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I Reagan in vendita

Il 21 settembre inizia a New York un'asta con gli oggetti appartenuti ai Reagan: l'intimità smontata di due personaggi entrati nella storia.

Guardare i lotti di un’asta, quasi 500, che scorrono giù senza pietà come gli anni, è un buon esercizio. Soprattutto se in vendita c’è tutto quello che puoi trovare dentro una casa. E ancora di più se la casa in questione è quella di Ronald Reagan e di sua moglie Nancy. Fa uno strano effetto vedere un posto così intimo smontato, spezzettato,  e poi venduto alla paletta più veloce. L’asta si terrà il 21 e il 22 settembre a New York, al Rockfeller Center. La villa dei Reagan, invece, è posizionata da tutt’altra parte: annidata sopra una collina nella ventosa Bel Air, in California. È un ranch anni Cinquanta che si sviluppa in larghezza, dove si sono stabiliti quando hanno lasciato la Casa Bianca nel 1989, e ci sono rimasti fino alla morte del Presidente, nel 2004. Hanno ricostruito le stanze con gli stessi colori, la stessa disposizione dei mobili, e gli stessi oggetti che c’erano in Pennsylvania Avenue. Quanto si può capire di una coppia dagli oggetti che possiede? Fra i lotti che scorrono si possono trovare gli astucci floreali dove Ronnie teneva le sue pillole, lo scopettone del bagno in ceramica con incise – anche qui – le sue iniziali, i pettini d’osso che usava Nancy per cotonarsi i capelli, il tavolo da pranzo di marmo verde con qualche crepa qui e là. Ma la cosa più sorprendente sono le scritte: la casa è tappezzata di frasi piazzate ovunque, che il Presidente doveva leggere quando tornava e che, in qualche modo, dovevano riecheggiargli nel cervello mentre lavorava. Parole soprattutto sui cuscini, ricamate con filo grosso.

Christie's To Auction Private Collection Of Ronald And Nancy Reagan

1. You ain’t seen nothing yet

Sono gli anni Ottanta, è appena finita la Guerra Fredda. Lui non ha mai avuto paura dei comunisti, né quando lavorava come bagnino nel Lowell Park, vicino a Dixon, e salvava più di settantasette persone dall’annegamento, né quando con il suo ciuffo pieno di brillantina facevo il cronista radiofonico alle partite di baseball dei Chicago Cubs, nemmeno quando recitava nella speranza di diventare una star, prima in Love Is on the Air poi in una ventina di western. Anche se non lo è diventato, una vera star, ha la sua stella nella Walk of Fame, al numero 6374. Ma, come ricorda la scritta che spicca, con filo blu, sopra il primo cuscino: «You ain’t seen nothing yet». È un regalo degli Stark, i vicini di casa, in onore della vittoria di Reagan del 1984.

2. Goodmorning Mr. President

È questa l’incisione sul regalo inaugurale ricevuto dai Sinatra: un orologio di Tiffany, che si apre come un forziere pieno di tesori, posizionato sopra al camino, nel salone, accanto alle foto dei coniugi in maglione a trecce rosse, dentro cornici di legno lambiccate, che sembrano sculture tirolesi. Come si fa a passare dalla Walk of Fame alla Casa Bianca? Voce chiara e fisico atletico su più di 1.85 di statura. Dai western alla Casa Bianca a Bel Air si è portato fondine di cuoio, cintura porta proiettili, i suoi black quill, dipinti di uomini su cavalli imbizzarriti, pelli di pony da appendere al muro, bastoni da montagna: questo era il suo bagaglio. C’è una sua grande foto con blue jeans scoloriti e cappellone, con quel fiuto e quel piglio da vecchio cowboy, franco e risoluto, a volte spavaldo, e sempre rassicurante, che tanto piace agli americani. Ecco come ci è arrivato. Non era abbastanza bravo a recitare per diventare una star ma era abbastanza convincente per diventare Presidente. Perché doveva recitare proprio la sua parte, quella del bello, vitale, ottimista, che cavalca verso una nuova epoca, verso la frontiera, verso una mattina che sa di conquista, di terra incontaminata.

