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10:44 sabato 3 gennaio 2026
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.

Musiche da campeggio

06 Maggio 2011

Perimetri di betulle e case di legno, giardini di carote e cavoli neri, impianti per ascoltare dupstep alternati a sessioni di apicoltura, e per i più spartani basta la roulotte, forse dall’acustica ingannevole, ma alcova ideale per rifugiarsi nei boschi. Spingersi ai confini della foresta per assorbire acustiche neutre anche quando la casetta di latta procura geloni e allergie da graminacee. Il camping come studio di registrazione ha la linea della vita molto lunga ma la capacità di rendersi ancora più intimisti-e forse fallire una volta usciti dal boschetto segreto- è un rischio che non riesce a tutti.

Chi ha paura del lupo? La maratona del caso è riuscita parecchio bene ai Timber Timbre, gruppo canadese che con Creep On Creepin’on, il loro quarto album appena uscito, ufficializza che il freddo fa bene al cervello. Loro che debuttano con un album registrato nel profondo Ontario, non si lasciano ammorbidire dalle provocazioni “urbanoidi” e continuano a immergersi in quelle foreste gotiche. Anche se per l’ultimo geniale lavoro hanno tentato di prendere il sole, l’angoscia di Demon Horst (pezzo culto) è la rappresentazione sonora di quello che è il leader della band, Taylor Kirk canadese doc, lupo che arriva ai margini della città e torna indietro.

Campeggiatore stagionale. Uno degli ultimi che si era chiuso nella roulotte di turno era stato Justin Vernon che aveva concepito un album nella quiete del Winsconsin: è servita la casetta di legno del padre, su tra le prime nevicate d’inverno per trovare il nome della sua band (con ispirazione francese), Bon Iver appunto. Molto romantico, al riparo da tentazioni di marketing Vernon ha la stazza e il giusto mutismo per starsene da solo nei boschi a comporre le varie Skinny Love. Poi però capita che nel bosco arrivino quelli di Twilight e lui compone per loro con il risultato che il ritiro ascetico nel profondo Nord America viene sbranato da Hollywood. Barba e camicione non sono serviti a salvare Justin che torna dal campeggio e va in città a collaborare con Kanye West. Per giugno però promette nuovo album dopo For Emma, Forever Ago. Altamente montano? Vediamo.

Verde Vittorio Veneto.  Lo definiscono giovane sciamano dell’arte (che è già un controsenso) ma un piede nelle sua musica lo continua a lasciare: per lavoro – l’arte appunto- e  per dedizione. Nico Vascellari si è rintanato nei boschi del suo Vittorio Veneto sia in passato che nel recente-presente, motivazione: mutismo performante cioè installazioni sonore da ricreare nella natura, in notturna, per suoni che poi nel contesto urbano fanno quasi paura. Prima di diventare lo sciamano dell’arte con mantello nero Vascellari ha suonato, parecchio, in una band limite, i Lago Morto, famosi per la session di live nei luoghi margine del Vittorio Veneto nel 2009, e a cui dedica il suo ultimo lavoro in mostra , dal 16 aprile al 19 giugno alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli.

Pendolare in alpeggio.  Lui ci è riuscito meglio di altri. Ad essere credibile come entrambe le cose: cioè essere musicista e contadino. Per questo motivo, cioè le sue piantagioni di ortaggi, Andrew Bird continua a fare il pendolare tra Chicago e Elizabeth, cittadina in collina nell’Illinois. Per suonare il glockenspiel Bird ha bisogno di quell’assetto da campagna che ogni tanto lo rende fin troppo bucolico. Facile metterlo nella categorie dei tirolesi in vacanza, quelli che si mettono glockenspiel sulle ginocchia e testa alta a guardare i monti (pochini dalla sua finestra) e giù note fiabesche. Alternare kit da guerrilla garden a violino e dischi irish folk (confessa poco la sua playlist di quando era giovane) gli fa bene ma per periodi brevi. Ad Andrew Bird fa molto bene essere pendolare, il rischio di too garden party (e non gli All Tomorrow Party, festival che tra le location cult ha anche villaggi nelle foreste) per lui è un po’ troppo alto.

Urban- camping. Seattle non è propriamente il luogo più verde del panorama Nord Americano ma per i Fleet Foxes il fatto che i boschi siano vicini è un (gran) bene: in uscita in questi giorni il loro secondo album Helplessness Blues, e giù ancora cori barocchi, gospelate in extremis per una band che dopo l’album di debutto omonimo del 2008 (la cover rinascimentale stile Paolo Uccello era già uno scorcio dell’alto tasso bucolico) aveva riportato sotto osservazione tutte le variazioni sul tema neo-folk. Ora, visto il corposo secondo album, siamo molto felici del fatto che la band guardi “ai boschi” ma rimanga in città, troppe le tentazioni araldiche sotto cui cederebbero (se già non l’hanno fatto) e i linguaggi sepolcrali che dovremmo subire ascoltandoli.

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