È già passato da Avignone, città del processo, da New York, da Londra e altri 12 Paesi. A New York, tra il pubblico c'era anche Pelicot.
Umberto Pizzi ha pubblicato parte del suo leggendario archivio fotografico sul suo sito personale, aperto e gratuito per tutti
È morto oggi, a 88 anni, uno dei più famosi fotografi della storia d'Italia, reporter di guerra, paparazzo gentiluomo e anima del Cafonal di Dagospia.
Negli anni Sessanta inseguiva Liz Taylor e Richard Burton per Roma a bordo di un maggiolino e ai divi di Hollywood dava del tu. Umberto Pizzi è morto oggi, 29 settembre. Era nato a Zagarolo, alle porte di Roma, il 7 ottobre 1937, e tra otto giorni avrebbe compiuto 89 anni. Prima di via Veneto era stato fotoreporter di guerra per la FAO in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, dove aveva fotografato anche i bambini soldato con il fucile in mano. Poi erano arrivati la Dolce Vita, il mestiere di paparazzo e le foto pubblicate su Time, People e il Sunday Express Magazine. Lo chiamavano il “paparazzo gentiluomo” perché per strappare uno scatto non cercava mai lo scontro fisico, al contrario dei suoi colleghi (primo tra tutti l’amico e Rino Barillari, famoso per le sue 170 serate finite con una visita al più vicino pronto soccorso).
Il suo nome però è rimasto legato soprattutto ai Cafonal (la rubrica fotografica di Dagospia che mostrava i vizi, l’ostentazione e la pacchianeria della classe dirigente e dello star system italiani). Negli anni Duemila, sul sito di Roberto D’Agostino, le sue foto delle feste e dei salotti romani hanno finito per coincidere con quella parola, e ne sono nati due libri, Cafonal e Ultracafonal. Un terzo, disse a Panorama quando lasciò il sito, sarebbe stato superfluo. Diceva che a quel punto un’epoca era finita, perché era «iniziata l’era della sobrietà montiana e l’incubo della Guardia di Finanza». Nella stessa intervista sosteneva che a fare il paparazzo, a Roma, erano rimasti in due, lui e suo fratello Mario. Si definiva un fotografo antropologo e il suo archivio in effetti va molto oltre i divi: scrittori, intellettuali, imprenditori, finanzieri, l’aristocrazia romana, la Prima Repubblica, la discesa in campo di Berlusconi.
Negli ultimi anni usciva ancora tutti i giorni in scooter, con la macchina fotografica al collo. Per il Fatto Quotidiano curava un portfolio settimanale con Fabrizio D’Esposito, sul quotidiano e sul mensile Millennium, e la rubrica video Pizzi e Merletti, e quest’anno Rai Cultura gli ha dedicato un documentario, Profumo di Pizzi, costruita sulle sue foto e sui suoi ricordi. Una parte del suo archivio (piccola ma preziosissima) la si può consultare gratuitamente sul suo sito. I nomi delle raccolte in cui ha riunito le fotografie sono quanto di più Umberto Pizzi ci sia. Riportiamo qui solo i nostri preferiti CENA DI NATALE A CASA DI MARIA ANGIOLILLO ROMA 2002, FESTA IN MASCHERA “LA MIA AFRICA” ORGANIZZATA DA MARILU’ GAETANI LOVATELLI ROMA 2005, I 18 ANNI DI ELISABETTA DE BALKANY – VENEZIA 1990. Questi sono quelli con il titolo lungo, poi ci sono quelli, pieni di vecchie fotografie, con il titolo cortissimo: MATRIMONI, REPORTAGE, MOSTRE, POLITICA. Infine, c’è una sola galleria che porta il nome della persona ritratta nelle foto: SILVIO BERLUSCONI, ovviamente.