Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
La devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale
Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».
L’incendio più grande mai registrato in Francia sarebbe partito da una macchina per lo sgombero della boscaglia. Da lì è arrivato fino alla periferia di Bordeaux, ha scatenato quelle che i pompieri chiamano tempeste di fuoco e ha costretto all’evacuazione più di 250 mila persone. Il Presidente francese Emmanuel Macron è andato in visita al centro operativo antincendio della Gironda e ha detto ai soccorritori che quella che stanno affrontando è la situazione più difficile mai vista in Francia, la più difficile dalla Seconda guerra mondiale. Poi ha ricordato che la stagione degli incendi, nel Paese, raggiunge il momento critico ad agosto. Siamo ancora a luglio.
In Spagna invece, l’incendio più grande della storia del Paese ha costretto oltre 90 mila persone a lasciare la propria casa, mentre ad altre decine di migliaia è stato ordinato di non andare all’aperto perché l’aria è pericolosa da respirare: è piena di fumo e cenere, che si sono depositati soprattutto nelle aree urbane. Come scrive The Irish Time, i fronti aperti sono molti più di quelli che finiscono nei titoli dei giornali: in Francia bruciano la Corsica, il Var, le Landes e le Alte Alpi, in Spagna avanzano gli incendi nelle province di Toledo e Ávila e nella parte occidentale della regione di Madrid. Il governo spagnolo ha proibito l’uso dei macchinari agricoli nelle zone più colpite, le foreste della Francia sudoccidentale sono in allerta nera (che possiamo immaginare come il peggio del peggio). «L’emergenza climatica e l’aumento sistematico delle temperature a cui assistiamo ogni anno stanno aumentando in modo esponenziale l’estensione e l’intensità degli incendi boschivi», ha detto Pedro Sánchez da un centro di comando della Protezione civile spagnola. «Non è più un’eccezione. È la regola». La regola, fino a ora, prevedeva che i governi dei Paesi mediterranei annunciassero l’emergenza ogni agosto da un centro di comando. Ma quest’anno siamo ancora a luglio e sono già bruciati più ettari di quelli bruciati in tutto l’anno passato.
Da gennaio in Francia sono andati in fumo più di 116 mila ettari di foreste e vegetazione, contro i 70 mila di tutto il 2025. In Spagna i 172 mila ettari bruciati quest’anno sono 6 volte quelli dello stesso periodo dell’anno scorso. Il Ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez, uscendo da una riunione d’emergenza, ha definito questa stagione degli incendi come “assolutamente eccezionale”. Le agenzie meteorologiche dei due Paesi annunciano intanto un’altra imminente ondata di caldo, con temperature fino a 42 gradi che arriveranno entro la fine della settimana, ulteriore emergenza che rallenterà le operazioni e aggraverà il rischio di nuovi incendi. Sulla fauna selvatica, sugli animali morti a causa di questi incendi, i dati non ci sono ancora. La Ministra della Transizione ecologica francese Monique Barbut ha già detto che saranno catastrofici.