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Senza neanche accorgersene, l’Italia ha compiuto uno dei più grandi sforzi di riforestazione di sempre ed è diventata ufficialmente una “nazione forestale” Per la prima volta dal Medioevo, sul territorio ci sono più foreste che campi agricoli, dice l'Unione nazionale comuni comunità enti montani.
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.

Varsavia, o cara

Cronaca semiseria e aperiodica degli Europei di calcio polacchi e ucraini. Prima puntata

13 Giugno 2012

Varsavia, e non Cracovia o Kiev, per le dichiarazioni pre-Europei di Gianluigi Buffon, per il quale un torneo soddisfacente porterebbe gli azzurri (almeno) in semifinale. Essendo l’Italia situata nel Gruppo C, la suddetta semifinale verrebbe giocata nella capitale polacca il 28 giugno. “Varsavia o Cara” sarà una cronaca aperiodica (e, come da titolo, semiseria) di quello che si è visto fin’ora durante i Campionati Europei di calcio.
Nella foto, Pearce e Southgate, a Euro ’96.

La certezza più certa di sempre, dopo il primo turno della fase finale di ogni competizione internazionale, è il maestoso spettacolo della caduta dei pronostici. I proclami sulla squadra da battere, la squadra materasso, la squadra che darà filo da torcere e la squadra sorpresa si sfracellano al suolo con le pretese di seriosità di esperti calcistici e fini analisti tecnici del globo terracqueo (noi non siamo esclusi, ma almeno non ci prendiamo troppo sul serio). La prima a deflagrare – un bel botto, non c’è che dire – è stata l’Olanda: brutta, lenta, incapace di esprimere un gioco che possa prescindere da venti minuti di dribbling onanistici dei suoi campioni là davanti. Con il risultato che l’unico in grado di combinare qualcosa – in quanto prova a tirare, e soprattutto sa tirare – è il solito Robin Van Persie. Arjen Robben si è dimostrato ancora una volta l’indolente primadonna capricciosa che “voglio fare tutto io” senza riuscire, in fondo, a combinare nulla di buono. Stupefacente l’incapacità della difesa danese, dopo un’intera partita di azioni replicate alla nausea, di capire che Robben si può annullare efficacemente impedendogli di rientrare verso sinistra, e di conseguenza ogni sua finta nella direzione opposta (la destra, quindi la linea di fondo della fascia su cui orbita solitamente) andrebbe categoricamente ignorata, come fosse una sparata di Cecchi Paone e una risposta di Cassano sull’argomento “froci”.

L’altra caduta a cui si è assistito nella seconda giornata di Euro 2012 è quella della lingua italiana. Mentre Vincenzo D’Amico perdeva l’aereo e di conseguenza il posto di commentatore tecnico, il titolare del microfono Gianni Bezzi si esibiva in un colorito creolo dialettale riassumibile nella frase: «Robben punta a Poulsen» (seguono variazioni sul tema). Non verrà approfondito oltre, però, il tema della telecronaca Rai: su Twitter è possibile rintracciare una dottissima enciclopedia sull’argomento, in un noioso gioco a chi riesce a essere il più simpatico (in realtà andrebbe segnalato anche: «Il 2012 per Robben… è fatato… ma in senso negativo», pronunciata sempre da un Bezzi alla disperata ricerca della parola “maledetto”).

L’Italia ha stupito tutti giocando bene, la Spagna ha stupito tutti giocando senza punte. Leggendo i commenti dei quotidiani esteri dopo il pareggio (meritato) con i campioni in carica, significativo è il declino del prestigio azzurro dal 2006 a oggi. L’enfasi posta sulla “sorpresa” di una Nazionale che non crolla sotto i colpi felpati delle Furie Rosse è la costante di ogni titolo. Eppure la difesa a tre di Prandelli ha funzionato bene, con De Rossi già paragonato a Baresi e nonostante un Bonucci non impeccabile. Balotelli ha fatto tutto benissimo prima che le squadre si allungassero, e l’aggancio di tacco “a scorpione” con cui è riuscito a tenere in campo un pallone che pareva (e sarebbe stato, per la maggioranza dei mortali) irrecuperabile riempirà le compilation Youtube. Con una Croazia decisamente più fisica e che giocherà con molte palle lunghe e alte è auspicabile il ritorno alla difesa a quattro, magari provando Abate al posto di uno spento Maggio.

Vero è che il calcio, come la storia, non si fa con i “se”, ma Del Bosque va ringraziato per aver inserito Torres e Navas soltanto in finale di partita. Da segnalare la figura meschina degli spagnoli, che se ne fregano di nazionalismi e regionalismi vari e si comportano esattamente come gli orgogliosi catalani blaugrana, lamentandosi a risultato (sfavorevole) acquisito della mancata inondazione del campo di gioco per favorire il calcio saponato di Iniesta, Xavi e compagni (e se proprio vogliamo dirla tutta, e fare i puntigliosi ad ogni costo, su Balotelli c’era rigore. Lapalissiano).

In Polonia-Grecia, partita inaugurale, si è vista una gara brutta, ravvivata soltanto dai rumorosi e appassionati tifosi casalinghi, dalla scioccante longevità dei nazionali greci (Karagounis sarebbe prossimo alla pensione anche in un paese come l’Italia; mancava soltanto Georgatos) e dalla stupefacente – ogni fischio di più – partigianeria dell’arbitro, che ha negato l’innegabile alla Grecia e concesso l’inconcedibile ai polacchi. Il risultato, almeno sul versante del web italiano, è stato un triste proliferare di trito umorismo sui temi “arbitraggio-Grecia-Germania-Merkel”. In ultima analisi di una noiosa partita che ha visto la conferma del solo Lewandowski come attaccante di razza, occorre far notare la povertà della rosa ellenica, orfana di Otto Rehhagel, riassumibile nella scelta pressoché obbligata di far partire titolare (o anche soltanto di convocare) uno come Samaras.

Nell’altro match del Girone A, i carriarmati russi hanno passeggiato sulle rovine della nazionale ceca, lontanissima dalla primavera di talenti di qualche anno fa, con i soli Cech, Rosicky e Baros rimasti a rappresentare un barlume di notorietà per il tifoso medio. Le quotazioni della Russia vincente all’Europeo, dopo il poker d’esordio e il tris rifilato in amichevole all’Italia, sono scese toccando, ieri, quota 10. Entusiasmi frenati dal pareggio contro la modesta Polonia, in una partita dal sapore amaro e post-bellico, sia per la presenza di un arbitro tedesco sia per gli scontri, inevitabili e tutto sommato, checché ne dicano gli ipocriti non-violenti di turno (quelli che difendevano Adem Ljajic per intenderci), comprensibili. Da segnalare l’apparente rinascita di Arshavin, già autore di tre assist, e il goal più bello della manifestazione fin’ora, firmato Blaszczykowski.

Poche righe per la vittoria della Germania sul Portogallo, meritata pur senza impressionare. Il vero interrogativo riguarda, ormai, l’attacco dei lusitani: è dai tempi di Eusebio che non viene prodotta una punta degna di nota. L’ultimo “grande” attaccante fu Pauleta, ma delle sue 47 reti in 88 partite, soltanto 4 vennero realizzate in un torneo ufficiale (e di queste 4, 3 furono segnate in una sola partita, contro la Polonia, al Mondiale 2002).

Post scriptum: ogni menzione su Francia e Inghilterra è stata volontariamente omessa, in segno di lutto per la pochezza calcistica (e, santo cielo, patriottica!) espressa dalle due squadre.

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