Nuove frontiere metrosexual
19/01/2012 Articoli

Nuove frontiere metrosexual

Intervista scorrettissima a Mark Simpson, il giornalista che ha coniato la celebre definizione

di Michele Masneri Stampa

Era il 1994 e Mark Simpson cambiava il mondo inventando in un articolo sull’Independent il concetto di metrosexual, cioè l’uomo ipernarciso e fighetto, incoronando poi David Beckham a icona globale di questa mutazione genetica. Simpson, che scrive su una serie infinita di testate (dal Guardian all’IndependentVogue), e che GQ Russia ha inserito nelle “dieci cose che hanno cambiato la vita degli uomini”, insieme a “Freud, Schwarzenegger e la linea Biotherm Homme”, ha da poco mandato in libreria (in realtà solo su kindle) una sua raccolta di articoli, che forse è anche un nuovo manifesto. Si intitola “Metrosexy, una storia d’auto-amore del ventunesimo secolo”. Contiene molti neologismi come “sporno”, “hummersexual”, “retrosexual”, “menaissance”. Il metrosexual è dunque ormai archeologia? Interrogare l’autore sembrava doveroso.

Nel suo nuovo libro c’è un nuovo termine, “sporno”. Che significa?

È il momento in cui sport e pornografia vanno a letto insieme. Quei calendari di giocatori in mutande. Dolce & Gabbana che scutrettolano negli spogliatoi di una squadra italiana di calcio. Beckham e Ronaldo che ci sbattono il pacco in faccia dai manifesti sugli autobus. Questo genere di estetica, insomma. Il nuovo modo di vendere il corpo maschile. Nell’era spornografica, non basta più presentare il corpo maschile come semplicemente attraente, o desiderabile, come nell’era del metrosessualismo. Questo non basta più. Per ottenere la nostra attenzione, il corpo maschile deve prometterci altro, e cioè niente meno che una patinata, oliata ed eccitante orgia sotto la doccia.

Mi sembra di capire che l’Italia abbia un ruolo importante nel fenomeno Sporno.

Ci sarà un motivo se alla base dello sporno c’è l’Italia, i suoi giocatori, i suoi stilisti. Non certo il vostro spirito sportivo, bensì il vostro spirito porno. L’ondata di metrosessualismo che ha invaso il mondo nell’ultimo decennio è stato semplicemente il resto del mondo che scopriva l’Italia e che diventava un po’ più italiano. Il narcisismo maschile e il desiderio di essere desiderato è alla base della metrosessualismo – e in Italia a differenza che nel mondo anglosassone questo non è mai stato veramente represso. L’Italia, culla di Michelangelo, Marcello Mastroianni e Dolce & Gabbana, non ha mai fatto finta che “bellezza” fosse una parola che potesse stare lontana dalla parola “uomo”. Soprattutto nel sud Italia, i giovani maschi hanno spesso un modo di camminare estremamente femminile ma allo stesso tempo molto sicuro, che noi inglesi ci sogniamo. Se ci proviamo, finisce regolarmente in un patetico sculettamento.

Italiani di oggi che conosce? Sergio Marchionne?

Uhm, non lo conosco bene, mi faccia vedere. E’ sicuro che sia italiano? Sembra il padre di Jeremy Clarkson (conduttore di programmi televisivi sull’auto, nda). Avrà a casa un guardaroba con 365 maglioni informi tutti uguali? Comunque Marchionne mi sembra più retrosexual che hummersexual. In parte perché le macchine Fiat non sono molto popolari in America – troppo piccole e faggy, temo, in un paese di pickup e camion – ma soprattutto perché mi ricorda il mio vecchio professore di chimica.

Hummersexual?

Massì, sono i ragazzi che ultra-enfatizzano la loro mascolinità con accessori talmente “maschili” talmente da chiedersi che cosa abbiano da nascondere. Retrosexual invece sono i pre-metrosexual, diciamo i maschi vintage. Marchionne sembra decisamente pre.

Silvio Berlusconi?

Ah, lui è davvero unico. Non è per niente queer, anche se effettivamente sembra un po’ una drag queen. Ma non rientra in nessuna categoria, lui è troppo speciale, è una categoria a parte, lui è Silviosexual. Il suo vecchio sodale, la nostra rockstar mancata, insomma il nostro ex premier Tony Blair, aveva il suo stesso sorriso da drag. Ma Silvio, a un povero inglese come me, riporta agli insondabili misteri del machismo mditerraneo. Incredibile come qualcuno così camp possa avere un’immagine di sé così butch. Ma forse dovremmo tutti tornare ai tempi originari di Berlusconi, con quei look così bistrati, tinti, tirati. Torniamo ai faraoni e all’antico Egitto.

David Beckham rimane il campione del metrosexual?

Sì, nonostante sia ormai un metrosexual d’annata. In inglese c’è un’espressione, “mutton dressed as lamb” (in italiano sarebbe, più o meno, “di sopra liceo, di sotto museo”). Beckham è esattamente questo. Ma comunque ci sono un sacco di uomini della sua età e anche più grandi che non vogliono perdere il loro status di oggetti sessuali: e continuano a guardare a lui come ispirazione. Certo lui dovrebbe sforzarsi di più, offrendo qualcosa di più hot che non quei mutandoni cascanti H&M che pubblicizza ultimamente.

