Hype ↓
03:40 mercoledì 25 marzo 2026
Al primo concerto dei BTS dopo 4 anni di pausa si sono presentate “solo” 40 mila persone perché il concerto si poteva guardare anche su Netflix Per il grande ritorno della band era atteso un pubblico di almeno 260 mila persone. Evidentemente, anche il BTS Army, tra divano e stadio, sceglie il divano.
Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.
Un anno fa Grimes aveva detto che si sarebbe iscritta a LinkedIn e ora l’ha fatto davvero usando il suo vero nome, Claire Boucher Nello stesso posto pubblicato su X un anno fa aveva detto che avrebbe pubblicato tutta la sua nuova musica su LinkedIn.
Zuckerberg sta addestrando una AI a fare il Ceo di Meta perché secondo lui tutti i dipendenti Meta dovrebbe avere un assistente AI che sappia fare il lavoro al posto loro In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
Il nuovo film di Sean Baker è già uscito e si può vedere gratuitamente online Si intitola Sandiwara, è un cortometraggio ambientato a Penang, in Malesia, le protagoniste sono la premio Oscar Michelle Yeoh e la cucina malese.
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.

Trovare la pace in una chat privata

Slack è un'app concettualmente agli antipodi rispetto all'Internet della condivisione di Facebook e Twitter, e sta avendo un successo enorme. Perché?

28 Agosto 2015

Negli ultimi anni abbiamo iniziato a porci seriamente il problema degli effetti che quell’ecosistema che chiamiamo “Web” ha su noi stessi come società e come individui, a ogni livello. E così c’è stato chi si è chiesto se la Rete ci rende stupidi, chi ha indagato se ci rende o meno liberi. Ma un aspetto su cui forse non si è ancora riflettuto abbastanza è come l’architettura costitutiva dei social network ci ha reso dei personaggi pubblici. Scrivere un tweet su Twitter o un post su Facebook espone a un numero di interazioni teoricamente esponenziale, una risorsa intuitivamente positiva (non si contano le giuste lodi al ruolo dei social network nel catalizzare e facilitare le rivolte delle Primavere arabe del 2011, per fare un esempio ampiamente discusso), ma anche una potenziale fonte di rischi.

La viralità non è “buona” o “cattiva”, ma le conseguenze dell’avere un’identità pubblica esposta sono tangibili

La viralità non è necessariamente “buona” o “cattiva”, ma le conseguenze dell’avere un’identità pubblica costantemente esposta sono tangibili, e ormai parte integrante della nostra vita quotidiana: quanto spesso rispondiamo a quella peculiare urgenza di postare qualcosa sui nostri profili personali con l’autocensura, temendo che il pubblico che ci legge possa fraintendere il nostro post o usarlo per prendersela con noi, oppure che ciò che abbiamo in mente non sia abbastanza interessante? Quante volte quel pubblico ha frainteso per davvero? Trovarsi in apprensione per la propria identità online è una situazione comune a molti – basta un messaggio controverso, un troll particolarmente ostinato o un malinteso prolungato – e la reputazione sul web, una versione giocoforza deformata di quella offline, è di frequente un problema di cui tenere conto. Come lo scrittore Navneet Alang ha sostenuto in un recente pezzo uscito su New Republic, «ci stiamo lentamente abituando a questa nuova versione di identità pubblica, un sé che può essere replicato istantaneamente e globalmente con tutti i suoi difetti — ed è estenuante».

Alang, come altri, si dice stanco delle dinamiche che tramutano l’idillio del social network in una terra ansiogena di gogne mediatiche, timori di abusi declinati su scale di migliaia di utenti e onnipresenti malintesi. Per far fronte al problema senza abbandonare l’uso quotidiano del web (esiste ancora un web discorsivo e fatto di scambi reciproci e condivisione al di là di Facebook e Twitter?), l’autore scrive di aver iniziato a usare Slack, una piattaforma che offre un servizio professionale di chat per i team che lavorano insieme nelle aziende. La particolarità di Slack, che sembra una versione modernizzata del vecchio protocollo IRC, va ontologicamente in senso opposto rispetto ai servizi che hanno conquistato Internet: i gruppi di conversazione sono privati, e i messaggi inviati rimangono consultabili soltanto dagli utenti approvati dall’amministratore. Alang, che si è iscritto a una chat di scrittori e accademici, arriva a estremizzare il dilemma che gli sovviene ogniqualvolta vuole condividere qualcosa in due domande: “Voglio rischiare di subire l’ira di sconosciuti su Internet?” e “Voglio parlare con persone fighe e intelligenti che conosco?”.

