Un formato nato per l'intrattenimento di massa è diventato l'ossessione di tutti coloro che si definiscono "veri" appassionati di cinema. C'entrano Nolan e Odissea, ma anche e soprattutto il modo in cui sta cambiando il nostro rapporto con i film e con la sala.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista
Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
In fondo all’elenco delle cose che non funzionano nell’Odissea di Christopher Nolan, Emily Wilson – la traduttrice inglese dell’Odissea di Omero – ne mette due che sembrano appartenere a un’altra recensione: non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orribile. Sopra ci sono le altre, disposte in fila come capi d’accusa. Mancanza di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. Struttura narrativa artificiosa. Sceneggiatura pessima. Nessun personaggio con motivazioni credibili per quello che fa o dice. Il pezzo è uscito su London Review of Books (qui lo riprende il Guardian) e lo firma proprio la studiosa che ha tradotto il poema nel 2017 (e che fu anche lei criticatissima per delle scelte che si allontanavano parecchio dalle precedenti traduzioni dell’opera, come si legge in questo meraviglioso profilo del New Yorker) e che Nolan ha passato l’intero tour promozionale a ringraziare come una fondamentale ispirazione per il suo film.
L’affinità dichiarata era il punto di partenza anche per lei, che insegna studi classici all’Università della Pennsylvania. Sperava che il rapporto di Nolan con i temi omerici lo portasse verso qualcosa di nuovo e verso personaggi più credibili, invece quello che Wilson ha trovato nel film è «la combinazione di magniloquenza e superficialità, con una visione troppo confusa per reggere le idee che il film promette a malapena. A fare le esplosioni e i giganti – concede Wilson – è bravissimo». A Empire, mesi fa, Nolan aveva raccontato di aver costruito l’Ulisse di Matt Damon a partire dal primo verso della traduzione di Wilson, «Raccontami di un uomo complicato» («Tell me about a complicated man»). Wilson chiude la recensione scrivendo che si vergognerebbe di aver scritto anche solo una parte di quella sceneggiatura.
Come scrive Variety, il pubblico non ha gli stessi problemi di Wilson. Il film ha preso una “A” su CinemaScore all’esordio, ha incassato 650 milioni di dollari in tutto il mondo in due settimane ed è già uno dei maggiori successi dell’anno. Wilson lo sa e non fa finta di niente: al Sunday Times ha detto che l’uscita del film è comunque un evento da festeggiare, perché riporta gente in sala, perché torna a far parlare di Omero, e perché forse convincerà qualche dirigente universitario a non tagliare i fondi alle facoltà di Letteratura, Lingue e Storia. Poi c’è l’ultima voce del bilancio: le traduzioni dell’Odissea stanno andando a ruba da quando è uscito il film di Nolan. Anche quella di Wilson.