Chi sono gli eredi?

Potrebbe essere usurpato da giocatori più giovani come Cristiano Ronaldo, che infatti gli ha rubato lo scettro di testimonial dell’underwear Armani. Allo stesso tempo c’è una nuova generazione di neo burini televisivi come Mike “The Situation” Sorrentino, il protagonista di Jersey Shore e il suo mantra di “palestra-abbronzatura-lavanderia”. Al cinema ci sono star come Tom Hardy, con i suoi labbroni alla Marlon Brando, i muscoli rasati e il suo sbandierato passato bi-curioso, che mentre impugna un mitra in “Inception” ti dice “non aver paura di sognare qualcosa di più grosso, Darling!”.

Metrosexual è una parola che ha coniato nel 1994. Che è successo al narcisismo maschile in questi diciassette anni?

Ora che ci penso, Justin Bieber è nato proprio in quell’anno. E’ il figlio del metrosessualismo. SI vede che a 17 anni il metrosessualismo deve ancora trovare una voce! Tornando a essere seri, il narcisismo maschile è diventato molto più mainstream e accettato, quasi garantito, almeno dai più giovani. E’ scontato, tanto che la parola stessa potrebbe finire presto dimenticata in un futuro non troppo lontano. Tuttavia ci sono ancora reazioni e choc specialmente negli Usa, a causa della loro appassionante storia libertaria protestante; e della ugualmente appassionante negazione della loro innata gaiezza. Dunque il tema lì funziona ancora molto.

Metrosexy è la malattia senile del metrosexual?

È la normalizzazione del fenomeno, è la sensibilità che i metrosexual hanno iniettato nella società; si è passati da un “tipo”, il metrosexual, a un feeling generale, un modo di guardare e di essere guardati. Del resto guardando le edicole, la tv, o in fila per l’autobus, i giornali, è chiaro che nei ragazzi il desiderio di essere desiderati e di impersonare la bellezza maschile ha preso una forma fisica, sensuale: i loro corpi amorevolmente, faticosamente scolpiti, i loro muscoli rasati e i loro costosi tatuaggi…. Men’s Health oggi è la bibbia del metrosexy. Guardando l’estetica sporno, si vede che oggi tutti i ragazzi aspirano a essere atleti sessuali, avventurieri, pornostar.

C’è una relazione tra hipster e metrosexual?

Nonostante la maggior parte degli hipsters morirebbe piuttosto che ammetterlo, sì. L’hipsterismo è una forma di metrosessualismo. Ma molto middle class, molto esangue e ironica. E’ palesemente una forma di narcisismo, ma che guarda al corpo e all’essere sexy come cose molto volgari. (Come effettivamente sono, se siamo fortunati!).

Qual è l’arma fine-di-mondo del metrosessualismo, Abercrombie & Fitch o American Apparel o Apple?

Abercrombie & Fitch è stato il detonatore. Apple e i suoi iPhone l’esplosione. Gli iPhone sono il prodotto narcisistico definitivo (li definirei “MePhone”). Le App gratuite da scaricare sono un’ossessione autoriferita. L’iPhone è poi naturalmente anche il mezzo per farsi una foto a torso nudo nello spogliatoio della palestra, da mettere su Facebook o su social network più, diciamo così… particolari. Quindi Facebook e i social network sono forme di metrosessualismo sublimato, almeno per chi li usa come modo di trasformare se stesso in un brand, in una materia prima con un valore commerciale, e questa trasformazione è un altro caposaldo del metrosessualismo.

Nel suo nuovo libro lei scrive che “in un certo senso Obama è il primo presidente americano della storia che è anche la sua first lady”.

Obama è il trionfo del metrosexy. Gli Stati Uniti venivano dagli anni Novanta, dalla doppia presidenza Bush che è stata l’affermazione dell’“hummersexual” (Hummer, Burger King, guerre, shock & awe, mascolinità da ritorno alle origini). Adesso Bush e l’Hummer sono scomparsi dai radar, dopo di loro è scoppiata la menaissance, un rinascimento maschile, l’America si ritrova un presidente ben vestito, poliglotta, che difende elegantemente il mondo libero dopo una seduta di ginnastica nella sua palestra personale. Un uomo il cui look è molto apprezzato, specialmente dai giornalisti maschi. E un presidente che ha vinto le primarie anche perché molto più carino della sua sfidante femmina, per quanto molto più autorevole. Michelle Obama è anche lei molto attraente, certo, ma Obama non ne ha bisogno, lui è anche la sua first lady.

Ci sono candidati repubblicani un po’ metrosexual?

Non direi tra quelli in lizza, anche se Mitt Romney sembra un po’ un manichino in una vetrina di un grande magazzino un po’ vecchiotto. C’è poi Aaron Schock, il deputato repubblicano che si è spogliato per la copertina di Men’s Health l’anno scorso. Lui promette bene. Un giorno finirà a fare il presidente. Lui o Justin Bieber.

 

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Michele Masneri

È nato a Brescia, città che considera la Newark d’Italia, e poi si è trasferito a Roma, perché come sostiene Arbasino, bisogna vivere nella capitale dello stato di cui si è cittadini. Scrive di economia, società e cultura, sul Foglio, su IL del Sole 24 Ore, su Studio. È autore del romanzo Addio, Monti (minimum fax). twitter @michimas