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15:12 mercoledì 29 aprile 2026
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala ha dovuto abbassare i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.
Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.
Dopo anni di digitalizzazione, la Svezia reintrodurrà carta e penna nelle scuole per contrastare il crescente analfabetismo di ritorno degli studenti Dopo che nel 2019 era stato deciso l'uso dei dispositivi digitali persino negli asili, ora il Paese spenderà oltre 200 milioni di euro in libri "veri e propri" da usare nelle scuole.

Bienvenus nel calcio globale/1

Inchiesta in più parti sui futuri orizzonti del calcio a partire dal caso Paris Saint Germain

19 Gennaio 2012

Il racconto della trasformazione del Paris Saint Germain da trascurata Cenerentola sportiva di una metropoli poco interessata al calcio a progetto di marketing sportivo globale con sede in una delle città più fancy del pianeta. Una delle migliori case history per fare un punto su quella che sembra essere la naturale evoluzione dello sport più seguito al mondo oltre che per dirimere l’annosa diatriba tra localisti nostalgici che rimpiangono il “calcio solo alla domenica” e globalisti entusiasti che sognano un football modello NBA.


Con un cambio di intendimenti piuttosto inatteso, a un certo punto della scorsa estate Leonardo Nascimento de Araùjo o più semplicemente Leonardo ha salutato Milano – la città in cui viveva da quasi 15 anni – e la panchina dell’Inter che occupava da soli pochi mesi ed è salito su un aereo diretto a Parigi dove lo aspettava l’incarico, sontuosamente retribuito, di nuovo Direttore Sportivo del Paris Saint Germain.

Era l’episodio grazie al quale saliva alla ribalta delle cronache italiane la notizia che il PSG (squadra ricordata più per la violenza delle sue curve che per i trofei incamerati) si era messo in testa di fare sul serio dopo anni di vacche magre e di coltivare l’idea di portare il Calcio con la C maiuscola in una delle città più iconiche d’Europa; una metropoli che  però – escluse le frange del tifo estremo – fino ad allora in Europa rivaleggiava con la sola Berlino per l’indifferenza ostentata di fronte a un pallone. Sono passati sei mesi da quei giorni d’estate, nel frattempo sulla panchina dell’Inter non solo non siede più Leonardo ma nemmeno il suo primo rimpiazzo e per diverse ragioni il PSG è diventato un nome familiare tra chi segue le trattative di calciomercato. Per primo è arrivato il colpo legato a Javier Pastore, giovane talento argentino del Palermo strappato alla concorrenza di Real Madrid, Milan, Barcelona e chissà chi altro per la cifra fuori mercato di 28 milioni di euro, quindi l’acquisto di Menez dalla Roma, poi – due giorni prima di Capodanno – l’annuncio di Carlo Ancelotti come allenatore e, infine, l’inserimento in alcune delle trattative più calde d’ inverno, dal giallo di Pato all’affaire Tevez (notizia dell’altro ieri).

Qualche anno fa, quando il PSG tracheggiava nelle parti meno nobili della Ligue 1 (la serie A francese), a Parigi circolava una freddura secondo la quale il vero significato dell’acronimo PSG non era Paris Saint Germain ma Pas Sur de Gagner (trad. Non Certi di Vincere); una battuta che descriveva bene la cifra tecnica di una squadra notevolmente impoverita da anni di gestione al risparmio da parte di un consorzio formato da vari investitori tra cui Colony Capital e Morgan Stanley. Oggi che il PSG si è assicurato il titolo di Champion d’Automne, guida la lega con 3 punti sul Montpellier, ha ottime possibilità di vincere il campionato e  punta a essere uno dei contendenti alla prossima Champions League, a Parigi quella freddura la ricordano in pochi ma non per questo tutti Les Parisiens sono completamente soddisfatti della piega presa dal club negli ultimi anni e in particolare a partire dal 31 maggio quando Qatar Investment Authority (QIA) – un fondo sovrano leader mondiale nella produzione e trasporto di Gas Liquido Naturale, con un portafoglio di 50 miliardi di Euro – ha preso possesso del 70% delle azioni societarie proiettando il Paris Saint Germain nel gotha del calcio di nuova generazione, quello in cui investono sceicchi sauditi, imprenditori americani e oligarchi russi. La categoria alla quale già da qualche anno appartengono (con maggiore o minore soddisfazione dei loro tifosi a seconda dei casi) i vari Manchester City,  Manchester United, Chelsea etc. Il calcio che è saltato nell’iperspazio del business e dello spettacolo globale, venduto ormai meglio in Cina che in Europa a scapito, secondo alcuni, della dimensione locale del tifo – compimento della rivoluzione imprenditoriale introdotta nella seconda metà degli anni ’80 da Silvio Berlusconi, nei giorni in cui scendeva in elicottero a Milanello dopo aver staccato un assegno da svariati miliardi dell’epoca per il cartellino di Marco Van Basten.

Continua lunedì 23, giovedì 26 e lunedì 30 su queste pagine.

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