitta un aeroplano con tanto di pilota e fa scrivere sul cielo di Los Angeles: “I am sorry Daniel Clowes!”. A questo punto Lena Dunham, Seth Rogen e Patton Oswalt gli danno fondamentalmente del povero pazzo

La storia è questa: il 17 dicembre del 2013 esce Howard Cantour.com, cortometraggio diretto proprio da Shia LaBeouf, presentato nel 2012 al Festival di Cannes. Passano poche ore e in molti si accorgono delle molte somiglianze tra il film e Justin M. Damiano, storia di Daniel Clowes tratta dal fumetto a cura di Zadie Smith, The Book of Other People del 2008. Sono in molti a farlo notare non solo perché le similitudini sono effettivamente molte e più che evidenti, ma soprattutto perché LaBeouf non cita da nessuna parte il nome di Clowes. Il cortometraggio viene tolto dalla rete e l’attore, che nel frattempo viene preso di mira da più parti, comincia una lunga serie di “straordinari” tweet. In uno di questi scrive: «Copying isn’t particularly creative work. Being inspired by someone else’s idea to produce something new and different IS creative work». Copiare non è un lavoro creativo. Essere ispirati dall’idea di qualcun altro per produrre qualcosa di nuovo e diverso È un lavoro creativo. Qualcuno del sito A.V. Club si accorge però che questa risposta dell’attore è in effetti “ispirata” da una risposta che si trova su Yahoo Answer scritta quattro anni fa in relazione a una domanda relativa al significato della frase di Picasso: «I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano». Nel frattempo l’attore continua a scusarsi in maniera del tutto sarcastica con Clowes. Il 1 gennaio del 2014 Shia LaBeouf affitta un aeroplano con tanto di pilota e fa scrivere sul cielo di Los Angeles: “I am sorry Daniel Clowes!”. A questo punto Lena Dunham, Seth Rogen e Patton Oswalt fanno l’errore di rispondergli, sempre via Twitter, dandogli fondamentalmente del povero pazzo. Per tutta risposta, e per non smentire l’opinione che evidentemente tutti si sono fatti di lui, scrive alla Dunham un finto tweet di scuse, che in realtà è un vecchio tweet dell’attrice stessa leggermente modificato. Per Rogen e Oswalt invece ha in serbo un’altra grande prova della sua pazzia. Fotografa una pagina di quello che dovrebbe essere lo storyboard del suo nuovo cortometraggio: nello scatto, dietro a un foglio pieno di appunti e disegni, si vedono due fotografie, una di Oswalt e l’altra di Rogen. Ma la cosa più bella è il titolo del nuovo cortometraggio di Shia: David Boring, un altro famosissimo fumetto del povero Daniel Clowes. Giusto, ma come reagisce a tutto questo Daniel Clowes? L’otto di gennaio i legali di Mr. Clowes spediscono una lettera agli avvocati di Shia LaBoeuf in cui chiedono all’attore di smetterla di appropriarsi indebitamente del lavoro altrui o saranno costretti ad agire per vie legali. La lettera finisce immediatamente, manco a dirlo, scannerizzata e postata su Twitter dall’attore. Qualche giorno dopo la dichiarazione di volere abbandonare ogni aspetto pubblico e poi la sequela di «I am not famous anymore» di cui vi abbiamo già parlato.

Durante le riprese di Transformers 2: La Vendetta del Caduto finisce coinvolto in un incidente stradale alle tre del mattino. La colpa non è sua ma l’attore rifiuta di sottoporsi al test del palloncino

Era prevedibile un crollo del genere? Si tratta di un’improvvisa tempesta o l’attore da tempo ha dato segnali di essere fin troppo vicino a un esaurimento nervoso? Nel 2005 il suo vicino di casa gli blocca l’accesso al suo garage con l’auto. L’attore lo chiama e gli chiede di spostarla ma questo sta chattando con la sua fidanzata e perde tempo. Shia per tutta risposta gli sfonda la macchina con la sua e poi lo minaccia verbalmente. Il vicino chiama la polizia. Mentre la polizia sta per arrivare, a quanto pare l’attore si fa vedere fuori dalla finestra del vicino con un coltello in mano. Ed è il primo arresto. Nel 2007 una guardia giurata gli chiede di uscire da un famoso grande magazzino. Il ragazzo si rifiuta ed è il secondo arresto (le accuse verranno poi ritirate). Durante le riprese di Transformers 2: La Vendetta del Caduto finisce coinvolto in un incidente stradale alle tre del mattino. La colpa non è sua, dato che viene fondamentalmente travolto da un’altra automobile che non ha rispettato un semaforo rosso, ma l’attore rifiuta di sottoporsi al test del palloncino. Questo ovviamente non giova alla sua fama. Come per altro la scelta di andare a prendere da bere insieme ad un suo amico nel 2009 con un sacchetto di carta in testa (un simpatico precedente), la rissa con un energumeno a torso nodo nel 2011 fuori da un pub a Vancouver. O quella da poco ripresa dalle telecamere di Tmz a Londra, in cui tira (malissimo) una testata a un ragazzo, seguita da un video di scuse in cui è evidentemente ubriaco. A questo punto viene quasi da augurarsi una mossa alla Joaquin Phoenix: forse LaBeouf sta registrando un progetto simile a quel I’m Still Here, in cui si documentava il volontario decadimento di una star solo per farsi beffe dell’establishment. O questa, oppure il ragazzo ha più di un problema. Peccato.

 

Immagine: Shia LaBeouf alla proiezione di Nymphomaniac Volume I al 64esimo Berlinale International Film Festival, Berlino, 9 febbraio 2014 (Clemens Bilan / Getty Images)

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