Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
L’annuncio di una sua terza e incostituzionale candidatura alla presidenza degli Usa non è nemmeno lontanamente la cosa più assurda fatta da Trump alla Cena dei Corrispondenti
Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".
Sono passati poco più di tre mesi da quel 25 aprile al Washington Hilton quando un uomo, poi identificato e ucciso, era riuscito a superare i metal detector e ad aprire il fuoco sugli agenti dei servizi segreti americani che presidiavano l’annuale Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca. Ci ricordiamo tutti le reazioni alla sparatoria, tra chi ha usato la propria moglie in cinta come scudo umano, chi si è messo le bottiglie di vino gentilmente offerte dalla Casa Bianca nella borsa, e chi ha continuato imperterrito a mangiare nonostante il caos tutto intorno. Tre mesi dopo la cena è stata riprogrammata, gli inviti sono stati rispediti e le persone si sono risedute a tavola. Per certi versi, è stata una Cena dei Corrispondenti persino peggiore della precedente.
Primo tra tutti, è stato il momento in cui Wolf Blitzer, della CNN, è salito sul palco del Waldorf Astoria per leggere la motivazione del premio ai giornalisti del Wall Street Journal, autori di un reportage sui rapporti tra Donald Trump e Jeffrey Epstein, il reportage che ha di fatto costretto l’amministrazione Trump alla pubblicazione degli Epstein Files. Blitzer racconta tutto: ricorda la causa da 20 miliardi di dollari intentata subito da Trump contro il Journal, l’indirizzo di casa della cronista Khadeeja Safdar pubblicato “per sbaglio”, la famiglia costretta a traslocare, il giornale escluso da quelli che possono far salire i loro giornalisti sull’Air Force One per seguire il Presidente nei suoi viaggi in patria e all’estero. Mentre i premiati salgono sul palco, Trump alza le mani in aria con un gesto teatrale, come a dire “che ci vuoi fare, così è la vita”. Poi, quando è il suo turno, sale sul palco e candidamente, come scrive il New York Times, chiede «cosa ci facciamo qui? Dovrebbe essere divertente, questa rovba? Devo essere serio? Devo fare il comico?», promettendo alla fine di fare un po’ di tutto. Il discorso che ha tenuto nell’ora successiva al Waldorf Astoria, dove prima c’era il Trump International Hotel, era pieno di attacchi personali contro i suoi nemici politici, battute preparate (che non hanno fatto ridere nessuno) e i soliti ritornelli sulla guerra contro l’Iran e la costruzione della sala da ballo della Casa Bianca.
È lo stesso Presidente che la settimana prima aveva detto che a esponenti dei fake news media come NBC e ABC andrebbero revocate le licenze di trasmissione. A un certo punto della serata è stato chiesto ai presenti di fare un applauso ai giornalisti accreditati al Pentagono, e nessuno ha ricordato che Pete Hegseth, anche lui tra i commensali, ha provato a cacciarli dal Pentagono proprio mentre l’amministrazione è impegnata in una guerra (quella con l’Iran) di cui nessuno ormai capisce più fini e ragioni. Nel corso dell’ultimo mese, il Dipartimento di Giustizia ha emesso mandati di comparizione davanti al gran giurì per ottenere tabulati telefonici e testimonianze dei cronisti del New York Times, che avevano svelato i problemi di sicurezza del nuovo Air Force One donato dal Qatar. Quei mandati sono stati poi ritirati nello scorso giovedì, il 23 luglio, dopo che un giudice federale di Manhattan ha rimproverato l’agenzia per come ha gestito la questione. Il giorno dopo, venerdì 24 luglio, uno di quei cronisti, Tyler Pager, è salito sul palco a ritirare un premio. Il Presidente gli ha stretto la mano, come ha fatto con Kaitlan Collins di CNN e Josh Dawsey del Wall Street Journal. Nel frattempo, ha ricordato alla platea che fino a poco tempo prima quella sala era sua. «Vedi quei bellissimi lampadari? Posso raccontarti tutto su di loro, se ti interessa saperlo», ha detto.
Il momento più surreale è arrivato con la portata a base di carne. Trump ha spiegato che il filetto che gli ospiti si apprestavano a mangiare era speciale perché veniva da una mucca morta dopo essere stata investita dal Ministro della Salute Robert Francis Kennedy Jr., che quella mucca l’aveva poi macellata personalmente e personalmente portata fin nelle cucine della Casa Bianca (sembra una scena tratta da un film horror, con l’aggravante che tutto questo è successo davvero, in una delle serata più istituzionali della politica americana). Fatto questo annuncio, Trump ha iniziato a prendere in giro i giornalisti presenti in sala sia per il loro aspetto che per la loro carriera, poi ha iniziato a insultare diverse personalità di Hollywood, dopodiché se l’è presa con esponenti dei Partito Democratico come Adam Schiff, Rosie O’Donnell, Alexandria Ocasio-Cortez, Chris Christie, Jerry Nadler. «Odio certe persone», ha detto a un certo punto del suo discorso, ormai definitivamente trasformatosi in un comizio. Alla fine di tutto, ha tirato fuori un cappellino e se l’è calcato in testa con fare teatrale. Sopra al cappellino c’era scritto «Trump 2028». Qualcuno ha applaudito, qualcuno ha riso. La maggior parte dei giornalisti ha continuato a guardare dritto davanti a sé, mentre il Presidente annunciava, in una delle più istituzionali occasioni della politica americana, di voler violare la Costituzione degli Stati Uniti d’America, il cui XXII emendamento impone il limite dei due mandati da Presidente. A condire il tutto, sul suo Truth, il presidente si è successivamente lanciato in 43 post completamente generati con l’AI, quasi tutti a tema Iran, tra quelli che non riguardavano Hormuz si annoverano “Trump che salva George Washington dalla caduta in un dirupo” e una foto “scattata” davanti alla Casa Bianca insieme a J.F.K e l’immagine di un altissimo muro tra Usa e Canada.
Ma forse, come ha detto lui stesso, nel momento in cui lo diceva, Trump stava facendo il comico. Forse non era serio. Speriamo.