3. Peonies bloom in may

A filo rosa pallido, cucita sopra al cuscino di piume che usavano dopo pranzo per il riposino. A maggio, oltre alle peonie, è nato anche John Hinckley Jr, il pistolero che sparò a Ronnie, che è stato rilasciato una settimana fa dall’ospedale psichiatrico di Washington. Era ossessionato da un’altra – vera – star di Hollywood, Jodie Foster. Per lei sparò al Presidente, ma colpì il suo portavoce.

4. There is no limit to what a man can do or where he can go if he doesn’t mind who gets the credit

Così recita la targa di legno con incisioni dorate che teneva sopra la sua scrivania, vicino alla foto di Nancy.

Christie's To Auction Private Collection Of Ronald And Nancy Reagan

 5. Ho, Ho, Ho! 

Altro cuscino natalizio con caramelle a stick intorno. Ma sulla sua scrivania di mogano, insieme alla targa e alla foto di Nancy, c’era una giara di vetro con dentro i Jelly Beans, che arrivavano alla Casa Bianca ogni giorno. Il Presidente ne era goloso e ne mangiava a quintali: il suo favorito era quello alla liquirizia. Forse è per questo che aveva quel modo di sorridere così strano, un sorriso a metà, come quello dei bimbi che sono stati beccati con le mani nel sacco.

6. With love from Margaret and Denis Thatcher

Una dedica della Lady glaciale su un secchiello da ghiaccio argentato. Loro si amavano, politicamente parlando, condividevano gli stessi valori: «Abbiamo due storie diverse ma crediamo fortemente che il mondo non sia creato dai governi, ma dalla creatività degli uomini», disse la Thatcher, anche lei messa di recente all’asta, in uno dei suoi discorsi pro-Reagan. Ed erano pure parenti alla lontanissima, il Presidente lo scoprì quando visitò Ballyporeen nel 1984 e gli venne mostrato il suo albero genealogico, in cui figuravano sia Kennedy che la Thatcher.

Christie's To Auction Private Collection Of Ronald And Nancy Reagan

 7. Happyness is being married to your best friend

È scritto sul cuscino che il Presidente regalò a Nancy in occasione di uno dei loro ultimi anniversari, lo tenevano vicino ad un tavolo di vetro pieno di animali. Infiniti animali in miniatura da tutto il mondo, di tutti i materiali possibili, sono sparsi fra i lotti dell’asta: è la collezione della First Lady. Tante aquile e tantissimi elefantini repubblicani, ma anche cacciagione, serpenti, panda, e puma che s’intonano al colore della moquette come quelli che escono di notte sulle Hollywood Hills e si mangiano tutti i gatti che incontrano. Reagan era un po’ un puma, con quella pelle desertica. Essere sposata all’animale più grande della sua collezione, fatto di carne e sangue, non dev’essere stato semplice. Certo non era una bestia come Lyndon che urlava impazzito e nascondeva graffette sul pavimento sotto la scrivania per mettere alla prova l’uomo che faceva le pulizie di notte, ma era comunque un pericoloso carnivoro americano. Ronnie non possedeva solo l’aggressività del puma, ma anche la vanità del pavone, la scaltrezza della volpe, la pigrizia del ghiro, il senso dell’umorismo della iena. Sapeva ipnotizzare le pecore, faceva tremare i conigli, teneva a bada le donnole. È così che un Presidente dovrebbe essere, un sacro animale, che tiene in sé tutto lo zoo.

8. Rainbow

Questo era il cuscino personale di Nancy, sul quale si poggiava quando era seduta sul divano pastello in soggiorno, perché le faceva fare bei sogni. Lo portava spesso anche in giardino per stendersi in mezzo ai fiori. Lei era leggera, elegante e aggraziata come solo le First Lady di una volta sapevano essere, emanava un’autorità che non aveva niente a che fare con il potere o la capacità di fare del male. Era un’autorità biologica, di movenze naturalmente regali che la facevano camminare dritta come un fuso, sorridere simmetrica come se non dovesse nascondere proprio niente, come se fosse tutto lì, tutta lì.

Non si sa a chi andranno questi oggetti inutili, metà ricordo e metà talismano. Ma chiunque li avrà erediterà anche certi sguardi, certe preghiere e certe altre gioie che li segnano irrimediabilmente. È un po’ come fare una seduta spiritica, avere a che fare con oggetti animati dal tempo che passa per tutti tranne che per loro.

 

Fotografie di Spencer Platt per Getty Images.
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