Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.
Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali
Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
Il pennacchio di fumo sale, la pressione cala, l’aria si raffredda, l’umidità si condensa e sopra l’incendio si forma una nuvola. Se l’incendio sotto è abbastanza grande e abbastanza intenso quella nuvola diventa un temporale vero, con i suoi fulmini e le sue raffiche, e arriva tra i 10 e i 15 chilometri di quota, dentro la stratosfera. Si chiama pirocumulonimbus, ed è la forma più estrema che può prendere una nuvola generata dal fuoco. Mentre la Francia e la Spagna affrontano alcuni dei peggiori incendi della loro storia, gli esperti avvertono che sopra i roghi francesi potrebbe essersene formato uno. Se la conferma dovesse arrivare, sarebbe il primo mai registrato nel Paese.
«È un vero e proprio temporale che si forma all’interno della colonna di fumo dell’incendio» dice al Guardian Rick McRae, del gruppo di ricerca sugli incendi boschivi dell’Università del New South Wales, quantificando in 10.000 chilometri cubi il volume di atmosfera occupato da queste formazioni. La parte che riguarda chi sta a terra viene subito dopo. I venti che la nuvola genera spingono l’incendio sottostante a propagarsi più in fretta, i fulmini che produce possono accendere fronti nuovi a chilometri di distanza, e il risultato è che il fuoco smette di comportarsi come i vigili del fuoco si aspettano che si comporti. McRae ha fatto il responsabile antincendio per 30 anni prima di studiarli, e la sua lettura è che la nuvola sia soprattutto una conferma: che l’incendio è molto pericoloso, e che è stato giusto evacuare tutte quelle persone.
L’Australia ha cominciato a registrarli all’inizio del secolo e da allora sembrano diventati sempre più frequenti. Se ne sono formati sopra gli incendi californiani del 2022, per esempio. Ad aggravare la situazione è anche e ovviamente la crisi climatica, che aumento e aggrava le condizioni che rendono possibili sia i grandi incendi che la formazione dei pirocumulonimbus. I modelli dicono che la situazione, nell’immediato futuro, peggiorerà. Intanto sui boschi europei piove poco o niente da maggio, il fuoco è arrivato nel bel mezzo della stagione turistica e i meteorologi hanno appena annunciato un’altra ondata di caldo. «Ci sarà una massa di aria molto calda che si sposterà dalla Repubblica Ceca nell’arco di quattro o cinque giorni», dice McRae, che non sta descrivendo uno scenario lontano. «Che ce ne sia stato uno qualche giorno fa o meno non è proprio il punto – aggiunge – la domanda è se ne arriverà uno martedì o mercoledì di questa settimana». Martedì sulla Francia sono previsti 40 gradi.