Tutti soldi che verranno investiti nella ricostruzione della Striscia, ha giurato l'amministrazione americana.
Dopo che la Francia ha rifiutato di unirsi al Board of Peace per Gaza, Trump ha iniziato a tormentare pubblicamente Macron
Dalle minacce di dazi sullo champagne alla diffusione di messaggi privati, Trump sta "punendo" Macron per la decisione di non partecipare al suo progetto di ricostruzione di Gaza.
Il rifiuto della Francia di aderire al Board of Peace statunitense per la ricostruzione di Gaza (comprensibile, visto che l’iscrizione a questa specie di Country Club della geopolitica costa un miliardo di dollari) ha aperto un nuovo scontro diplomatico tra Washington e Parigi. Dopo il no di Emmanuel Macron all’iniziativa su Gaza e la decisione dello stesso di inviare dei soldati – pochissimi, in realtà – in Groenlandia, Donald Trump ha iniziato a prendere di mira pubblicamente il Presidente francese, accusandolo di incoerenza e mancanza di responsabilità. Un’accusa mossa via social, nello stile del Presidente statunitense, che ha pubblicato una chat privata con un messaggio di Macron che lo blandiva e provava a farlo ragionare con toni pacati, invitandolo a un ripensamento sulla questione groenlandese.
France24 riporta gli screenshot pubblicati dal Presidente statunitense, che fonti vicine a Macron hanno confermato essere autentici. «Siamo assolutamente d’accordo sulla Siria, in Iran possiamo fare grandi cose, non capisco cosa vuoi fare in Groenlandia», scrive Macron a Trump, prima di proporgli una riunione giovedì 22 gennaio «con gli ucraini, i danesi, i siriani e i russi» e il resto dei Paesi del G7 a Parigi, e poi una cena, sempre a Parigi, sempre giovedì, prima del ritorno di Trump a Washington. Non sappiamo come quest’ultimo abbiamo risposto alle proposte di Macron.

Non pago di aver messo in imbarazzo il collega, poche ore dopo Trump è tornato alle ormai consuete minacce economiche. Come riportato da Le Monde, il presidente Usa ha minacciato l’introduzione di dazi fino al 200 per cento su vino e champagne francesi, colpendo uno dei settori simbolo dell’export transalpino. Lo stesso Trump ha confermato che si tratta di una ritorsione diretta per il rifiuto di Parigi di partecipare al Board, scelta che viene letta da Washington non come una posizione politica legittima, ma come un affronto personale.
Da parte francese, la risposta è stata quella di un gelido silenzio diplomatico, condito da indiscrezioni che parlano di profonda irritazione da parte di Parigi. «Minacciare l’imposizione di dazi per influenzare la nostra politica estera è inaccettabile, oltre che inutile», ha dichiarato una fonte vicina a Macron a France24. Il Presidente francese è atteso oggi al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, con un’agenda già definita che non prevede incontri con Trump, atteso il giorno successivo.
Basteranno un centinaio di soldati a fermare le mire espansionistiche degli Stati Uniti d'America? Il rischio di scoprirlo presto, purtroppo, c'è.
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