Screenshot di una chat di Slack.
Screenshot di una chat di Slack.

Nel suo articolo, lo scrittore ammette che un certo grado di bilanciamento tra pubblico e privato nel cosiddetto social web esiste: possiamo limitare la privacy dei nostri post, scegliere chi bloccare, decidere chi leggerà cosa. Eppure, in maniera interessante, Alang individua nella «scala e popolarità dei nostri social network» un fattore che sta influenzando questo equilibrio, portandoci a limare di continuo il confine tra pubblicabile e impubblicabile. Le sue tesi sono facilmente attaccabili e, in parte, aperte a una serie di smentite – per parlare con amici più stretti, parenti e conoscenti intimi esistono già dozzine di altri mezzi, come e più privati di Slack, e l’intrinseco valore di Internet non è proprio permetterci di trovare qualcosa di meritevole in quel mare di «sconosciuti»? – ma è difficile non vederci anche il segnale di un trend in atto: Slack, lanciato nel febbraio 2014, a giugno di quest’anno aveva già superato il milione di utenti attivi giornalmente, quattro mesi dopo aver sfiorato i tre miliardi di dollari di valore commerciale. «Siccome il web è diventato così pubblico, enorme e travolgente, è ormai necessario ritirarsi e cercare i legami fondamentali nella quiete del privato», conclude Alang.

La particolarità di Slack va ontologicamente in senso opposto rispetto ai servizi che hanno conquistato Internet

Com’è possibile che un’applicazione usata in ambito lavorativo abbia avuto un successo così marcato e rapido? Semplice: gli utenti di Slack non lo usano per lavoro, o non soltanto. Il magazine Fast Company qualche mese fa chiedeva a Todd Kennedy, trentasettenne manager di una startup di software, perché avesse deciso di spostare le conversazioni tra lui e sua moglie Julie su un’interfaccia che usa quotidianamente al lavoro. La risposta è stata la più immediata che possa venire in mente: «Ce l’ho sul telefono, ce l’ho sull’iPad, ed è sempre aperto». Questa facilità d’uso, al pari di un recente aggiornamento di Slack che permette ai suoi utenti di partecipare a chat diverse durante la stessa sessione e della capillarità della diffusione aziendale del software hanno reso semplice il suo sconfinamento osmotico nella vita privata.

Oggi la comunità – o, per meglio dire, le community, al plurale – di Slack sono composte in parti uguali da professionisti di ogni settore, persone comuni intente a scambiare messaggi coi propri cari e appassionati riuniti da un interesse comune. Passando in rassegna i gruppi inseriti su Chit Chats, un sito che li raccoglie e mette in vetrina, si notano Slack dedicati agli amanti del campeggio, alla condivisione di case e appartamenti, alle «Women in Technology». Si tratta di insiemi chiusi, permeati da un’aura di esclusività e sollevati dall’ansia di postare il contenuto giusto al momento giusto. Curtis Herbert, admin di un gruppo di sviluppatori di iOs di base a Filadelfia, ha sottolineato a Fast Company come, dove su Twitter e Facebook «senti che ciò che stai postando deve avere un significato […], con Slack butterai giù qualcosa come se stessi parlando a qualcuno al bar».

Contrariamente alle prerogative del mezzo, esiste addirittura un gruppo di incontri che chiede soltanto di inserire tramite un form la propria età e provenienza e attendere la conferma della propria iscrizione. Slack ha un’interfaccia pulita e user-friendly: ci sono le menzioni e le stelline con funzione di segnalibro che mi sembra di aver già visto altrove, un archivio di messaggi con funzione di ricerca e il pratico tasto per passare da un canale all’altro. Sul mio neonato gruppo creato per l’occasione tuttavia, ahimè, non c’è ancora nessuno online, e per ora l’anti-social network pare soltanto una brughiera mesta e desolata. L’unica chat a cui riesco ad accedere in questo web fatto di enclosures, per ora, è una di amanti delle chitarre, ma non ho mai suonato uno strumento in vita mia.

Nell’immagine in evidenza: Due persone fanno yoga all’interno di un’installazione del festival della scultura Sculptures By the Sea. Sydney, 23 ottobre 2014 (Cameron Spencer/Getty Images)
Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero