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10:32 domenica 4 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Uscire dalla bolla

Come fare in modo di non leggere e sentire solo ciò che conferma la nostra opinione? Qualche proposta nell’ultimo discorso di Obama.

19 Gennaio 2017

Martedì 10 gennaio 2017 Barack Obama ha tenuto a Chicago il suo farewell address, l’ultimo discorso da presidente degli Stati Uniti d’America. Di quella notte mi torna spesso in mente una frase dell’ormai ex presidente americano: «(..) come mi diceva mia madre, la realtà trova sempre un modo per raggiungerti». Obama stava accennando a una delle questioni più impellenti da indagare, ovvero la tendenza a ritirarci nelle nostre “bolle”, quegli spazi reali o virtuali dove siamo circondati da persone che condividono le nostre stesse prospettive politiche, e in generale le nostre stesse opinioni. Perché questo atteggiamento non è innocuo? Perché più si resta in questa condizione, più ci si abitua e si inizia ad accettare solo quell’insieme di informazioni che corrisponde alla nostra visione del mondo, azzerando le possibilità di metterla in discussione. Non ci si pone più nuove domande, si vanifica la possibilità di ampliare la nostra conoscenza e soprattutto si smette di fare affidamento sull’evidenza dei fatti, la realtà appunto, preferendo piuttosto la propria opinione costantemente confermata dall’ambiente circostante. Questi luoghi popolati da persone omologate sono particolarmente evidenti in rete, incentivati dalle dinamiche delle ricerche personalizzate e dagli algoritmi, su cui infatti le piattaforme stanno intervenendo.

Il pregiudizio di conferma e la lezione di Obama

Non è ovviamente soltanto colpa del mondo digitale se abbiamo la marcata attitudine a interagire con chi la pensa come noi: alla base di questo atteggiamento vi è infatti un meccanismo che guida le azioni umane in tutti i contesti e che è oggetto di studio della psicologia cognitiva. Si tratta del pregiudizio di conferma (confirmation bias), come spiegano Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini in Misinformation. Guida alla società dell’informazione e della credulità. Ecco ciò che porta l’essere umano a ricercare in maniera selettiva soltanto quelle nozioni utili ad avvalorare idee conformi alle proprie e a sminuire quelle in contrasto. L’uomo tende a confermare la propria visione del mondo perché inconsapevolmente si sente rassicurato, e metterla in discussione equivale a perdere dei punti di riferimento. Siamo di fronte a una valutazione tutt’altro che logica, nonostante l’uomo venga notoriamente definito un essere razionale.

Obama ha ricordato che la politica tuttavia è proprio una battaglia di idee differenti su come affrontare i problemi e di posizioni spesso antitetiche, quindi se non si esce dalla propria bolla lo scenario diventa deprimente. Se si persevera in atteggiamenti di questo tipo, dettati dal conformismo al proprio gruppo piuttosto che da una lettura critica e matura della realtà, qualsiasi forma di confronto diventa impossibile, il dibattito pubblico stesso improduttivo. Prendere consapevolezza del fenomeno è già un passo, ma Obama nel suo discorso è andato oltre, suggerendo delle strategie: accettare che esistano delle basi comuni di fatti, prendere in considerazione scienza e ragione, non precludersi la possibilità di accogliere nuove informazioni, ipotizzare che il nostro interlocutore possa dire qualcosa di condivisibile, ne rappresentano solo alcune. La strada non è facile, come abbiamo visto la tendenza a cercare conferme è connaturata nell’uomo.

President Obama Delivers Farewell Address In Chicago

I ponti da costruire

Paradossalmente, proprio in questa fase storica c’è bisogno di mediare e unire sotto aspetti differenti. La società è lacerata, non c’è chiarezza su chi si faccia realmente portavoce delle esigenze delle persone. Nella spasmodica ricerca di chi siano i buoni e chi i cattivi della politica, dell’economia e della finanza, dimentichiamo che il destino è comune. L’opinione pubblica pare parcellizzata per poi ricompattarsi in nome di messaggi accattivanti, in apparenza risolutori ma in sostanza poco lungimiranti. Prima di dividersi in bande è invece necessario creare ponti, e a farlo possono essere solo i corpi intermedi. Si pensi alle associazioni, ai gruppi di riferimento piccoli e grandi, ai partiti: non convince affatto chi parla della loro scarsa utilità, se le strutture appaiono obsolete vanno ripensate. Da una parte i territori e i circoli e dall’altra la rete possono coesistere, con i primi che usano la seconda per comunicare tra di loro e poi con la seconda che moltiplica il coinvolgimento anche di chi non può essere presente fisicamente. Partecipare però non significa solo presenziare ma soprattutto far sentire la propria voce, grazie ai feedback che con la velocità consentita da internet arrivano a destinazione. Con il riscontro dal basso un partito può formulare progressivamente il proprio programma, non basandosi sulle reazioni estemporanee degli utenti ma sul monitoraggio di ciò che accade sui territori.

Creatori di bolle

E a proposito di utenti urge soffermarsi su un punto cruciale. Già Gramsci sosteneva come non fosse possibile separare l’homo faber dall’homo sapiens. «Ogni uomo infine, all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un “filosofo”, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare». Ciascuno, infatti, in maniera inconsapevole filtra la realtà che lo circonda dandogli un senso, influenzando coloro con cui è in contatto giorno dopo giorno. Con la rete il fenomeno è ulteriormente amplificato. Le opinioni espresse in ufficio da un collega, al bar da un amico oppure dal vicino di casa possono condizionarci, ma pensiamo all’effetto delle condivisioni sui social, dei like a una pagina e ad altre dinamiche analoghe ripetute di continuo.

L’utente in questo tipo di comunicazione non è quindi un semplice user, non è nemmeno soltanto un soggetto che subisce passivamente tutto quello che scorre davanti ai propri occhi. Egli non è neanche solo un influencer inconsapevole, ma diventa un punto di riferimento. Già, perché ognuno ha un proprio gruppo di appartenenza, può trattarsi di persone frequentate in palestra, a un corso, in aule universitarie, dei colleghi, della cerchia di amici o dei parenti, ognuno ha un proprio pubblico su cui esercita influenza e da cui contemporaneamente riceve stimoli. Ciascuno può essere un punto nodale che trasmette idee, nozioni e può mettere a disposizione il proprio patrimonio di conoscenza ed esperienze al servizio della collettività. Abbandonare la parvenza di atomi isolati e diventare gangli; per farlo la condizione prodromica è l’ultima grande lezione di Obama: uscire dalle nostre bolle.

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