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21:00 giovedì 15 ottobre 2026
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
ll Monte Bianco è diventato più alto ma questa non è una bella notizia come ci piacerebbe pensare In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
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La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.

Truman a casa Agnelli

In Truman Capote di George Plimpton (Garzanti), si ripercorre la vita dell'autore di Preghiere esaudite. E quindi, tra le altre cose, le vacanze in barca con gli Agnelli e il rapporto con Marella, non privo di rimproveri («ma è solo gossip, Truman!»).

13 Novembre 2014

Capote. Ancora. Il 2014 è ricco d’anniversari per l’amato autore di Preghiere esaudite: novant’anni dalla nascita, trenta dalla morte; e, appena uscito in italiano, lo storico Truman Capote di George Plimpton (Garzanti), fatto come una specie di Pinterest di altre voci e altre stanze, dove tutti parlano e ricordano lo scrittore a pezzetti e frammenti: vecchi amici, vicini di casa, scrittori, a partire da Monroeville, Alabama, luogo di partenza di tutti i traumi e demoni.

Però tante feste, anche, da subito: in partenza per New York, dove la madre si trasferisce col secondo marito cubano, lo scrittore decide di dare un party di addio – a sette anni – con intervento di animatori neri, scuotendo il genius loci segregazionista; subito arriva lo sceriffo a paventare interventi del Ku Klux Klan in recessione («lei lo sa com’è il Klan, è un bel pezzo che non hanno occasione di mobilitarsi, se non creano un po’ di parapiglia nessuno paga più le quote annuali»).

Mentre al cimiterino di Monroeville le date sulla lapide di Capote saranno sbagliate; così come è sbagliata la dicitura su quella di Faulkner («un problema endemico tra gli scrittori del Sud?», si chiede Plimpton), e mentre Harper Lee, amicona d’infanzia di Capote, con la storica diatriba su chi avesse davvero scritto Il buio oltre la siepe, si nega solitaria al grande giornalista culturale (fa dire a Plimpton d’essere a giocare a golf molto fuori città, invece è lì, rinchiusa in casa, a spiare gli inviati attendendo che se ne vadano, come certi milanesi che facevano imbucare cartoline dalle Maldive negli anni Ottanta, restando reclusi).

Fa dire a Plimpton d’essere a giocare a golf molto fuori città, invece è lì, rinchiusa in casa, a spiare gli inviati attendendo che se ne vadano, come certi milanesi che facevano imbucare cartoline dalle Maldive negli anni Ottanta, restando reclusi.

A New York, Truman bambino va tanto al cinema, con un’amica molto affezionata, a cui chiede pure di sposarlo. La mamma dello scrittore, forse tarda, confida che «dovrebbe tanto trovare una brava ragazza, vorrei tanto dei nipotini»; a scuola non è tanto bravo come poi vorrà far credere. Non è un bambino prodigio, come vorrebbe: è solo che dimostra sempre molti meno anni; «a sedici ne dimostra dieci; a venti, sedici; a trenta, diciotto». Già grande, a cena da una famosa patronessa a corto di invitati maschi, un maggiordomo apre la porta e non c’è nessuno. Poi china lo sguardo: «attendiamo a cena un ragazzino?». E un’ospite malevola: «per pareggiare il numero di maschi e femmine hanno fatto mettere in smoking un bambino!».

Poi l’assunzione come fattorino al New Yorker (con compito preciso di temperare le matite), in tempi pre-articolo 18 («un fattorino che guadagnava 13 dollari alla settimana ne chiese 14, e fu licenziato»), poi inviato a una conferenza di Robert Frost, ma allacciandosi una scarpa gli viene un colpo della strega e rimane piegato in due sulla sua poltroncina; il poeta pensa che stia dormendo; il poeta si infuria; il New Yorker licenzia Capote. Poi tante feste in questa casa nuova della mamma a Park Avenue, però molto su («era quasi in campagna»), col patrigno Joe Capote che per lavoro è inshits (fa il commerciante di lenzuola, sheets, ma è cubano e pronuncia come se sembrasse un’altra roba; e in effetti «era sempre nella merda»), e finirà poi a Sing-Sing, mentre loro continuano a far feste tipo zia Mame perché la signora Capote ha l’horror vacui modello Bovary.

Tante feste, anche, in un appartamento dell’amico Leo Lerman, al civico 1453 di Lexington Avenue («l’anno della caduta di Costantinopoli»), seduti per terra a bere vino scadente tipo Tavernello però con Marcel Duchamp, Maria Callas, Faulkner e Nureyev e Evelyn Waugh, e ogni tanto passa Marlene Dietrich ad accendere la stufa (Lerman è terrorizzato dai fiammiferi), e intanto Truman fa leggere e pubblica i suoi primi manoscritti che diventeranno poi Altre voci, altre stanze (1948).

Altre celebrazioni. Vent’anni dopo, dopo i successi di Colazione da Tiffany (1958) e A sangue freddo (1966), rieccolo invece a bordo del Sylvia, vascellone aspirazionale torinese, a far ginnastica al mattino con Gianni Agnelli. E qui siamo nel libro delle due Marelle (Ho coltivato il mio giardino, Adelphi); qui, soprattutto, in crociera, annotazioni d’autore per futuri articoli su Vogue, note su tutti gli ospiti, con precisione per lettrici americane avide di dettagli “su”: c’è un «Prince Adolfo Caracciolo» che è zio di Marella, un «charming tycoon from Washington D.C» che non si sa chi sia, e una giovane Allegra Caracciolo, figlia di Adolfo, ed è «una vera ninfa marina, sempre coi capelli bagnati, a qualunque ora». La ninfa marina poi sposerà Umberto, ed è la mamma di Andrea, presidente della Juve. A bordo c’è anche Kay Graham, storica editrice del Washington Post, in onore della quale Capote darà poi il famoso ballo in bianco e nero del 1966.

Capote dirà poi che ci si annoia un po’ con gli Agnelli (l’unica tappa interessante di queste crociere, a Venezia all’Harry’s Bar), ma questo nel libro delle due Marelle non c’è.

Capote ama molto poi una tappa in un’isola privata egea dei Niarchos, con tanti segni di consumo vistoso: c’è una flotta di «piccole al fresco Fiat», 126 o 127 spider modificate da spiaggia, due yacht di cui uno per gli ospiti, un eliporto da cui si può «raggiungere comodamente Atene in cinquanta minuti», un capanno sulla spiaggia perfettamente attrezzato con juke box e dischi per tutti i gusti, «da Bach alle Supremes». A bordo si mangia tanto («per colpa della pasta sono ingrassato due chili e mezzo»), e Capote fotografa anche Edoardo, figlio di Marella e Gianni che morirà poi suicida nel 2000, mentre pesca un polipo col marinaio Giorgio.

Capote dirà poi che ci si annoia un po’ con gli Agnelli (l’unica tappa interessante di queste crociere, a Venezia all’Harry’s Bar), ma questo nel libro delle due Marelle non c’è: non c’è nemmeno il famoso aneddoto dei meloni. «Da dove vengono questi meloni fantastici», dice lui per fare il gentile. E una dama americana molto informata su dinastie e 740: «Ma come, i Mellons sono di Pittsburgh».

Questo lo racconta invece Alberto Arbasino, nella fondamentale e perfida introduzione al Meridiano Capote (1999), dove all’autore verticalmente svantaggiato nulla viene risparmiato. Non la critica letteraria (tante energie spese per scrivere e descrivere non pittori e musicisti ma invece queste «sgallettate e stracciacule per cui il massimo sono Onassis e Tiffany»); tutti questi «grandi elaborati reportages su certi curiosi aspetti o fattacci della realtà americana o esotica» che finiscono poi in «smilzi prestigiosi volumetti presso gli editori di successo». E committenze astute ad uso di sartine, scrivendo ad alto valore aggiunto su Vogue, Harper’s Bazaar, Mademoiselle, mentre Saul Bellow e Mary McCarthy e Bernard Malamud si affannano nel frattempo sulla pensosa e illiquida Partisan Review.

E poi (gelosia canaglia?) la sudditanza alla famiglia torinese: qui Capote, chiamato «Genius» e utilizzato come «amuseur 24 ore» dalla dinastia della 127, viene a Roma dopo il successo di A sangue freddo, in vacanza all inclusive con la moglie del giudice del famoso processo per gli eccidi; lo scrittore e la giudicessa fanno i turisti (il Papa, lo zoo, il Colosseo), come oggi tanti americani sui pullman a due piani; e Marella li chiama «Trummy and Mummy». E poi, scherzi tremendi, già in Fratelli d’Italia: in ville italiane, si fa annunciare gravemente a un maggiordomo: «c’è donna Marella al telefono, dal Portogallo, presto», e lui di corsa attraversa infilate di saloni, e quando ansimante prende finalmente l’apparecchio, si riattacca.

Ma poi Marella, che in Preghiere Esaudite viene risparmiata e le va molto di lusso, rispetto ad altre dame transatlantiche di cui si sapranno delitti e porcate, in barca lo rimprovera torinesemente («ma è solo gossip, Truman!», come se la letteratura nascesse altrove). E però alla fine lei curiosamente si sceglie come destinazione finale quest’ultima villona a Marrakech, come si vede nel librone illustrato Adelphi, con palmizi e jacarande e cani berberi, da perfetta eroina capotiana.

Immagine in evidenza: Evening Standard/Getty Images.

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